«Le botteghe digitali? Sono il futuro del made in Italy»

Parla Alberto Staccione, direttore generale di Banca Ifis, che lancia la seconda edizione del suo programma di accelerazione digitale delle piccole imprese: «Agli artigiani manca cultura d’impresa, non idee. Industria 4.0? Sarebbe anche per i piccoli, ma non riescono ad accedere ai fondi»

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28 Aprile Apr 2017 1556 28 aprile 2017 28 Aprile 2017 - 15:56
Tendenze Online

«Stiamo provando a dare una cultura digitale alle imprese del Made in Italy». No, non è il titolare di un acceleratore d'impresa, che parla. E nemmeno il presidente di un’associazione di rappresentanza o di qualche studio di consulenza. Strano, ma vero, è una banca. Banca Ifis, per la precisione, una delle più irrituali realtà del credito italiano, non fosse altro per raccolta, impieghi e utili, che crescono come se il 2008 non ci fosse mai stato. Ma anche - anzi, soprattutto - per un approccio estremamente innovativo all'attività bancaria: zero sportelli, sconto fatture come viatico per garantire liquidità di breve periodo e tanta, tantissima attenzione alla crescita digitale delle imprese, soprattutto di quelle piccole che sono, come osserva Alberto Staccione, direttore generale dell'istituto , il «vero viatico per una nuova crescita sistemica della nostra economia, altrimenti impossibile».

È anche per questo che nel 2016 è nata un’iniziativa, per certi versi unica nel suo genere, denominata Botteghe Digitali, un progetto nato dall’incontro di Ifis con Stefano Micelli (Ca’ Foscari) e Giorgio Soffiato (Marketing Arena). Di fatto, un percorso di trasformazione digitale che la banca promuove ed attua nel contesto di una realtà che ha prodotto ed attitudine - ma non competenze e capitali - per poter affrontare il salto. Un percorso che, dopo il successo dello scorso anno, sarà replicato anche nel 2017, con il più che raddoppio delle botteghe inserite in questo percorso di formazione/accelerazione.

Partiamo dall'inizio, dottor Staccione. Perché una banca decide di investire in un progetto come Botteghe Digitali? Questo non dovrebbe essere il lavoro di incubatori e acceleratori d'impresa?
Nella nostra attività quotidiana di credito ci troviamo spesso di fronte ad aziende, in particolare piccole e micro-imprese, o addirittura ditte individuali, che hanno un’ottima attività di prodotto/servizio, che di fatto è il nostro asset migliore come sistema Paese. Un asset però che spesso non riesce a essere supportato adeguatamente per scelte sbagliate dell’impresa in altri ambiti.

Quali ambiti?
I più disparati, dalla contabilità al marketing. Diciamo che, in generale, manca la cultura d'impresa. Un conto è saper fare bene un mestiere, un altro è fare impresa. È così che ci siamo chiesti come poter fare anche cultura d'impresa.

E da dove siete partiti?
Dall’approccio diretto. Dicendo all’imprenditore in modo chiaro perché siamo costretti a dire di “no” e quali sono gli elementi negativi dell’impresa che non ci consentono di concedere credito, in modo che l’imprenditore abbia consapevolezza dei problemi da gestire e cosa fare.

Ha funzionato?
Sì, ma è un processo che non serve se non all'impresa in questione. A noi interessava anche riuscire a creare qualcosa che riuscisse in termini più ampi e diffusi per far crescere nell'artigiano, in quanti più artigiani possibili, la consapevolezza che oltre a saper fare, serva una cultura d'impresa di base. Per questo nasce Botteghe Digitali; non per i pochi protagonisti diretti ma per estrarre conoscenza e consapevolezza, da riversare a tutto il settore. A questo serve in particolare la piattaforma web denominata DET - Digital Enterprise Transformation all’interno del sito ufficiale di Botteghe Digitali: abbiamo messo a disposizione di tutti gli artigiani – non solo dei 10 protagonisti – le competenze e il know-how dei professionisti che lavorano ogni giorno con le botteghe digitali, per contaminare quante più imprese possibili.

