Ha vinto Macron, ha perso Le Pen, ma la politica francese è cambiata per sempre

È nato un nuovo bipolarismo, in Francia, quello tra l’icona dell’apertura e dell’integrazione europea e la madrina di una protesta anti-establishment. Entrambi vogliono andare oltre destra e sinistra. La nuova rivoluzione francese contagerà l’Europa?

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Eric FEFERBERG / AFP

8 Maggio Mag 2017 0725 08 maggio 2017 8 Maggio 2017 - 07:25

È la stretta di mano (metaforica) tra i due sfidanti alle presidenziali la traccia da seguire per capire che cosa è successo in Francia, e perché il voto dei francesi è così importante per l'Europa, per noi tutti. Marine Le Pen ha duramente perso (33,9%), e un minuto dopo il primo exit poll è già al telefono con Emmanuel Macron per congratularsi e ammettere la sconfitta. Emmanuel Macron ha vinto, in misura assai superiore alle previsioni (66%), e la prima frase del suo discorso in piazza del Louvre è per la sua avversaria, alla quale rivolge «un saluto repubblicano», esprimendo «rispetto» per chi l'ha votata.

Non è solo fair play. È la consapevolezza che nelle urne di questa tornata elettorale è nato un nuovo bipolarismo, che scavalca con un unico balzo tutti gli assetti precedenti. Macron è la nuova icona dei socialisti delusi dai loro leader, ma anche dei gollisti stremati dagli scandali, dei liberali stufi di marginalità, persino di una fetta della sinistra estremista che ha in odio la xenofobia e la politica dei muri. La signora Le Pen ottiene un risultato inferiore alle attese ma è potenzialmente il punto di riferimento di un'area anti-establishment assai più larga del suo elettorato tradizionale: tra il primo turno e il secondo ha “recuperato” 17 punti, rompendo con tutta evidenza il “cordone sanitario” che nel 2002 aveva isolato suo padre facendogli guadagnare appena l'1 per cento nella sfida a due con Chirac

Nelle urne di questa tornata elettorale è nato un nuovo bipolarismo, che scavalca con un unico balzo tutti gli assetti precedenti. Macron è la nuova icona dei socialisti delusi, dei gollisti stremati, dei liberali stufi di marginalità, persino di una fetta della sinistrache ha in odio la xenofobia e la politica dei muri. La signora Le Pen è il nuovo punto di riferimento di un'area anti-establishment assai più larga del suo elettorato tradizionale

Fino a queste elezioni, la Francia risultava una delle democrazie più stabili (e noiose) d'Europa, povera di avvenimenti e di turbolenze. Se si esclude l'avventura di Nicolas Sarkozy, mai il brivido di un outsider, mai un imprevisto, una scossa, bensì un'alternanza al potere regolare come un metronomo di personaggi carismatici, talvolta eccellenti, tutti selezionati senza sbalzi dalla macchina della destra gollista e della sinistra socialista. Ora, all'improvviso, anche Parigi assaggia quella che potremmo chiamare la “democrazia dell'incertezza”. Nessun risultato scontato. Nessuna previsione sicura. Le cancellerie europee tirano un sospiro di sollievo per la vittoria di Macron, ma se al primo turno, invece del giovanissimo leader di En Marche!, fosse “passato” Francois Fillon - facciamo finta che lo scandalo che l’ha colpito all’inizio della campagna elettorale non sia mai esistito - il risultato sarebbe stato lo stesso? Forse no. Forse ieri avremmo visto Marine esultare in una piazza parigina al canto della Marsigliese.

Così, non stupisce che entrambi i duellanti, dopo i risultati, abbiano dedicato i primi commenti al reciproco riconoscimento. Sono entrambi figli della stessa tempesta, e ne sono consapevoli. Liquidatori e al tempo stesso eredi di galassie politiche che si sono dissolte e stanno ricomponendosi in modo inedito e trasversale. Hanno pochissimo tempo per tracciarne i confini, le elezioni legislative sono fissate per l'11 giugno. En Marche, il partito di Macron dovrà capitalizzare le speranze che ha acceso il suo leader drenando gli elettorati gollisti e socialisti in nome di una nuova era di ottimismo. Il Front National ha un problema analogo: rendersi “votabile” oltre i suoi tradizionali confini, calamitando lo scontento di destra e di sinistra, e infatti Marine Le Pen ha già annunciato a sua trasformazione in un rassemblement più vasto, con un'altra denominazione e un altro simbolo.

Se entrambe le operazioni avranno successo, si sarà compiuta in poco più di due mesi una totale trasformazione della politica francese, che spaventa e al tempo stesso affascina per la rapidità con cui la Storia si è mossa, ha azzerato il vecchio e tirato fuori cose nuove. Anche per questo è straniante il coro di entusiasmi che si ascolta in Italia dai partiti tradizionali, tutti innamorati di questa svolta francese, tutti fan di Macron, tutti “Je suis Macron”, in una sorta di esorcismo collettivo contro lo spettro che la democrazia dell'incertezza ha portato in tutta politica continentale: aprire le urne e trovarci dentro i destini dei Fillon, degli Hamon, degli Hollande, una improvvisa e inaspettata irrilevanza.

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