Su le spese, giù gli investimenti: se non cresciamo è colpa di scelte sbagliate (non dell’Euro)

Paradossi di bilancio: l’Europa non vuole concederci nuova flessibilità perché investiamo troppo poco i soldi che prendiamo a debito. Il bello è che ha ragione da vendere. Che di cose da fare ce ne sarebbero tante. E che la nostra economia potrebbe davvero ripartire

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Filippo Alfero / AFP

2 Maggio Mag 2017 1115 02 maggio 2017 2 Maggio 2017 - 11:15
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Notizia sfuggita tra le maglie dell’attualità che forse vale la pena di riproporre. Sapete perché la Commissione Europea nicchia a concederci la flessibilità che abbiamo richiesto? Risposta: perché investiamo troppo poco nel sostenere la nostra economia. Può sembrare paradossale, ma nemmeno troppo: Bruxelles, per concederci di spendere un po’ di più del previsto, ci chiede in sostanza di tagliare un po’ di spesa corrente e di aumentare gli investimenti a sostegno della nostra economia.

Il brutto è che noi continuiamo a fare il contrario, da almeno cinque anni: la spesa corrente cresce, gli investimenti calano. È l’Istat a certificarlo, nella sua analisi del bilancio dello Stato: tra il 2015 e il 2016, gli investimenti fissi lordi sono calati di altri 1,7 miliardi passando dai 36,95 del 2015 ai 35,29 del 2016.

Colpa dell’austerità cattiva? No, per nulla. Come scrive Giuliano Balestreri su Business Insider, dal 1995 al 2015 la spesa complessiva, compresa di interessi passivi sul debito pubblico, è aumentata da 510 a 827 miliardi di euro. E quella per interessi - grazie all’Euro - è scesa di 43 miliardi. Ergo, spazio per investire ce ne sarebbe, a bizzeffe. E infrastrutture alle quali mettere mano, dalla banda larga, al trasporto ferroviario pendolare sino alla riqualificazione energetica di tutti gli edifici pubblici o alla ristrutturazione degli edifici scolastici fatiscenti, pure. Niente o quasi, invece, nonostante ce lo chieda pure l’Europa, che nel frattempo ci ha messo pure il moltiplicatore - misero, ma buttalo via - del piano Juncker.

Dal 1995 al 2015 la spesa complessiva, compresa di interessi passivi sul debito pubblico, è aumentata da 510 a 827 miliardi di euro. E quella per interessi - grazie all’Euro - è scesa di 43 miliardi. Ergo, spazio per investire ce ne sarebbe, a bizzeffe. E infrastrutture alle quali mettere mano, dalla banda larga, al trasporto ferroviario pendolare sino alla riqualificazione energetica di tutti gli edifici pubblici o alla ristrutturazione degli edifici scolastici fatiscenti, pure

Il rimpianto è che se si fosse fatta un po’ di revisione della spesa (corrente), risorse per aumentare gli investimenti pubblici ce ne sarebbero state. E probabilmente, oltre ad avere un po’ di flessibilità in più, avremmo pure un volano in grado di sostenere un Paese che morde il freno e non vede l’ora di ripartire, come testimoniano l’indice Pmi di Markit - quello che misura lo stato di salute del manifatturiero - che è ai massimi da sei anni, e una fiducia delle imprese che ha superato addirittura i valori del 2007 (anche, va detto, grazie al piano Industria 4.0 del governo).

Miracoli dello storytelling, invece oggi si parla di un Paese in declino per colpa dell’Euro e dei tagli alla spesa. Cosa non si fa per nascondere gli errori sotto al tappeto.

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