Completamente sold out stocazzo: così un gruppetto può riempire uno stadio

In un mercato discografico in crisi ecco lo stratagemma per riempire location grandi e prestigiose, usato da chi non avrebbe i numeri per farlo. C'entrano gli spazi, c'entra un ticketing "disinvolto". Ma non solo

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18 Maggio Mag 2017 1009 18 maggio 2017 18 Maggio 2017 - 10:09

Questa faccenda dei sold out vi è sfuggita di mano.
Anche questa faccenda di portare a suonare artisti, chiamiamoli per convenienza retorica così, relativamente minori in posti molto più grandi di quanto potrebbero mai riempire vi è sfuggita di mano.
Esistono le tappe. Toccherebbe mettersi in cammino e raggiungerle.
La faccenda della gavetta, avete presente?
Un tempo finire a cantare all'Arena di Verona era una specie di sogno a occhi aperti, sogno che pochi poi vedevano realizzato. Oggi, basta avere un determinato promoter, quello, per intendersi che ormai gestisce l'Arena di Verona come se fosse casa sua, portandoci praticamente tutti i propri artisti, artisti nella stragrande maggioranza di fascia medio-bassa, parlo di numeri.
Alla faccia della gavetta, dei passi da fare uno alla volta, della tappe.
Tutti a bruciarle, le tappe. Subito. Senza senso.
Senza senso...
Mhmm.

A dire il vero un senso c'è.
Ma nulla ha a che vedere con gli artisti in questione. Sicuramente niente a che fare con l'arte.
E volendo anche con la musica.
Facciamo una fotografia, cercando di non farla mossa come i selfie di Guè Pequeno.
Oggi dischi non se ne vendono più. Non è una metafora, ma un dato di fatto. Oggi si fanno album, ancora, ma poi si sta in Top 10 degli album più venduti, la Top 10 della FIMI, e dopo sei settimane di permanenza, con una settimana al primo posto e un paio al secondo, si arriva a ricevere la certificazione del Disco d'Oro, cioè le prime venticinquemila copie vendute (ventimila certificate FIMI, più cinquemila di retail, circa). Sei settimane in Top 10= venticinquemila copie, questo l'esempio concreto di uno degli artisti del momento, Ermal Meta col suo Vietato morire, fatevi un'idea.
E di queste venticinquemila copie, sempre per essere pragmatici e poco poetici, ci sono anche gli streaming, conteggiati uno a centotrenta. Magari nel caso di Ermal Meta non molti, gli streaming, ma in alcuni casi unica fonte di introiti.

Zero mercato, quindi. È un dato di fatto.
Oggi dischi non se ne vendono più. Gli artisti campano coi live, si dice, ci diciamo. Ma andiamo a analizzare anche un po' questo segmento del mercato musicale.
I live, quindi.
Ci sono artisti che sul fronte live non esistono, vedi alla voce talent. C'è gente che esce da Amici o da X Factor che, in tanti anni di carriera, non è stato in grado di farsi un tour vero e proprio. In alcuni casi non è stato e non è capace di fare neanche un concerto a pagamento. Quindi li si vede nelle piazze, d'estate, o nei centri commerciali.
Poi ci sono gli artisti medio-bassi, quelli che ambiscono, legittimamente, a fare concerti in locali e palasport di media o piccola capienza. Sono la più parte di chi vive di concerti. Nomi che non possono ambire agli stadi, ma neanche a arene indoor con capienze importanti, come il Forum o il Palalottomatica. Gente che, figuriamoci, non dovrebbe pensare all'Arena di Verona neanche dopo aver mangiato la peperonata subito prima di andare a dormire.

