La nuova sfida di Renzi: combattere l’ideologia del capitombolo sociale

Liberare l’Italia dalle sue paure: questo è il senso della nuova sfida renziana, dopo le primarie che l’hanno incoronato di nuovo a leader del Partito Democratico. Può farlo solo aprendo all’Europa, all’innovazione, alla globalizzazione, sfidando Lega e Cinque Stelle. Altrimenti non c'è scampo

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EMMANUEL DUNAND / AFP

1 Maggio Mag 2017 0837 01 maggio 2017 1 Maggio 2017 - 08:37

Il Censis la chiama paura del capitombolo sociale. Il terrore, cioè, di scivolare verso il basso, di perdere il benessere attuale, di impoverirsi. Ne soffre, stando ai dati raccolti dal centro di ricerca guidato da Giuseppe De Rita, il 67% degli italiani. Allo stesso modo, l’84% delle persone ritiene che un’ascesa verso l’alto sia impossibile, o quasi. In entrambe le rilevazioni, i giovani sono la classe d’età più impaurita e sfiduciata.

Vera o presunta che sia, questa percezione della realtà è il peggior nemico dell’Italia. Perché chi ha paura di scivolare verso il basso e ritiene l’ascesa impossibile non rischia nulla. Semmai si costruisce barriere e reti di protezione: è impressionante leggere, ad esempio, che la quantità di denaro liquido pronto all’uso che gli italiani stanno accumulando sotto il materasso sia crescita, dal 2007 a oggi, di 133 miliardi di euro. Una quantità pari al triplo del Pil di un Paese comunitario come la Croazia. Ecco, per l’appunto, immaginate dove saremmo se negli ultimi dieci anni avessimo investito quei 133 miliardi. Se non fossimo vittime di questa paralizzante paura collettiva.

Il fallimento della prima sfida renziana, culminata nell’ecatombe del 4 dicembre, quando sei italiani su dieci hanno detto No alla sua riforma costituzionale, sta tutto qua. Nella sua incapacità di liberare l’Italia dalle sue paure, dal suo non essere stato in grado di contrapporsi e di arginare una narrazione secondo cui la modernità - sia essa rappresentata dal tecnocrate europeo, dal migrante economico, dall’operaio cinese o dal robot - è qualcosa da cui non possiamo trarre alcun beneficio. Dopo mille giorni di governo Renzi quella narrazione è egemone, ben oltre i dati elettorali del Movimento Cinque Stelle, della Lega Nord o di Fratelli d’Italia.

Il fallimento della prima sfida renziana, culminata nell’ecatombe del 4 dicembre, quando sei italiani su dieci hanno detto No alla sua riforma costituzionale, sta tutto qua. Nella sua incapacità di liberare l’Italia dalle sue paure, dal suo non essere stato in grado di contrapporsi e di arginare una narrazione secondo cui la modernità è qualcosa da cui non possiamo trarre alcun beneficio

La seconda sfida renziana, quella che inizia oggi con la larghissima vittoria alle primarie per la segreteria del Partito Democratico, deve necessariamente partire da qua. Dall’idea che per sconfiggere i populisti si debba sconfiggere innanzitutto la loro narrazione e la psicosi del capitombolo sociale. Usare le loro armi per raccattare qualche voto, perché il senso comune è contro l’Europa, contro gli immigrati, contro l’innovazione, non porterà a nulla, al contrario. Non porterà consenso politico, perché l’originale è molto meglio della copia, né aiuterà l’Italia a liberarsi dalle sue paure.

Se Matteo Renzi riuscirà a incarnare questa alternativa - che al momento nessuno presidia - raccontando come e perché scommettere su una nuova integrazione europea possa essere viatico per un futuro migliore del recente passato, come e perché la spesa pubblica si possa ridurre e migliorare con l’innovazione digitale, come e perché gli stranieri possano essere una risorsa demografica e sociale, come e perché valga la pena di investire tempo, risorse e competenze in Italia - soprattutto se si è giovani - avrà già fatto metà dell’opera.

Se non ce la farà, prigioniero dei suoi fantasmi, delle sue rivalse, della sua brama di tornare a piacere alla gente e di dominare la scena politica, non sarà solamente sconfitto una seconda volta. Sarà quello che ha dato il colpo di grazia al Paese che avrebbe voluto - potuto, dovuto - salvare. Ci pensi bene.

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