Il futuro? Saremo tutti single e felici (almeno dicono)

La vita di coppia ormai è un retaggio obsoleto del passato. Già nel presente vivono in mezzo a svantaggi e disagi: lontano dal centro, più isolati, senza vita sociale. Il single invece se la gode alla grande. O è solo apparenza?

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BEHROUZ MEHRI / AFP

4 Maggio Mag 2017 0818 04 maggio 2017 4 Maggio 2017 - 08:18

Alcuni hanno riso, altri sono rimasti a disagio. La strana iniziativa del parrucchiere napoletano che ha deciso di sposare se stesso perché, dice, “non amerà mai nessuno più di lui”, ha fatto molto scalpore. I giornali ne hanno parlato, i social hanno commentato e, infine, si è scomodato con tanto di rubrica perfino il neo-solferiniano Massimo Gramellini. “La scelta di quest’uomo”, dice il celebre corsivista “ci ricorda che il sano amore di sé rimane la premessa indispensabile di ogni amore ricambiato”. Può darsi. Presa da un altro punto di vista, la scelta di quell’uomo ci ricorda che il mondo è sempre più pieno di single che non hanno la minima intenzione di accasarsi. Anche perché, come si dimostra qui, le città sono sempre più costruite a sua immagine e somiglianza.

I toni entusiasti della ricercatrice della University of California rivelano alcune cosucce interessanti. Quella del parrucchiere napoletano è stata la scelta giusta: prima di tutto, essere single è meglio perché non permette di non vivere in periferia. Finora, scrive, “le comunità [americane] si sono organizzate in gruppi di famiglie nucleari in case suburbane, ma ci sono alcuni segnali che dimostrano quanto questo modello non funzioni così bene”. Ma va: le case sono “troppo isolate” e comunque “i nuclei familiari non riescono a creare amicizie con i vicini”. Aumentando il disagio e il senso di solitudine.

Chi fa da sé, invece, può permettersi casette e appartamenti più centrali. Hanno una tendenza più marcata a creare legami con i vicini e a mantenere quelli con amici e parenti lontani (anche grazie alla tecnologia). “Partecipano a un numero più alto di gruppi cittadini, eventi pubblici, corsi di arte e musica, escono di più a cena”. Insomma, tutti i rimedi (disperati) dei single cittadini, desiderosi di incontrare e conoscere altre persone, vengono spacciati come consapevoli scelte di svago e arricchimento civile e culturale.

Ma non solo. È probabile che un single si dedichi al volontariato più di una persona coniugata. Che si dedichi agli altri, che viva più a lungo e abbia una vita più variegata. Per loro la vita è un continuo investimento che rende: “Persone che hanno un portafoglio di relazioni diversificate”, scrive, “tendono a essere più soddisfatti”. Come se i rapporti umani fossero azioni. Per contrasto, “l’isolamento delle coppie che vivono insieme o si sposano li rende più vulnerabili a condizioni di salute mentale più precarie”. Se ti sposi, insomma, diventi scemo.

Ma non solo: “I single sviluppano opinioni più solide e incontrano più momenti di crescita e sviluppo personale rispetto alle persone sposate”. C’è da chiedersi come facciano i ricercatori a misurare i “momenti di crescita” in modo preciso, ma tant’è. Che poi le opinioni siano più solide appare ovvio, dal momento che il single non ha nessuno che, a torto o a ragione, lo costringe a vedere le cose da una prospettiva diversa.

La vita in città, insomma, è sempre più costruita attorno a loro: nascono nuove forme di legami, come “le coppie che si amano ma vivono separate”, il “cohousing”, nuova parola inglese che traduce il vecchio vivere con altri inquilini, pratica assai diffusa al tempo dell’università, o – per i genitori single – anche la possibilità di condividere idee, case ed esperienze con altri genitori single grazie ad alcune app studiate apposta per farli conoscere. Non serve più né amore né complicità. Se sei single, basta la singletudine e la voglia di essere smart. Per questo poi, c’è gente che si sposa da sola.

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