Alessandro Amadori: “Salvini si metta il cuore in pace, il centrodestra è ancora Berlusconi”

Per il sondaggista, la sconfitta della Le Pen in Francia indica che una proposta troppo identitaria non sfonda in una società che ha ormai più di un'identità. Alla fine in Italia la formula vincente resta una sola: quella del 1994. Magari con l'aggiunta delle primarie

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Matthew Mirabelli / AFP / Matthew Mirabelli / AFP

10 Maggio Mag 2017 1215 10 maggio 2017 10 Maggio 2017 - 12:15

E alla fine, "alla fine si torna a Berlusconi". Alessandro Amadori, sondaggista, docente di psicologia, comunicazione e leadership politica alla Cattolica di Milano, è convinto che il risultato delle elezioni presidenziali in Francia non influenzerà le idee degli elettori italiani, ma le scelte del centrodestra sì. La vittoria di Emmanuel Macron su Marine Le Pen è, secondo Amadori, il fallimento di una formula iper-identitaria come proposta di governo in una società che non ha più una sola identità. Un messaggio alla Lega di Salvini, che minaccia di rompere con Berlusconi se il leader di Forza Italia continuerà a dirsi contrario alla linea sovranista per l'uscita dall'euro e lo stop a qualsiasi tipo di immigrazione. "Ma l'equilibrio - risponde Amadori a Linkiesta - si trova in una proposta che unisca istanze di conservazione a istanze di innovazione. Non servono i partiti, per farlo. Serve un progetto. E io penso che al centrodestra serva anche un progetto federativo che riparta dalla formula del 1994, che resta vincente. Come quella di Macron".

Professor Amadori, dopo il risultato delle presidenziali francesi che cosa accadrà al centrodestra in Italia?
Dividiamo intanto la questione, dividiamo i flussi elettorali dalle strategie elettorali: spesso è difficile da spiegare, ma gli elettorati nazionali seguono solo le vicende nazionali. C'è questa fantasia diffusa che l'elettorato italiano decida in base a quello che succede altrove, a quello che succede in Francia. Invece, non c'è alcuna influenza reciproca fra elettorati diversi.

Sul piano delle strategie elettorali però qualcosa cambierà.
Le strategie elettorali, sì, sono un discorso diverso. In questo caso le influenze reciproche ci possono essere, ci sono Paesi cha hanno un effetto laboratorio e spingono ad atteggiamenti emulativi. La Francia lo è, in questo momento.

Spesso è difficile da spiegare, ma gli elettorati nazionali seguono solo le vicende nazionali. C'è questa fantasia diffusa che l'elettorato italiano decida in base a quello che succede altrove. Le strategie elettorali sono un discorso diverso, in questo caso le influenze reciproche ci possono essere

Il vento sembra tornato a favore di un centrodestra più moderato?
Le rispondo dicendole una cosa: alla fine aveva ragione Berlusconi, la formula è sempre quella del 1994. Non è importante avere un partito, ma è importante avere un movimento con un radicamento sociale e una forte messaggio da comunicare. Quindi, si riparte da Berlusconi: anche se lui personalmente non è più in grado di essere il Berlusconi del 1994 e di fare il premier, la sua formula resta vincente.

E come la mettiamo con Salvini?
Salvini è un po' come la Le Pen in Francia: i due performano bene, ma rischiano di rimanere per sempre all'opposizione.

Ma si può trovare un equilibrio fra i due messaggi, quello di Berlusconi e quello di Salvini?
L'equilibrio si trova in una proposta che unisca istanze di conservazione a istanze di innovazione. Non servono i partiti, per farlo. Serve un progetto. E io penso che al centrodestra serva anche un progetto federativo che riparta dalla formula del 1994.

La proposta identitaria non basta solo perché fa paura?
Non è che faccia paura, c'è un dato più empirico da considerare: la società occidentale è sempre più meticciata, non è più monoidentitaria. Vorrei fare una precisazione di tipo personale.

Prego.
Personalmente, non sono affatto a favore della globalizzazione. Penso che la perdita di identità sia più un pericolo che un'opportunità. Ho nostalgia della Pianura Padana con le vecchie latterie e le mondine. Ma, detto questo, oggi una proposta politica strettamente identitaria è di nicchia. La Le Pen parla a un elettorato di recinto, anche se si tratta di un terzo degli elettori francesi. Macron probabilmente ha vinto perché ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte, ha respinto una proposta iper-identitaria ma ha anche detto che il modello di omologazione globale va riformato.

Personalmente, non sono affatto a favore della globalizzazione. Penso che la perdita di identità sia più un pericolo che un'opportunità. Ho nostalgia della Pianura Padana con le vecchie latterie e le mondine. Ma, detto questo, oggi una proposta politica strettamente identitaria è di nicchia

Quindi, per tornare al centrodestra italiano, questo risultato che indicazioni può dare?
Il centrodestra può tornare a vincere se si federa. E a patto che recuperi una progettualità positiva, che oggi è il terreno di Renzi.

Se la Lega lo accettasse, non c'è il rischio che perda voti, vanificando lo sforzo?
E chi li prende i voti, CasaPound? La prima Lega, quella di Bossi, era più identitaria di questa, ma mica prendeva meno voti perché si era alleata con Berlusconi.

Magari li prende Grillo.
No, un conto è l'elettorato identitario, un conto è l'elettorato protestatario. Certo, c'è una sovrapposizione, ma il movimento 5 Stelle non rappresenta l'identità dei territori.

Ma se Berlusconi è troppo vecchio e Salvini è troppo estremista, come si trova un leader adatto a entrambi?
Ci vorrebbe qualcosa come delle primarie, un processo di selezione nuovo. Berlusconi non è spendibile in prima persona solo perché non ha più le energie per fare il premier. Ma ormai la sua figura si è addolcita, è percepita meglio di vent'anni fa.

Può fare il federatore?
Potrebbe fare il kingmaker. E chiuderebbe bene la sua parabola politica, nel momento in cui Forza Italia è intorno al 12%: troppo piccolo per essere un grande partito e troppo grande per essere un piccolo partito.

Immaginiamo che invece Salvini decida di rompere e portare la Lega da sola, Berlusconi che farà?
Berlusconi se ne farà una ragione. Perderebbe il 12% della Lega, ma in teoria potrebbe recuperare la stessa percentuale di elettori che non hanno più votato centrodestra. Insomma, il centrodestra italiano per vincere deve portare una proposta ragionevolmente innovativa e non esclusivamente identitaria. Ma non basta. Servono anche un leader, un programma e un progetto comunicativo. Che al momento mancano ancora.

@ilbrontolo

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