I debiti delle famiglie sono il prossimo grande problema dell’Italia

I crediti deteriorati sono più che raddoppiati dal 2010 a oggi e il debito medio di ogni famiglia è oggi di circa 2000 euro, in crescita. Forse è già il momento di occuparcene, per evitare di finire come con le banche, salvate quando erano già morte

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JOHN MOORE / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

9 Maggio Mag 2017 1055 09 maggio 2017 9 Maggio 2017 - 10:55
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Chiameteli come volete: Npl, non performing loans, crediti deteriorati. Nei fatti, molto più prosaicamente, si tratta dei prestiti che le banche hanno concesso ai loro clienti e che questi ultimi hanno smesso di restituire. Sono più che raddoppiati, in questi ultimi sette anni, passando dai 145,7 miliardi del 2010 a 324,3 miliardi di fine 2016. E hanno creato i loro bei grattacapi alle banche, che si sono trovate a dover svalutare crediti su crediti nei loro bilanci. Finendo, come nel caso del Monte dei Paschi di Siena, ma anche in quello delle banche venete o in quello di Banca Etruria e delle sue sorelle, con le gambe all’aria.

Se tanto si è parlato dei creditori (le banche) - buon ultima Report, lunedì 8 maggio scorso, molto meno si è detto dei debitori: poche grandi realtà con importi molto importanti, ma anche tante, tantissime piccole imprese e famiglie. Ed è soprattutto a queste ultime che dovremmo rivolgere la nostra attenzione, visto che parliamo di 26 miliardi circa di bollette non pagate, rate di mutuo, crediti al consumo finiti nelle mani delle società di recupero crediti. Numeri spaventosi, quelli del rapporto Unirec, riportati dal Sole24Ore sempre lunedì scorso: parliamo di 35,6 milioni di pratiche, piccole o grandi che siano, più di una ogni due italiani. Peraltro, mentre il numero di pratiche cala, il monte dei debiti aumenta - + 18% nel giro di un solo anno - e oggi siamo a circa 2mila euro di importo medio.

Parliamo di 35,6 milioni di pratiche, piccole o grandi che siano, più di una ogni due italiani. Peraltro, mentre il numero di pratiche cala, il monte dei debiti aumenta, e oggi siamo a circa 2mila euro di importo medio.

Crescita degli Npl per tipologia di debitore (Fonte: Market Watch Banca Ifis)

Guardatevi attorno e fate i vostri conti. In un Paese in cui il Pil fatica a crescere e dove quel poco di ripresa non produce occupazione, tanto più nelle fasce lavorative medio-basse con l’edilizia al palo e l’automazione che avanza, sono dati che preoccupano. Perché, alla lunga, sappiamo cosa vogliono dire: corrente e telefono staccati, casa pignorata. Non è un caso, peraltro, che le aste giudiziarie siano raddoppiate negli ultimi cinque anni, con un preoccupante boom in Lombardia, quella che in teoria dovrebbe essere la regione-locomotiva dell’intero Paese. Regione che detiene assieme a tutto il nord Italia - è il market watch di Banca Ifis a dirlo - più della metà di tutte le sofferenze bancarie che si sono accumulate in questi anni.

Non vogliamo fare i profeti di sventura, ma l’escalation è preoccupante, ed è ancora più preoccupante che il presidente di Unirec stimi «un aumento ultieriore degli importi complessivi tra l’8% e il 10% per l’anno in corso». Se si fosse parlato di come stavano le banche tre o quattro anni fa, anziché raccontare la favoletta del credito più sicuro del mondo, forse non ci saremmo trovati a doverne salvare sette nel giro di pochi mesi, posando sul piatto una decina di miliardi di denaro pubblico. Allo stesso modo, non vorremmo ritrovarci catapultati improvvisamente in un incubo fatto di sfratti e famiglie per strada, come ad esempio è accaduto in Spagna. Arrivati a quel punto, non ci sarebbe davvero via d’uscita.

Crescita Npl per area geografica (Fonte: Market Watch Banca Ifis)

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