Non lo sapevate, ma la Torre di Babele è esistita davvero (dicono)

Una recente scoperta archeologica potrebbe rovesciare una convinzione vecchia di secoli: il mito della torre di Babele non sarebbe un racconto allegorico, ma un fatto più o meno storico ricalcato dalla realtà. Ma forse si esagera

Pieter Bruegel The Elder The Tower Of Babel (Vienna) Google Art Project

La Torre di Babele, di Pieter Bruegel il Vecchio (1563)

11 Maggio Mag 2017 0840 11 maggio 2017 11 Maggio 2017 - 08:40

Ci hanno mentito per millenni. L’establishment dell’esegesi biblica ha sempre cercato di far passare la storia della torre di Babele come, appunto, una storia. Un racconto simbolico per condannare l’arroganza degli uomini che, non si capisce bene perché, cercano di eguagliare la divinità costruendo una torre per raggiungere il cielo. Dio interviene e li spiazza disseminando, tra gli operai e i muratori, le varie lingue del mondo. Gli uomini parlano, ma non si capiscono. Non si riesce a lavorare insieme e il progetto, alla fine, viene abbandonato.

Ecco, non è un mito. È una realtà. O quasi. La novità è che, come spiega questo filmato dello Smithsonian Magazine, sembra che la torre di Babele sia esistita davvero. Il mito biblico, nato nel periodo della cosiddetta “cattività babilonese” del VI sec. avanti Cristo, in cui i prigionieri ebrei, dopo la conquista di Nabuccodonosor, erano stati trasportati nella capitale dell’impero, sarebbe ispirato a costruzioni reali, cioè vere.

A testimoniarlo sarebbero alcune scoperte archeologiche: mattoni risalenti a quell’epoca coperti con un materiale insolito: bitume. La cosa colpisce perché proprio nella descrizione che si ritrova nella Bibbia si parla di mattoni cotti nel fuoco e di bitume: “Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.2 Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. 3 Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. 4 Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra»”.

Secondo gli studiosi sarebbe la prova provata della veridicità del racconto biblico: i mattoni e il bitume sono le ultime tracce rimaste delle enormi costruzioni babilonesi (chi dimentica i giardini pensili?) che tanto dovettero impressionare i prigionieri israeliti da finire nei racconti della Bibbia.

Resta (ammettono) un enorme quesito: perché la torre di Babele, nel mito, è incompleta? L’unica ipotesi sensata è che la storia rifletterebbe il declino cui andò incontro Babilonia alla fine della sua parabola. O forse (e questa è ancora più sensata) è tutta un’invenzione e i dati di realtà servono solo da contorno.

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