Cosa succederebbe se tutto il mondo diventasse vegetariano

Ne gioverebbe il clima, gli animali stessi e la salute degli esseri umani. Ma allora perché non cambiare subito? C’è un piccolo problema, anzi due

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Carmen Jaspersen / dpa / AFP

17 Maggio Mag 2017 0820 17 maggio 2017 17 Maggio 2017 - 08:20

Sono sempre di più. Almeno l’8% della popolazione. Se il numero di vegani & vegetariani in Italia è in crescita, secondo quanto afferma l’Eurispes, è lecito cominciare a farsi domande sul futuro. Come sarà, per esempio, il mondo, se tutti gli esseri umani (tutti i sette miliardi di uomini sul pianeta) diventassero, d’un tratto vegetariani. Ci sarebbero molte novità.

Come si scrive qui, una delle conseguenze (forse la più importante) è che non ci sarebbero più persone affamate. Secondo un calcolo il 97% della soia, anziché essere destinato al nutrimento degli animali da allevamento, finirebbe agli esseri umani, eliminando la fame. Le stime sostengono che si possa eliminare la fame con 40 milioni di tonnellate di cibo. Se si smettesse di allevare animali, se ne avrebbe a disposizione ben 760.

In ogni caso, si fa notare, non mancherebbero le proteine. Sempre grazie alla soia: ogni seme contiene circa il 35% di proteine, più o meno quanto il latte di mucca o un uovo. Non bastasse, ci sarebbe comunque l’imbarazzo della scelta tra quinoa, noci, fagioli, setan e altri alimenti che hanno il pregio di essere vegani e, al tempo stesso, ricchi di proteine. Certo, non sarebbe la stessa cosa rispetto a una bella bistecca al sangue, almeno quanto a contenuto proteico. Ma, vista la grande quantità che viene consumata in questi giorni, non sarebbe nemmeno così male.

Un altra conseguenza positiva consiste nell’aumento di terreni a disposizione. Meno allevamenti, più spazi per gli uomini (che aumenteranno di numero). Più o meno, si stima, almeno 100 milioni di ettari in più. L’ambiente, in ogni caso, ne gioverà: l’allevamento di animali è una delle cause principali del riscaldamento globale (ora si dice climate change), responsabile del 14,5% delle emissioni di gas serra. Molto male. Per non parlare del consumo di acqua, di cui circa il 20% finisce per nutrire polletti, maiali e bestiame in generale.

Benissimo. Ma allora perché non lo facciamo subito? Da un lato, perché cambiare abitudini alimentari in poco tempo e per così tante persone non è facile. Dall’altro perché l’economia crollerebbe. Secondo un rapporto dell’Onu, la produzione di carne ammonta all’1,4% del Pil mondiale. Se la si interrompesse, circa un miliardo e mezzo di persone finirebbe per strada (e circa 987 milioni di persone sono già povere abbastanza). A meno che passino all’agricoltura.

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