Ti svegli tardi e vivi di notte? Sei più intelligente

Lo sostiene una ricerca inglese, corroborata da riflessioni sull’adattabilità della specie umana e da una buona dose di stereotipi, che non moriranno mai

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PETER PARKS / AFP

16 Maggio Mag 2017 0830 16 maggio 2017 16 Maggio 2017 - 08:30
Osservatorio Non Food 2017

Il vecchio mito del mattino con l’oro in bocca è, appunto, solo un mito. Lo sfata, contro ogni proverbio e saggezza popolare, una ricerca inglese condotta da scienziati di Ucl, Birkbeck College e Lse (dei cervelloni, insomma). Non è svegliarsi presto il trucco, ma tardi. E dormire meno di notte.

Per i ricercatori la sveglia mattutina sarebbe solo il risultato evolutivo dell’uomo in quanto specie diurna. Nella preistoria ci si svegliava con il sole e si dormiva col buio. Di notte non ci si poteva spostare: gli occhi non sono attrezzati per vedere senza luce e si era facili prede di ben più esperti felini. Con l’evoluzione della vita urbana i ritmi sono cambiati. Si può stare svegli fino a tardi e sprecare le luci del mattino. Chi lo fa dimostra uno spirito adattativo maggiore. E per questo sarebbe più intelligente.

La questione è sottile: i ritmi circadiani, cioè della differenza tra il sonno e la veglia, non sono uguali per tutti. Nonostante il mondo moderno, con tanto di massime popolari, preferisca gli early birds, sapere ascoltare le esigenze del proprio ritmo sarebbe, in realtà, segno di coraggio e indipendenza. Da qui, concludono gli scienziati, deriverebbe una capacità di sostenere le proprie idee anche contro il conformismo, sviluppando abilità critiche e di pensiero. Un’intelligenza derivata. Il dibattito, come è ovvio, è aperto.

Le due categorie umane, in ogni caso, sono abbastanza definite. Chi fa una cosa, non può fare – senza risentirne nell’organismo – anche l’altra. Due soggetti distinti, due scuole di pensiero diverse, due monde inconciliabili. I mattinieri sono perfezionisti e proattivi, i nottambuli più acuti e amano la carriera. Al risveglio, i primi sono pieni di energia. I secondi sono sempre in difficoltà. I primi amano il tè, gli altri gli alcolici. In generale, in mezzo a questa ennesima divisione umana (che secondo alcuni corre nei geni) si è fatta tanta retorica, con milioni di stereotipi. Uno studio come questo non fa che alimentarli.

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