Basta farmaci e ricette, dalla Silicon Valley arrivano le “terapie digitali”

Diversi investitori della Silicon Valley hanno dato il via al nuovo trend che permette di somministrare le cure via smartphone. A differenza dei farmaci, le terapie digitali non hanno bisogno dell'approvazione degli enti regolatori ma bisogna ancora stabilire quanto siano effettivamente efficaci

Thermometer 1539191 640
10 Maggio Mag 2017 1031 10 maggio 2017 10 Maggio 2017 - 10:31
Tendenze Online

E se una app potesse rimpiazzare una pillola? È la domanda da cui ha preso vita il nuovo trend delle ‘terapie digitali’ che propone software capaci di incrementare lo stato di salute delle persone quanto un farmaco, a minor costo e senza effetti collaterali.

Le terapie digitali, anche chiamate “digiceuticals,” stanno attirando facendo scalpore nella Silicon Valley, dove gli investitori sognano cure somministrate via smartphone. La finanziaria Andreessen Horowitz, predice addirittura che le terapie digitali possano divenire “la terza fase della medicina”, arrivando a sostituire gli attuali farmaci con i loro costi di produzione miliardari.
“Il fatto che la nostra soluzione a qualunque problema sia una pillola ci sembrerà barbarico e primitivo,” scrive Vijay Pande sul blog della società.

Una dozzina di startup si ascrivono ora alla categoria dei provider di terapie digitali, distinguendosi dai fornitori di gadget per il ‘benessere’ conducendo test clinici e cercando una qualche forma di approvazione degli enti regolatori

Manca ancora una definizione precisa di cosa rappresenti una terapia digitale. Secondo Peter Hames, CEO della Big Health, che promuove un programma online contro l’insonnia, si possono riconoscere due gruppi di terapie digitali. Un gruppo di prodotti che si comportano come “potenziamento della cura” ed un secondo di prodotti che rappresentano una vera e propria “sostituzione della cura.” Il prodotto della sua società, sleep.io apparterrebbe al secondo gruppo, in quanto rende effettivamente inutili le pillole contro l’insonnia.

Il termine terapie digitali fece la sua comparsa nel 2013, quando Sean Duffy, CEO della Omada Health, ne fece uso per descrivere i prodotti della sua società per la prevenzione del diabete.

Una dozzina di startup si ascrivono ora alla categoria dei provider di terapie digitali, distinguendosi dai fornitori di gadget per il ‘benessere’ conducendo test clinici e cercando una qualche forma di approvazione degli enti regolatori. La Welldoc, ad esempio, offre la propria app BlueStar per la gestione del diabete su prescrizione medica, definendola la “prima terapia su prescrizione, per cellulari, approvata dalla FDA.” A differenza dei farmaci però, le terapie digitali non necessitano normalmente di approvazione da parte degli enti regolatori, poiché tendono a promuovere semplicemente cambiamenti a basso rischio nella dieta o nello stile di vita degli utenti. La difficoltà principale rimane stabilire quanto il prodotto sia in grado di fornire un beneficio medico definito e misurabile.


Continua a leggere su MIT Technology Review Italia

Potrebbe interessarti anche