Dossier Hamer, un’inchiesta dolorosa sulle false cure per i tumori

Il libro di Ilario D’Amato è frutto di un lavoro lungo dieci anni. Raccoglie le storie di chi ha abbandonato le terapie tradizionali sperando di guarire dal cancro senza medicine. Non è una novità: dal nocciolo d’albicocca al bicarbonato di sodio, le cure “miracolose” e antiscientifiche abbondano

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5 Maggio Mag 2017 1037 05 maggio 2017 5 Maggio 2017 - 10:37

Eleonora aveva diciotto anni. Quando si è ammalata di leucemia ha cercato invano di curarsi seguendo le teorie del metodo Hamer. Poteva guarire, raccontano oggi i medici. Se solo avesse seguito le terapie tradizionali. E invece, insieme ai genitori, ha deciso di rinunciare alla chemioterapia. È morta nel giro di tre mesi. Negli ultimi mesi la sua storia ha colpito l’opinione pubblica italiana, riaprendo le polemiche sulle teorie hameriane e i tanti malati che ancora oggi, per disperazione, si affidano all’ex dottore tedesco radiato dall’ordine dei medici. La sua storia è raccontata in un libro appena pubblicato da Mondadori: “Dossier Hamer, inchiesta su una tragica promessa di cura contro il cancro”. Il risultato di un lavoro lungo dieci anni. Il giornalista Ilario D’Amato ripercorre la tragica storia «di alcuni malati che hanno seguito le sue teorie, morti tra atroci dolori eppure convinti di essere sulla via della guarigione». L’autore raccoglie le testimonianze dei familiari, ricorda le vicende di quanti sono arrivati a negare la realtà e si sono affidati alle cure di Hamer. «E il dolore che ho raccolto - racconta D'Amato - mi perseguita ancora».

La storia, anzitutto. Dopo la tragica morte del figlio, il dottor Ryke Geerd Hamer sviluppa una personale teoria sulle malattie oncologiche. Si convince che i tumori sono una reazione naturale, niente affatto negativa. La causa del cancro sono i conflitti che innescano una fisiologica reazione di difesa nel corpo. Per guarire, dunque, è sufficiente risolvere i propri traumi psicologici. Non servono terapie o farmaci, basta la forza della razionalità. Le idee prendono la forma di una disciplina: la nuova medicina germanica. Una teoria che invita i malati a evitare le cure della medicina tradizionale. La chemio e la radioterapia sono considerate pratiche tanto inutili quanto nocive. E così la morfina, solitamente usata per lenire i dolori dei malati. Un metodo basato su premesse non scientifiche che negli anni si diffonderà in Europa e in America, provocando la morte di numerosi pazienti.

Negli anni Sessanta in Italia si è diffuso il siero di Bonifacio. «Un infuso a base di feci di capra, che secondo il suo inventore aveva la capacità di curare i tumori». È più recente il metodo Di Bella. Senza dimenticare le teorie che ancora oggi assicurano di sconfiggere il cancro con il bicarbonato di sodio. La realtà è diversa. Oggi nel nostro Paese ci sono almeno 3 milioni i pazienti. Ogni anno in Italia si ammalano di tumore 360mila persone. Nonostante tutto, i progressi della ricerca sono notevoli

«È un libro avvincente come un giallo - e drammatico purtroppo - ma documentato in ogni dettaglio». Così ha scritto sul Corriere della Sera il professor Giuseppe Remuzzi, coordinatore delle attività di ricerca della sede di Bergamo dell’Istituto Mario Negri. Una recensione che è anche un atto di denuncia contro l’ennesima falsa cura per il cancro. «Quanti sono i morti in Italia, curati da Hamer e dai seguaci delle sue teorie certe volte persino per telefono, che si facevano pagare e anche tanto? Non lo so, non lo sa nessuno. Il libro di Ilario D’Amato racconta con impressionante precisione le storie di molti di loro, morti per niente. (…) Un po’ perché chi controlla l’informazione non ha presente, non sempre per lo meno, che in medicina non ci si improvvisa. E progressi nella cura dei tumori vengono da piccoli passi fatti giorno dopo giorno da gente che lavora tanto e di solito promette poco o niente».

