Le verità che dovremmo dirci sui migranti, invece di sparare scemenze a caso

Mare Nostrum era meglio di Triton e allontanarsi dalle coste libiche ha prodotto solamente più caos e più morti. Ecco i punti da cui bisognerebbe partire, per cercare di affrontare il dramma del Canale di Sicilia. Invece di abbandonarsi a farlocche teorie del complotto per guadagnare applausi e voti

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28 Aprile Apr 2017 1125 28 aprile 2017 28 Aprile 2017 - 11:25

2500 euro a persona, con l’aggiunta di 100 euro per acqua e sardine, 200 euro per una coperta e 300 euro per poter fare una telefonata con apparecchio satellitare. Questo costa una traversata del mare di Sicilia ai migranti centroafricani che si imbarcano dai porti libici. Circa 3000 euro per raggiungere l’Europa, o la morte. Dobbiamo imprimercele bene nella zucca, queste cifre. Perché, come ogni prezzo, sono la misura del valore che ognuno dei 330mila che hanno provato ad attraversare il canale di Sicilia nel 2016 attribuisce a un suo piede che tocca il suolo europeo. È a questa realtà che noi dobbiamo, con pragmatismo e buon senso, far fronte. E va detto, con altrettanto pragmatismo e altrettanto buon senso, che non la stiamo affrontando bene.

Dovremmo dirci, ad esempio, che Mare Nostrum era meglio di Triton. Perché ci metteva più soldi, 9 milioni e spicci contro 3 e spicci ogni mese. Perché aveva sia finalità umanitarie, sia finalità di contrasto agli scafisti - in un anno ne furono arrestati oltre 500. Perché con Mare Nostrum, con buona pace di chi l’ha sempre osteggiato, erano meno gli sbarchi, meno i naufragi e meno le partenze.

Dovremmo dirci anche che è stato un colossale errore allontanare il presidio delle acque internazionali dalle coste libiche, così come ha fatto Triton. Ed è stato un errore sospendere le operazioni di search & rescue, di fatto lasciando questo onere alle organizzazioni non governative. Che oggi, di fatto, raccolgono quasi la metà dei migranti che arrivano sulle spiagge di Lampedusa o siciliane. “Raccolta”, ci si perdoni il termine, che avviene sovente entro le dodici miglia delle acque libiche.

Dovremmo dirci pure che questa strategia di search & rescue fai da te non ha fatto né diminuire le partenze, né tantomeno gli sbarchi - 24mila dall’inizio dell’anno. E neppure i naufragi, 3771 nel 2016, 602 nei primi quattro mesi del 2017, quelli di mare freddo in cui in teoria non dovrebbero partire gommoni e zattere. Perché con buona pace delle Ong, questo mestiere andrebbe lasciato fare a chi lo sa fare. Contatti radio con gli scafisti o meno.

Dovremmo dirci, ad esempio, che Mare Nostrum era meglio di Triton. Perché ci metteva più soldi. Perché aveva sia finalità umanitarie, sia finalità di contrasto agli scafisti - in un anno ne furono arrestati oltre 500. Perché con Mare Nostrum, con buona pace di chi l’ha sempre osteggiato, erano meno gli sbarchi, meno in naufragi e meno le partenze

E già che ci siamo, di fronte a queste cifre, dovremmo pure dirci che adombrare oscure trame tra le Ong del mare e gli scafisti - senza fornire alcuna prova, ovviamente - per scaricare sui “buonisti di sinistra” il fallimento totale di Triton e dell’agenzia Frontex che l’ha promosso, ha il solo risultato di rendere ancora più difficile il tentativo di trovare qualsivoglia soluzione al problema.

Così come dovremmo dirci che è patetico e vergognoso che questi temi - questa disperazione, questi morti, se preferite - siano strumentalizzati da pubblici ministeri in cerca di popolarità e da forze politiche in vista delle prossime elezioni, senza fornire alcuno straccio di alternativa, se non blaterando di accordi bilaterali coi Paesi di partenza - con chi, di grazia, in Libia? - o di respingimenti a suon di cannonate, come avviene in Spagna, come se noi avessimo il muro di Ceuta e un presidio extraterritoriale a disposizione.

Forse dovremmo dirci questo, soprattutto: che non abbiamo lo stomaco abbastanza forte per veder affondare decine di persone al giorno senza far nulla. Che non abbiamo strumenti, forza, volontà politica, coraggio per affrontare con serie politiche di integrazione un’emergenza migratoria millenaria come quella che stiamo vivendo. Che preferiamo chiudere gli occhi e trovare un complotto da smascherare, o una bacchetta magica con cui dipanare magicamente la matassa, o una soluzione semplice semplice per nascondere sotto il tappeto la nostra impotenza, la nostra incapacità. E già che ci siamo, pure la realtà.

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