L'invenzione di Morel di Adolfo Bioy Casares, il romanzo perfetto

Scritto negli anni Trenta e pubblicato nel 1940, il romanzo fantastico scritto dal miglior amico di Jorge Luis Borges, riesce nell'impresa impossibile per antonomasia: costruire il meccanismo narrativo perfetto, il romanzo totale

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Un fotogramma del film L'invenzione di Morel (1974) di Emidio Greco, tratto dal romanzo di Adolfo Bioy Casares

17 Maggio Mag 2017 1550 17 maggio 2017 17 Maggio 2017 - 15:50

È appena uscito per la casa editrice romana Sur una nuova traduzione del romanzo L'invenzione di Morel, scritto alla fine degli anni Trenta dallo scrittore argentino Adolfo Bioy Casares, il più celebre e stretto degli amici di Jorge Luis Borges, ed è una delle più belle notizie dell'anno, almeno per quanto riguarda il mondo della narrativa fantastica. Sì, perché L'invenzione di Morel, in poco più di un centinaio di pagine, compie il miracolo a cui tutti gli scrittori anelano: è il romanzo perfetto.

Il concetto di perfezione, come quello di infinito, sembra alieno all'uomo e dunque a tutte le sue creazioni. Alla perfezione ci ha anno puntato in tanti. Il giovane fisico pariginio Nicolas Léonard Sadi Carnot che negli anni Venti dell'Ottocento credette di aver ideato, almeno in teoria, la macchina perfetta sfruttando la termodinamica, ma il risultato del suo fallimento fu la scoperta della legge dell'entropia.

Un'illusione non dissimile, e tra l'altro più cocente, la provò anche il matematico Gottlob Frege. Il tedesco, a differenza del francese, su questa sua ricerca della perfezione ci si spaccò i denti sopra, visto che, dopo aver speso metà della sua vita spesa nel suo cimento, vide le sue convinzioni crollare tragicamente per colpa del giovane Bertrand Russell, che il 16 giugno 1902, inviandogli una lettera, gli smontò la teoria perfetta con una sola frase.

La ricerca della perfezione è sempre stata un sogno pericoloso, un'utopia maligna. Quasi tutti coloro che ci hanno provato se la sono schiantata sui denti — come Frege, che pagò l'illusione di poterci arrivare con la più grande costernazione della sua vita — eppure, nel campo della letteratura, qualcuno ci è riuscito. Stiamo ovviamente parlando di Adolfo Bioy Casares e di questo suo L'invenzione di Morel, che Octavio Paz definì per l'appunto “il romanzo perfetto”. A tal proposito, il suo sodale Jorge Luis Borges dichiarò: «Ho discusso con il suo autore i particolari della trama; l'ho riletta; non mi pare un'imprecisione né un'iperbole qualificarla perfetta».

E in effetti non c'è nulla di iperbolico né di impreciso nel qualificare questo straordinario romanzo, ritradotto dopo anni dalla brava Francesca Lazzarato, come un meccanismo narrativo perfetto. Ma di che cosa parla questo benedetto romanzo perfetto? La trama, che in profondità è stata pensata e cesellata fino ai minimi dettagli da Casares con l'aiuto e la supervisione di Borges, è tutto sommato abbastanza semplice, almeno in superficie: uno scrittore ergastolano evade e finisce in un'isola deserta che però si rivela essere abitata da strani personaggi. Il fuggitivo, che all'inizio li spia, si innamora di una di loro, ma, non appena trova il coraggio di avvicinarla, scopre che lei non lo vede, che ai suoi occhi non esiste, e inizia a indagare su che diavolo stia succedendo in quella strana isola, scoprendo una verità sospesa tra realtà e irrealtà, tra il mondo reale e la sua rappresentazione.

Al centro di tutto — non è uno spoiler, ma non vi dirò una parola di più — c'è il tentativo di uno scienziato, Morel per l'appunto, di ideare una macchina che è nello stesso tempo perfetta e mostruosa e che metterà il fuggitivo in una situazione quasi paradossale in cui il tempo, la memoria e la sua stessa esistenza verranno messi in pericolo. Un meccanismo lucido, inesorabile, tagliente come una lama e preciso come un orologio svizzero in cui ognuno degli ingranaggi è funzionale al risultato finale. Non una sbavatura, non una parola in più, non una scena che non abbia il compito di portarci in fondo a un baratro che non possiamo nemmeno immaginare. Insomma, un capolavoro.

Sì, è estremamente raro, e forse fortunatamente, poter usare la parola capolavoro senza alcun timore di esagerare o di mal calibrare il proprio giudizio. Ma se quella parola ha un senso; se ha un senso la parola perfezione applicata a un romanzo, quel romanzo è senz'altro L'invenzione di Morel. E saperlo nuovamente disponibile in italiano in libreria è una delle migliori notizie possibili per noi lettori.

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