Lavoro

Ce lo chiede l’Europa: e ora anche i militari potrebbero avere un sindacato

Davanti al ricorso di un brigadiere della Guardia di finanza, il Consiglio di Stato ha rimandato gli atti alla Corte costituzionale, che ora dovrà decidere se il divieto di costituire un sindacato militare è costituzionale o no

Carabinieri
9 Maggio Mag 2017 1400 09 maggio 2017 9 Maggio 2017 - 14:00

Ora la palla passa alla Corte costituzionale. A chiamare in causa la Consulta, che dovrà decidere sul diritto dei militari ad avere un sindacato, è stata la quarta sezione del Consiglio di Stato dopo l’esame del ricorso presentato da un brigadiere della Guardia di finanza. Il finanziere Francesco Solinas ha chiesto di costituire un vero e proprio sindacato, ma la legge italiana e il codice militare negano questa possibilità ai componenti delle forze armate (esercito, marina, aeronautica, carabinieri e finanza).

Secondo il ricorrente, gli organismi di rappresentanza militare previsti dalla legge avrebbero «natura profondamente gerarchizzata» e non sarebbero autonomi. Ecco la necessità per il militare di creare una sigla sindacale. Ma in Italia un decreto legislativo del 2010 (numero 66) vieta espressamente ai militari di costituirsi in associazioni professionali a carattere sindacale o di aderire ad altre associazioni sindacali. Tant’è che il Tar del Lazio aveva già respinto il ricorso presentato da Solinas e dall’associazione Assodipro, in prima fila per i diritti sindacali dei militari.

Ma in secondo grado il Consiglio di Stato ora ha rimandato la questione alla Corte costituzionale. Perché il decreto del 2010 sarebbe in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo che – come ha spiegato la Corte europea dei diritti dell’uomo in due sentenze del 2014 – riconosce, anche se con possibili restrizioni nel caso dei militari, il diritto di tutti alla libertà sindacale. Se, dunque, è legittimo per gli Stati prevedere per i militari restrizioni dell’esercizio dei diritti sindacali, secondo la Corte di Strasburgo queste restrizioni non devono privare i militari e i loro sindacati «del diritto generale alla libertà di associazione per la difesa dei loro interessi professionali e morali».

La Convenzione europea dei diritti dell’uomo – come ha spiegato la Corte europea dei diritti dell’uomo in due sentenze del 2014 – riconosce, anche se con possibili restrizioni nel caso dei militari, il diritto di tutti alla libertà sindacale

Davanti al contrasto tra norma italiana e quella internazionale, il Consiglio di Stato ha rimesso gli atti alla Corte costituzionale. La questione di legittimità va posta, si legge nell’ordinanza, considerato che esiste una «palese ed insanabile contrarietà» tra le norme europee e quella nazionale.

«La richiesta di strumenti di rappresentanza vera, la concessione di diritti, sono necessari affinché i cittadini in uniforme, donne e uomini al servizio del Paese, possano essere integrati completamente ed effettivamente nella società e non come cittadini di serie B, pagando una presunta specificità militare che diventa negatività su diritti e porta all’isolamento», scrive Salvatore Rullo, presidente di Assodipro.

In Europa esistono già una trentina di associazioni e sindacati militari. Dopo le sentenze della Corte europea, in Francia nel 2015 è stata già approvata una legge che permette ai militari di aderire ad associazioni professionali, le cosiddette Apnm, Associations Professionnelles Nationales Militaires.

La palla ora passa quindi alla Corte Costituzionale. La Consulta nel 1999 affermò che il divieto sancito per i militari di «costituire associazioni professionali a carattere sindacale» non fosse anticostituzionale. Ma ora i giudici costituzionali dovranno tener conto delle pronunce di Strasburgo del 2014. E anche i militari italiani, forse, potranno avere i propri sindacalisti.

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