Nasce l’asse Schauble-Macron (e per l’Italia non ci sono più scuse)

L’intervista a Repubblica del ministro delle finanze tedesco mette in chiaro cosa sarà l’Europa che ci aspetta: più metodo intergovernativo e meno istituzioni comunitarie, ministro delle finanze e fondo monetario europeo. Soprattutto, meno titoli di Stato nelle banche. Italia permettendo

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EMMANUEL DUNAND / AFP

11 Maggio Mag 2017 1118 11 maggio 2017 11 Maggio 2017 - 11:18

Meno male che Schauble c’è. Chili di retorica sullo spirito di Ventotene, sull’Europa-sì-ma-non-così, sulla Generazione Erasmus, sulle bandiere blu e sull’Inno alla Gioia e finalmente arriva il vecchio lupo della foresta nera a spiegarci come sarà l’Europa di domani. O meglio, il progetto che i tedeschi già hanno messo sul piatto e che la congiuntura politica - Londra fuori, Macron all’Eliseo - rendono concreto come non mai.

Ne dice tante, il ministro delle finanze tedesco, nella lunga intervista concessa in esclusiva a Tonia Mastrobuoni di Repubblica. Dice che «Il trasferimento di pezzi di sovranità nazionali all'Europa non è mai fallito per colpa della Germania o l'Italia, ma piuttosto della Francia», e che sia lui che Macron vogliono un «ministro delle finanze» in grado di intervenire sui bilanci statali. Che bisogna creare «un Fondo monetario europeo, sviluppando lo statuto dell'Esm», così come «un Parlamento dell'Eurozona - eccole le due velocità - che potrebbe avere un potere consultivo sul fondo salva-Stati».

Il disegno è chiaro: un’Europa in cui prima i rischi si riducono e poi si condividono. In cui non si rafforzano le istituzioni continentali, bensì gli stati nazionali e i loro governi. In cui si usa il grimaldello del metodo intergovernativo per far strame delle diffidenze e del potere di veto altrui. In cui prima si pensa a crescere e poi a redistribuire.

Il disegno è chiaro: un’Europa in cui prima i rischi si riducono e poi si condividono. In cui non si rafforzano le istituzioni continentali - mai Schauble tira in ballo in tutta l’intervista il Parlamento e la Commissione -, bensì gli stati nazionali e i loro governi. In cui si usa il grimaldello del metodo intergovernativo - leggi: il potere del rinnovato asse franco-tedesco - per far strame delle diffidenze e del potere di veto altrui. In cui prima si pensa a crescere - «io sono l'uomo della crescita», afferma Schauble - e poi a redistribuire.

Può apparire concreta sino alla brutalità, la disamina del ministro delle finanze tedesco, e probabilmente saranno altri - Macron? Merkel? Renzi? - a imbellettarla sino a renderla un prodotto vendibile sul mercato della politica. Restiamo in cucina ancora per un attimo, però. Perché la polpetta avvelenata, perlomeno per l’Italia, Schauble la serve sul finire dell’intervista: «un'altra cosa che va fatta, con cautela, è riconoscere la non neutralità dei titoli di Stato», afferma.

Traduzione per i non addetti ai lavori: oggi i titoli di Stato, di cui le banche hanno le pance piene, sono a rischio zero. Renderli non neutrali significherebbe penalizzare proprio le banche italiane e i loro conti zeppi di Btp, un bel po’ più rischiosi dei Bund tedeschi. Una manovra, questa, che a catena obbligherebbe l’Italia a dover ridurre il proprio debito pubblico - il terzo al mondo, vale la pena ricordarlo sempre - e la propria spesa pubblica, cosa che peraltro lo stesso neo-presidente francese Macron si è già impegnato a fare - per sessanta miliardi - in campagna elettorale. Il tutto, non è un caso, a pochi mesi dalla fine del Quantitative Easing della Bce guidata da Mario Draghi, alle ultime curve del suo mandato.

Forse non è un caso che il buon vecchio Schauble abbia recapitato il suo messaggio dalle colonne di un giornale italiano. Perché sa benissimo che il cerino ce l’abbiamo noi, che le nostre elezioni politiche in un contesto di incertezza totale sono il sasso sulla strada che può far deragliare il carro. Schauble lo sa. Adesso lo sappiamo anche noi.

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