Martin Ford: «L’innovazione? Toglierà lavoro ai medici, non agli operai»

La profezia del celebre imprenditore e futurologo della Silicon Valley: «Le grandi aziende californiane stanno investendo nell’intelligenza artificiale e nell’apprendimento delle macchine e i progressi sono velocissimi. Il reddito di cittadinanza? Nel breve è l’unica soluzione»

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6 Maggio Mag 2017 0830 06 maggio 2017 6 Maggio 2017 - 08:30
Osservatorio Non Food 2017

«La tecnologia ha sempre migliorato la vita delle persone? Questa volta è diverso». Martin Ford è il primo autore al mondo ad aver scritto e provato a dimostrare che, nel 2009, che lo sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale renderà obsoleta una larga parte del lavoro umano. Lights in the tunnel, si chiamava quel libro e da quel momento quello che era un piccolo imprenditore della Silicon Valley è diventato soprattutto un futurologo - futurist, dicono in America, dove evidentemente non conoscono Marinetti. Rise of robots, si chiama il suo secondo libro, appena pubblicato in Italia da Il Saggiatore col titolo “Il futuro senza lavoro”. Un libro la cui tesi, per l’appunto, è che la rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo vada osservata e soprattutto gestita con approccio e strumenti nuovi. E soprattutto, che il lieto fine non è scontato né garantito.

Come mai non lo è, Ford? La nascita dei trattori ha trasformato gli agricoltori in operai, la nascita delle automobili ha reso autisti i cocchieri. Perché questa volta dovrebbe essere diverso?
Perché è già diverso da decenni, senza che nessuno se che ce ne accorgessimo.

Spieghi meglio
Basta osservare l’andamento della produttività e dei salari negli Stati Uniti d’America negli ultimi cinquant’anni. Fino al 1970, più o meno, sono andati di pari passo. Cresceva la produttività totale dei fattori, crescevano i salari. Da lì in poi, invece, le due curve hanno cominciato a seguire traiettorie differenti: la produttività è continuata a crescere, i salari sono rimasti al palo.

E come mai?
L’automazione, molto banalmente, sta facendo calare il valore dei lavoratori perché li sta rimpiazzando. Se oggi ce ne stiamo accorgendo è perché sta diventando un processo enorme, che sfugge a ogni controllo.

In che senso sta sfuggendo a ogni controllo?
Perché le macchine stanno incominciando a pensare. Certo, ormai manipolano qualunque cosa, ma è nella loro testa che sta succedendo qualcosa di grosso.

Immaginiamo avrà delle prove, per dirlo…
Basta seguire le tracce dei soldi. La prossima grande innovazione su cui Apple, Google e Microsoft e molte altre realtà della Silicon Valley stanno concentrando sforzi e investimenti è lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, in particolare quello che viene chiamato deep learning. Per di più, stanno facendosi una concorrenza spietata. Conosci il progetto AlphaGo?

No.
C’è questo gioco cinese che si chiama Go ed è più antico e complesso degli scacchi. Google, attraverso una sua società che si chiama Deep MInd ha investito in una macchina in grado di imparare a giocare a Go e batterne il campione mondiale. Nel settembre del 2016 ci sono riusciti. Non solo: c’è pure Ibm che con Watson ha in mano macchina che sa riconoscere una malattia, come ad esempio un tumore, due volte meglio di un medico. Solo un tre o quattro anni fa tutto questo sarebbe stata fantascienza. La capacità di calcolo e di apprendimento delle macchine sta accelerando esponenzialmente.

È una buona o una cattiva notizia?
Dipende da noi. Il progresso è una cosa grandiosa per l’umanità. La tecnologia pure. Non ha senso fermare il progresso. Ma dobbiamo capire che tutto questo progresso, tutte queste tecnologie stanno avendo - e avranno sempre più - un impatto tremendo sulla nostra società. Dobbiamo preoccuparci che tutto questo non lasci troppe persone indietro.