D’Amico ha scoperto queste storie dieci anni fa, quasi per caso. Si è imbattuto in un forum in Rete, ha raccolto i commenti di tanti estimatori del metodo Hamer. Ha letto i racconti di chi assicurava di aver provato sulla propria pelle la nuova medicina germanica e di essere davvero guarito. Le confidenze di quanti - nel libro sono raccontati diversi casi clinici - hanno deciso di abbandonare le terapie ufficiali per fidarsi delle teorie hameriane. «La storia personale dell’ex medico tedesco piaceva, tutti ci volevano credere - ricorda l’autore - In rete se ne faceva quasi un’agiografia». Anche se molto spesso dietro tanto entusiasmo c’è solo l’angoscia per una diagnosi inaspettata. «Perché è molto facile suggestionare una persona fragile, in un momento drammatico come la malattia oncologica». Non a caso parte del ricavato del libro "Dossier Hamer” viene devoluta alla Cancer research Uk e Macmillan, una charity che supporta i malati oncologici.

Il giornalista Ilario D’Amato ripercorre la tragica storia «di alcuni malati che hanno seguito le teorie di Hamer, morti tra atroci dolori eppure convinti di essere sulla via della guarigione». L’autore raccoglie le testimonianze dei familiari, ricorda le vicende di quanti sono arrivati a negare la realtà. «E il dolore che ho raccolto - racconta - mi perseguita ancora»

Il tema non è nuovo, purtroppo. Sono numerose le cure “miracolose” spuntate negli anni. E mai nessuna è riuscita a confermare le proprie ambiziose promesse. «Quando ero in America, all’inizio della mia carriera, facevano molto discutere le terapie del dottor Contreras, che in una clinica di Tijuana curava i malati di cancro con un estratto del nocciolo dell’albicocca», ha ricordato poche sere fa il professor Francesco Cognetti, direttore del dipartimento oncologia medica dell’Istituto nazionale Regina Elena, intervenuto a Roma a una presentazione di Dossier Hamer. «Sosteneva che la vitamina B17 contenuta nel frutto fosse un potente anticancerogeno». Negli anni Sessanta in Italia si è diffuso il siero di Bonifacio. «Un infuso a base di feci di capra, che secondo il suo inventore aveva la capacità di curare i tumori». È più recente il metodo Di Bella, che Cognetti ha conosciuto personalmente avendo partecipato alla commissione che condusse le sperimentazioni sulla terapia. Senza dimenticare le teorie che ancora oggi assicurano di sconfiggere il cancro con il bicarbonato di sodio. La realtà è diversa. Oggi nel nostro Paese ci sono almeno 3 milioni i pazienti. Ogni anno in Italia si ammalano 360mila persone. E non tutti sopravvivono. Nonostante tutto, i progressi della ricerca sono notevoli. Di tumore si muore ancora, certo. «Ma come ho sempre detto ai miei pazienti, la parola cancro non deve fare più paura» ha raccontato Melania Rizzoli, medico chirurgo ed ex parlamentare, anche lei presente all’iniziativa. «Perché è diventata una malattia curabile».

Il problema principale risiede nella conoscenza del fenomeno. La mancanza di informazioni spesso rende tutto più drammatico. «Il 49 per cento degli italiani a cui viene diagnosticato un cancro - spiega Mauro Boldrini, direttore comunicazione dell’associazione italiana di oncologia medica - ancora oggi crede di trovarsi davanti a una malattia incurabile. E davanti a questa malattia è portato a cercare tutto ciò che è alternativo alle cure tradizionali». Spesso senza verificare le fonti. «Nel 97 per cento dei casi c’è sempre un parente che cerca informazioni in Rete. Dove si trova tutto e il contrario di tutto. Un esempio? Solo in Italia si stima che esistano 18mila siti che si occupano di salute. Anche se 17.900 sono considerati spazzatura. E questo è il motivo per cui terapie come il metodo Hamer hanno tanto successo». A volte basta imbattersi in un forum o un sito sbagliato. Non sono rari i casi di pazienti che potrebbero guarire, seguendo le terapie tradizionali, e invece abbandonano le cure per affidarsi a teorie alternative. «Ricordo il caso di una donna americana», racconta D’Amato. «Nel suo blog racconta come si è curata da un tumore seguendo le teorie della nuova medicina germanica. La pagina non è più aggiornata dal 2008. Ho fatto una ricerca e ho scoperto il motivo: nel frattempo è morta. Online, però, resta la testimonianza della sua guarigione».

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