Alla ricerca del Macron italiano? No grazie, all’Italia serve un clone di Angela Merkel

Capace di decisioni impopolari e imbattibile alle urne: nessun politico al mondo, perlomeno recentemente, ci è riuscito quanto lei. Eppure nessun politico di casa nostra la prende a modello. Chissà come mai

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Odd ANDERSEN / AFP

15 Maggio Mag 2017 0810 15 maggio 2017 15 Maggio 2017 - 08:10

Il Nordrhein-Westfalen è il più popoloso dei sedici lander tedeschi. Coi suoi sedici milioni e rotti di abitanti ha un peso elettorale pari a quello di Lombardia e Veneto messe assieme in Italia. Non solo: è una regione operaia - il cui cuore è la celeberrima Ruhr - che quasi sempre eletto un governatore socialdemocratico. Quel quasi è oggi. Hannelore Kraft, governatrice uscente, socialdemocratica, ha perso nove punti da cinque anni prima ed è stata mandata a casa da Armin Laschet e dalla Cdu, che sono arrivati al 34%.

Soprattutto, il Nordrhein-Westfalen è l’ultimo test elettorale prima delle elezioni federali tedesche del prossimo ottobre. Un test che ha confermato, oltre ogni ragionevole dubbio, che Angela Merkel sarà riconfermata, per la quarta volta. Un risultato che la porterà, se durerà per tutta la legislatura, a superare in longevità in cancelleria persino Konrad Adenauer, il padre della moderna Germania. Persino Silvio Berlusconi, quello che l’aveva apostrofata con epiteti irripetibili e che più volte l’aveva bollata come artefice della sua caduta, oggi, in un’intervista al Foglio, la definisce “il leader più autorevole d’Europa”

Il bello è che fino a poche settimane fa era data per morta, Angela Merkel. Era il 3 aprile scorso quando in un sondaggio Martin Schultz erano dati davanti a tutti, di mezzo punto, risultato raggiunto dopo un’incredibile rimonta durata lo spazio di un mese, in cui i socialdemocratici avevano recuperato sedici punti. Sembrava la fine, e oggi i punti che distanziano Merkel dal suo rivale sono di nuovo dodici.

Non è la prima volta, del resto. I commentatori di casa nostra avevano seppellito Merkel dopo la sconfitta nel piccolo lander orientale del Meclemburgo-Pomerania - 1,7 milioni di abitanti, un decimo di quelli del Nordrhein-Westfalen - dello scorso settembre, quando la Cdu si era fermata al 19% e Alternative fur Deutschland aveva raggiunto il 21%. Sconfitta pesante, avevano detto. Nel collegio della Cancelliera, avevano sottolineato. Serviti.

E non bastava, perché non si contano le volte in cui Merkel era stata data per morta, perlomeno di qua dalle Alpi, tra quelli che si augurano una Germania che sconfessa dodici anni di crescita continua. Quando la Cancelliera aveva aperto le porte della Germania a tutti i profughi in fuga dalla Siria, quando il Dieselgate aveva messo nei guai Volkswagen, quando Deutsche Bank stava precipitando in Borsa, quando il Quantitative Easing aveva portato i tassi a zero mettendo nei guai le assicurazioni tedesche e le sue pensioni integrative, solo per enumerare le più note.

Ci affanniamo da settimane a cercare il Macron italiano, ma nessuno ha mai nemmeno pensato che il modello di leadership e l’agenda politica su cui Angela Merkel ha costruito la sua fortuna possa essere riproposto qui in Italia. Provate a chiedervi perché, e capirete cosa c’è che non va nella politica italiana

Sarà per la prossima volta, a quanto pare. E forse una lezione andrebbe tratta, da questa serie di “gufate” andate male. Che per essere apprezzati dal proprio elettorato esistono altre strade, oltre a quella della sovra-esposizione mediatica, delle misure prese in funzione della loro popolarità, delle parole d’ordine scelte dopo attente analisi demoscopiche. È una strada lastricata di vittorie, una dopo l’altra, che tuttavia non conquista mai le prime pagine dei nostri giornali, né le slide dei nostri spin doctor. Forse perché antepone la strategia alla tattica, la coerenza al situazionismo, i fatti alle parole, la sostanza al marketing, la politica al populismo.

Fateci caso: ci affanniamo da settimane a cercare il Macron italiano - dopo aver cercato qualcuno che potesse assomigliare a Barack Obama, Bernie Sanders, Justin Trudeau, Marine Le Pen, José Zapatero, Tony Blair, persino David Cameron e Nicolas Sarkozy - ma nessuno ha mai nemmeno pensato che il modello di leadership e l’agenda politica su cui Angela Merkel ha costruito la sua fortuna possa essere riproposto qui in Italia. Provate a chiedervi perché, e capirete cosa c’è che non va nella politica italiana.

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