Perché dovrebbero?
Faccio un esempio: quando sono arrivato in Silicon Valley facevo software per Microsoft Windows, roba per ingegneri. Nel mio piccolo, c’era lavoro per un po’ di gente. Chi impacchettava il cd-rom, chi lo spediva ai clienti. Quei lavori sono scomparsi nel giro di pochissimo tempo. La distribuzione ora è digitali o addirittura nel cloud. L’accelerazione da allora è stata sempre più veloce, ed è arrivata a un punto tale che non ci muoviamo talmente forte che nemmeno ci rendiamo conto di quanto arriveranno presto alcune innovazioni che oggi ci sembrano lontane. Il giorno in cui i camion si guideranno da soli, si perderanno un sacco di lavori in tutto il mondo. E fosse solo quello: il cambiamento arriverà ovunque e tutto assieme. L’impatto sarà enorme.

«Il progresso è una cosa grandiosa per l’umanità. La tecnologia pure. Non ha senso fermare il progresso. Ma dobbiamo capire che tutto questo progresso, tutte queste tecnologie stanno avendo - e avranno sempre più - un impatto tremendo sulla nostra società. Dobbiamo preoccuparci che tutto questo non lasci troppe persone indietro»

Proviamo a dirla in un altro modo: crescerà la produttività, nasceranno nuovi lavori. L’innovazione genera innovazione…
Parliamone, della produttività. Davanti hai due strade: o ti sbarazzi di tutti i lavoratori che hai e automatizzi tutto, per avere il massimo di produttività e output a un prezzo che sbaraglia la concorrenza. Ma siccome devi in qualche modo far sì che qualcuno compri quel che hai prodotto e forse questa strada non ti conviene. E allora, seconda strada, aumenti l’automazione e la produttività, ma solo un po’. In quel caso la produttività è minore, ma tu come impresa guadagni di più. In alcuni casi spingere verso la massima produttività semplicemente non conviene, nemmeno alle imprese. Crea deflazione e disoccupazione e per loro non è un bene.

Però i fondi stanno finanziando a piene mani queste realtà che automatizzano tutto e che bruciano posti di lavoro in nome della disintermediazione. Sono dei pazzi autolesionisti?
No, non credo che i fondi che finanziano queste iniziative siano miopi. È gente che guarda ai guadagni di breve periodo. Ognuno di loro fa quel che è giusto per sé. L’impatto complessivo che questa somma di azioni corrette ha sul sistema può anche essere sbagliato, ma nessuno ha intenzione di correggerlo, se nel breve periodo ti fa fare un sacco di soldi. Quindi proseguirà.

«Ibm, con Watson, ha in mano macchina che sa riconoscere una malattia, come ad esempio un tumore, due volte meglio di un medico. Solo un tre o quattro anni fa tutto questo sarebbe stata fantascienza. La capacità di calcolo e di apprendimento delle macchine sta accelerando esponenzialmente»

Quindi andremo avanti fino a un futuro senza lavoro?
Senza forse no, ma sicuramente ce ne sarà di meno Ovunque. Da noi saranno i colletti bianchi, i cervelli, a essere maggiormente minacciati. In Cina i colletti blu, gli operai, i manovali. La Cina, peraltro, è il Paese che più sta automatizzando le sue fabbriche. Il modo in cui i paesi si sono sviluppati è facendo fabbriche davano lavoro ha decine di migliaia di persone. Adesso - ad esempio in Africa - sarà molto più dura. Andrà trovato un modo per rendere queste persone comunque ricche.

Il reddito di cittadinanza può essere uno di questi sistemi?
A molta gente come Martin Luther King il reddito di cittadinanza piaceva perché redistribuiva mentre altri come Milton Friedman perché permetteva di tagliare un sacco di assistenza.

Per lei cos’è?
Dal mio punto di vista, usarlo per tagliare il welfare è assurdo.

Trump andrà in quella direzione?
Trump? Ho la brutta sensazione che ci sta facendo perdere tempo. Obama aveva le idee chiare. Lui è piuttosto ignorante riguardo a ciò che sta succedendo in Silicon Valley e all’impatto che tutto questo ha sul lavoro. Pensa alla concorrenza cinese quando il problema ce l’ha in casa.

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