«Col digitale si allargano i mercati, cambia il modo in cui promuovi il prodotto, la sua logistica, il suo posizionamento»

E perché tra tutti i modi in cui potevate declinare questo tema avete scelto quello del digitale?
Perché è quello che ti consente di allargarti, di sopravvivere e magari pure di prosperare nella globalizzazione. Col digitale si allargano i mercati, cambia il modo in cui promuovi il prodotto, la sua logistica, il suo posizionamento.

Ha funzionato, lo scorso anno? Che bilancio fa della prima edizione?
Direi di sì. Le botteghe che abbiamo accompagnato durante la scorsa edizione hanno imparato a mettersi sul mercato in una maniera diversa.

Un paio di esempi?
LeFrac, una piccola realtà che fa accessori moda in feltro, si è buttata sul visual photoshooting e ha un profilo Instagram seguito, da vera maison di moda. Occhialeria Artigiana ha un blog sull’occhialeria – il primo in Italia – che celebra una delle eccellenze del Paese. È stato tutto innescato da Botteghe Digitali, ma hanno fatto loro, prima affiancati dai coach e poi in autonomia. Hanno imparato in fretta.

E voi, cos'avete imparato?
Ci siamo accorti dell'opportunità di scalare su una dimensione o una fase dell'azienda più avanzata. Nella prima edizione ci interessava il piccolo negozio, la bottega. Quest'anno, per poter avere un effetto più ampio e affrontare tematiche di utilità più diffusa, abbiamo alzato l'asticella di qualche tacca, per avere imprese un po' più grandi. I partecipanti di quest'anno sono più dimensionati e maturi. Oltre ad aver allargato il numero delle realtà partecipanti, dando al progetto una dimensione raddoppiata, da 4 a 10 protagonisti. E poi sono realtà con titolari molto più giovani: ci sono molti ragazzi sotto i trent'anni, con tanta voglia di fare impresa.

«Quando si parla di piccole e microimprese non si può prescindere dalla capacità dell'imprenditore e dimenticarsi che il credito non può prescindere dai bilanci ma si dà alle persone»

Cattiveria: vi state accaparrando la clientela migliore...
Falso. La selezione dei partecipanti non avviene nell’ambito della nostra clientela. E non implica il fatto che lo diventino. Delle quattro imprese che hanno partecipato lo scorso anno a Botteghe Digitali nessuna è diventata cliente della banca. Li seguiamo vicino nella loro evoluzione. Restiamo in contatto per seguire come va. Ma ognuno è artefice del proprio destino.

E allora come impatterà questo progetto sui prodotti e sulla strategia futura della banca?
In realtà questo progetto parte da una sensibilità molto forte della banca verso quel mondo d'impresa, senza avere necessariamente un impatto sui prodotti o sulla strategia. È un mondo che si basa sull'elemento umano, sulla capacità dell'imprenditore, e molto meno su numeri e rating. Lavorare con queste imprese è la conferma di un approccio che la banca conosce bene: quando si parla di piccole e microimprese non si può prescindere dalla capacità dell'imprenditore e dimenticarsi che il credito non può prescindere dai bilanci ma si dà alle persone.

Qualcuno pensa che dovrebbe essere la politica a porre queste questioni, non una banca...
Credo che la politica, con il Piano Industria 4.0, abbia fatto un’azione politica anche per le “botteghe digitali”, perché garantisce risorse anche per loro. Semmai è il problema è un altro.

Quale?
La mancanza di conoscenza e la cultura d’impresa, specialmente digitale, più che gli strumenti. Le normative e gli strumenti sono aperti. Ma per poter accedere occorrono conoscenze, competenze e cultura che microimprenditori e ditte individuali non hanno o non sanno spesso raggiungere. Quindi più che uno sforzo di strumenti, andrebbe fatto uno sforzo di consapevolezza e cultura, per spiegare cosa e come si può fare. Noi ci stiamo provando.

Botteghe Digitali è il progetto di Banca IFIS dedicato al Made in Italy 4.0

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