Ecco perché è necessario salvare Alitalia (di nuovo)

Alitalia fino ad ora ci è costata molto meno del salvataggio delle banche. E spendiamo milioni di euro all'anno per finanziare perfino le low cost. Gli hub aeroportuali ci servono, e una compagnia di bandiera ci serve

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FILIPPO MONTEFORTE / AFP

27 Aprile Apr 2017 1247 27 aprile 2017 27 Aprile 2017 - 12:47
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Si fa presto a dire buttiamo a mare Alitalia, carrozzone dei carrozzoni, residuato bellico dell’era funesta delle partecipazioni statali, imbottito di rendite parassitarie in ogni suo meandro. Si fa presto, e in fondo che male c’è? In Italia falliscono 390 imprese al giorno: che sarà mai una di più? Perché piloti, assistenti e personale di terra dovrebbero essere così diversi da un bancario o da un tornitore?

Si fa presto a dirlo, per l’appunto. E allora prima pensiamoci su due minuti. 7,4 miliardi di euro. Partiamo da qui: dal denaro che lo Stato ha dovuto versare per mantenere in vita Alitalia tra il 1974 e il 2014. Tanti? Sì, più o meno 246 milioni ogni anno. Ma anche no, se consideriamo che solo per salvare il Monte dei Paschi di Siena, il governo ha da poco messo sul tavolo circa 20 miliardi.

Bella forza, direte voi. Un conto è una banca, un conto è una compagnia aerea. Vero. Ma è vero anche che ogni anno, in Italia, vengono sganciati 40 milioni di euro di contributi pubblici alle compagnie low cost (leggi: Ryanair), dirette concorrenti della nostra compagnia di bandiera, sottoforma di accordi di gestione con gli enti di gestione (pubblici) degli aeroporti. E che compagnie celebrate come Turkish Airlines mettono seimila dollari su ogni aereo che decolla da e vero il Paese.

Avere una compagnia di bandiera è di fatto necessario per avere sul proprio territorio un hub aeroportuale. E avere un hub aeroportuale, nella globalizzazione, vuol dire avere un’arma in più per competere, per attrarre visitatori, consumatori, investimenti, soprattutto per un Paese come il nostro, in cui la domanda estera tiene in piedi la manifattura e il solo turismo vale il 6% del prodotto interno lordo

Assistenzialismo? Autolesionismo? Insomma. Portare un vettore low cost nel proprio territorio può essere un investimento perché porta indotto turistico. Così come del resto finanziare una compagnia di bandiera affinché aumenti i vettori e le rotte che portino turisti e investimenti. Perché avere una compagnia di bandiera è di fatto necessario per avere sul proprio territorio un hub aeroportuale. E avere un hub aeroportuale, nella globalizzazione, vuol dire avere un’arma in più per competere, per attrarre visitatori, consumatori, investimenti, soprattutto per un Paese come il nostro, in cui la domanda estera tiene in piedi la manifattura e il solo turismo vale il 6% del prodotto interno lordo. Per dire, Fiumicino ha appena costruito un nuovo molo che aggiungerà altri sei milioni di passeggeri ai 40 attuali, con un masterplan che mira a raddoppiarli in trent’anni. Certo, ormai l'aeroporto romano vive una vita propria rispetto ad Alitalia, che pesa ormai solo il 30% sul totale degli slot, ma non c'è hub al mondo, tranne forse Zurigo, che è tale senza una compagnia di bandiera di riferimento. Può anche non essere Alitalia, certo, ma se lo fosse, sarebbe tutto molto più semplice.

Possiamo discutere sinché vogliamo dell’opportunità di finanziare qualsivoglia attività di mercato - l’Unione Europea proibisce gli aiuti di Stato, peraltro - ma è indubbio che non ci si trova di fronte, semplicemente, a una crisi occupazione come può essere quella di un qualsiasi stabilimento industriale. Così fosse, probabilmente, la partita sarebbe già bella che risolta, probabilmente attraverso il paventato accordo con Lufthansa di cui si parla in queste ore, col suo fagotto di 9mila esuberi circa, con annesso ammortizzatore sociale deluxe pagato con le tasse sui biglietti aerei.

Rassegnandosi all'idea che un'impresa in Italia possa solo essere gestita male, e che non esistano manager in grado di risanare la situazione, non facciamo un gran servizio al nostro futuro. Buttare a mare Alitalia - tra l'altro a quanto pare nemmeno Lufthansa la vuole - non farà giustizia di nessun privilegio, né sistemerà magicamente i nostri conti pubblici. Semplicemente, renderà ancora un po’ più difficile la nostra competizione internazionale. Del resto, non abbiamo più o quasi acciaierie, i marchi migliori del made in Italy sono già quasi tutti volati altrove, la grande distribuzione globale è una chimera ormai svanita e di unicorn dell’economia digitale, Yoox a parte, non c’è nemmeno l’ombra. Cosa volete che sia una compagnia aerea in più o in meno, per un Paese in declino? Appunto.

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