Samp-URSS: occhio alla perestrojka

Come l'amichevole calcistica tra i blucerchiati e la nazionale che rappresentava l'Unione Sovietica del 1990 ebbe il potere di affondare per sempre il blocco socialista

Perestr
5 Maggio Mag 2017 0800 05 maggio 2017 5 Maggio 2017 - 08:00

Graffito per graffito, metro per metro, centimetro per centimetro. Il piccone colpisce il muro di Berlino e rincula, investendo l’improvvisato abbattitore con una forza insostenibile per il suo fisico da bevitore. La scena, comica ed eroica, inutile e grottesca al contempo, viene trasmessa da ogni telegiornale, acquisendo la stessa valenza simbolica del giovane cinese davanti al carro armato in piazza Tienanmen: la DDR arranca sotto i colpi dell’ondata riformatrice che si sta diffondendo nell’Europa dell’est; Honecker fugge senza dare il bacio d’addio a quel che rimane della potenza brezneviana; i caprioli tornano in campagna, consegnando la terra di nessuno tra i due lati del muro alla civiltà capitalistica.

Circa un anno dopo il mondiale italiano, il putsch di agosto rappresenterà per tutti la fine dell’Unione Sovietica: il fallimento del golpe consegnerà il potere nelle mani di Eltsin rimarcando che, dagli anni Ottanta in poi, dalle crisi politiche si esce sempre e solo con un carpiato destrorso. La catena di questi eventi appare ineluttabile: una sequenza che porta su di sé il marchio del declino politico e sportivo di un intero mondo.

Circa sei mesi dopo, la nazionale sovietica guidata dal colonnello Lobanovskij viene eliminata dal Mondiale di Italia ’90 al termine della fase a gironi. Sarà la sua ultima partecipazione a una competizione ufficiale: nel 1992, nell’Europeo giocato nella socialdemocratica Svezia e vinto dall’altrettanto socialdemocratica Danimarca di Peter Schmeichel e Brian Laudrup, sarà sostituita dalla selezione della Comunità di Stati Indipendenti (CSI). Una resa senza orgoglio. Circa un anno dopo il mondiale italiano, il putsch di agosto rappresenterà per tutti la fine dell’Unione Sovietica: il fallimento del golpe consegnerà il potere nelle mani di Eltsin rimarcando che, dagli anni Ottanta in poi, dalle crisi politiche si esce sempre e solo con un carpiato destrorso. La catena di questi eventi appare ineluttabile: una sequenza che porta su di sé il marchio del declino politico e sportivo di un intero mondo. Una linea di macroeventi che non può tenere conto dei tentativi di dare vita ad altre narrazioni, ad altri momenti di storia virtuale destinati a rimanere tali, ovvero incompiuti. Tra questi tentativi di emendare ciò che non è emendabile, di tessere relazioni quando ormai è troppo tardi, va considerata anche un’amichevole agostana. Data: 18 agosto 1990, dieci mesi dopo la caduta del muro, un anno prima del putsch. Luogo: Genova. Partita: Sampdoria-URSS.


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