Un anno fa Renzi lanciava il progetto Bellezza. Qualcuno sa che fine ha fatto?

A maggio 2016 l’ex premier ha promesso 150 milioni di euro per finanziare i luoghi della cultura dimenticati, chiedendo suggerimenti ai cittadini. A Palazzo Chigi sono arrivate 140mila mail. Ma la commissione di esperti che doveva selezionare gli investimenti non è stata ancora nominata

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ANDREAS SOLARO / AFP

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12 Maggio Mag 2017 0820 12 maggio 2017 12 Maggio 2017 - 08:20

È passato esattamente un anno. Nel maggio 2016, ospite della trasmissione televisiva Che tempo che fa, l’allora premier Matteo Renzi lanciava l’operazione Bellezza. Un progetto meritorio, non c’è dubbio. Su indicazione del presidente del Consiglio, il governo metteva a disposizione 150 milioni di euro per valorizzare i luoghi culturali dimenticati. Un progetto dal basso, da costruire con la partecipazione di tutti i cittadini. Scrivendo una mail all’apposito indirizzo bellezza@governo.it, ognuno era invitato a segnalare un bene pubblico da recuperare o restaurare, ma anche un progetto culturale da finanziare. «L’Italia sta molto investendo sulla cultura, finalmente» scriveva Renzi nella sua Enews. «Ma pensiamo anche che non siano sufficienti i grandi musei o i grandi progetti». Via quindi all’operazione per salvare i luoghi più piccoli e identitari: «Un cinema di riaprire, un teatro da ristrutturare, una chiesetta di campagna da salvare, un sotterraneo da riscoprire». Entusiasti, gli italiani hanno partecipato in massa all’invito. Nel giro di qualche mese sono arrivate a Palazzo Chigi decine di migliaia di proposte. A un anno di distanza, però, non si è aperto neppure un cantiere. L’operazione Bellezza non è partita. Anzi, non è stata neppure individuata la commissione di esperti che avrebbe dovuto selezionare gli interventi più meritevoli.

Adesso la vicenda arriva in Parlamento. Dopo una lunga attesa, il governo ha risposto a un’interrogazione presentata in commissione Cultura dal deputato di Fratelli d’Italia Bruno Murgia. Confermando che il progetto voluto da Renzi non è stato ancora avviato. «Nel frattempo - racconta Murgia - semplici cittadini, associazioni, comuni, istituzioni culturali hanno fatto domanda. Le mail arrivate a Palazzo Chigi sono state 139.759». L’esecutivo Renzi, ovviamente, non ha più responsabilità. Dopo la sconfitta al referendum, il premier si è dimesso ed è stato sostituito da Paolo Gentiloni. L’operazione Bellezza è destinata a rimanere un’iniziativa inattuata?

Nel giro di qualche mese sono arrivate a Palazzo Chigi decine di migliaia di proposte. A un anno di distanza, però, non è partito neppure un cantiere. L’operazione Bellezza non è mai partita. Anzi, non è stata neppure individuata la commissione di esperti che avrebbe dovuto selezionare gli interventi più meritevoli

In realtà il denaro è a disposizione. Lo ha confermato ieri la sottosegretaria ai Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni, rispondendo in commissione. «Le risorse stanziate, pari a 150 milioni di euro, sono state assegnate e sono destinate a tali interventi con la delibera CIPE n.3 del 1 maggio 2016, nell’ambito del Piano stralcio cultura e turismo finanziato dal Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020». Peccato che in un anno nessuno abbia nominato la commissione di esperti che dovrà decidere quali progetti finanziare. Adesso il governo fa sapere che la Presidenza del Consiglio sta predisponendo il relativo decreto di nomina. A dodici mesi di distanza è lecito dubitare sulla tempestività dell’operazione.

Mistero anche sulla scelta dei componenti. Se mai il progetto vedrà la luce, chi deciderà come spendere questi milioni? La sottosegretaria ha assicurato in commissione «che i criteri prescelti ai fini di tale valutazione saranno volti a garantire la massima trasparenza e tutela delle segnalazioni effettuate da parte dei cittadini». Il dubbio resta. «Bisognerebbe nominare esperti, direttori museali, storici dell’arte. Persone qualificate, insomma. Ma in un anno non è stato fatto ancora niente» racconta Murgia. A Montecitorio qualcuno ipotizza malignamente che il motivo del ritardo sia da addebitare alle incomprensioni tra Renzi e Dario Franceschini, titolare dei Beni Culturali. «La mia sensazione - continua Murgia - è che il ministero non si è minimamente occupato di questa vicenda. Anzi, si è trovato in difficoltà di fronte a un’iniziativa voluta personalmente dall’ex presidente del Consiglio».

Intanto il tempo passa. Il rischio è che senza un’accelerazione il progetto Bellezza rimanga chiuso in un cassetto. E se nel frattempo dovesse terminare la legislatura? «Vorrà dire che decine di associazioni e migliaia di cittadini si sono impegnati in un’iniziativa senza riscontro. Una totale presa in giro».

Al netto dei retroscena politici, un altro rischio riguarda i progetti da finanziare. I cittadini che hanno chiesto un intervento del governo sono stati molti, persino troppi. Paradossalmente questo potrebbe creare qualche problema. Secondo i dati presentati dall'esecutivo, i luoghi della cultura segnalati nelle e-mail arrivate a Palazzo Chigi sono 7.540, distribuiti in 3.197 comuni italiani. Chiese, teatri e monumenti in ogni parte del Paese: 2.497 realtà sono al Nord, 2.259 al Centro e 2.784 al Sud. Se fossero tutti meritevoli di un restauro o un finanziamento, ognuno riceverebbe poco meno di 20mila euro. In tempi di magra non è male, per carità. Ma non si rischia di disperdere l’investimento in troppi rivoli? «L’intervento è tipico, fa parte delle mance elettorali elargite dal vecchio governo, come il bonus cultura e gli 80 euro» attacca il deputato di Fratelli d’Italia. «Però, visto che adesso questi 150 milioni ci sono, sarebbe auspicabile utilizzarli con intelligenza». Intanto il tempo passa. Il rischio è che senza un’accelerazione il progetto Bellezza rimanga chiuso in un cassetto. E se nel frattempo dovesse terminare la legislatura? «Vorrà dire che decine di associazioni e migliaia di cittadini si sono impegnati in un’iniziativa senza riscontro. Una totale presa in giro».

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