Poi ci sono i Big, quelli di fascia alta e altissima. Quelli che riempiono i grandi spazi, al chiuso e all'aperto, con eccezioni, come Jovanotti, Ligabue, Tiziano Ferro e pochi altri, nomi capaci di riempire un po' tutto.
Vasco fa un caso a sé, lo sapete.
Concentriamoci sui medio-bassi. In un mondo normale, e non è di un mondo normale che stiamo parlando, dovrebbero girare per locali di media o piccola capienza, puntando a fare magari anche tanti concerti, ma per un pubblico limitato, il proprio pubblico. Del resto, è un fatto, non vendono dischi, vivono più che altro di passaggi radiofonici, ed è noto che 99 volte su 100 i passaggi radiofonici non sono legati né al gradimento da parte del pubblico né, figuriamoci, al valore artistico del prodotto in oggetto, perché mai dovrebbero ambire a riempire le grandi arene?

Ma le grandi arene, da un po' di tempo, sono diventate casa loro. Si vedono artisti misconosciuti che, di colpo, arrivano a esibirsi in location molto più grandi di loro, molto più grandi, soprattutto, del loro pubblico.
Si legga alla voce Forum di Assago, Palalottomatica di Roma, ma volendo anche San Siro, diciamolo a voce alta, e, ovviamente, alla prestigiosa Arena di Verona.
Gente che non dovrebbe essere lì, perché non ha abbastanza spettatori per ambire a riempire quegli spazi, che si trova in cartellone in quei posti.
E fin qui si potrebbe semplicemente gridare all'azzardo.
Ma c'è di più.
Molto di più.
Perché molto spesso, non dico sempre ma quasi, questo azzardo sembra essere premiato da numeri grandiosi, col sold out sempre lì, pronto per essere proclamato.
Riassumiamo.
Stocazzetto viene messo in cartellone al Forum, o all'Arena di Verona, se è Stocazzo addirittura a San Siro, e di colpo, da non essere nessuno, si trova a dichiarare a gran voce: completamente sold out.
Miracolo.
Miracolissimo.
Miracolissimo doppio e carpiato.

Ma. Sì, c'è un ma anche in questa storia.
Perché esiste una nuova pratica, molto in voga presso i due promoter che hanno in carico soprattutto gli artisti di fascia medio-bassa, legati a loro volta a una delle major attive in Italia, titolare della totale proprietà o della maggioranza delle quote, per dopare i numeri.
Come dire, completamente sold out stocazzo. Appunto.
Come?
Semplice.
Partiamo dalla pratica.
Vuoi riempire il Forum?
Comincia nel renderlo più piccolo.
Come fai?
Mica ci vuole uno scienziato. Esistono trucchetti consolidati, noti un po' a tutti. Metti il palco in mezzo al parterre. Magari fallo a X, così da mangiarti un buon 40% del pubblico che avrebbe potuto calcare il parquet. Di più. Sistema le casse in modo tale da non rendere il palco visibile da una parte della platea, che so?, una porzione di curva, così già sei giustificato nel non riempirla.
Non basta? Certo che non basta. Perché se al Forum ci porti stocazzetto, mica penserai davvero di darci a bere che hai fatto completamente sold out. Allora ecco che compaiono dei bellissimi teloni neri, atti a coprire l'ultimo anello, quello in alto. Se non ci si presta attenzione neanche si vede, che tanto è buio. Ma di fatto lì sotto, in teoria, ci sarebbero dei seggiolini, pronti ad accogliere le chiappe di migliaia di fan, se solo esistessero.
Non basta ancora?
Certo che no. Allora proviamo a ipotizzare che invece che un palco a X in mezzo al parterre, ne metti uno bello grosso su un lato, magari sul lato lungo, così da giocarti addirittura una tribuna, e metti sul parterre dei posti a sedere. Hai voglia a riempirlo, specie se i seggiolini li metti belli larghi.
E fin qui siamo nel campo degli effetti speciali, certo, ma pratici. Poi c'è una sorta di vero e proprio doping, che i titolari delle due agenzie ben conoscono, essendo il titolare di una delle due agenzie l'inventore della pratica.

Avete tutti sentito parlare del secondary ticketing.
Non è una domanda, ma una affermazione. Perché dopo il famoso caso tirato fuori dalle Iene tutti ne hanno parlato, manco si trattasse del Watergate. Un caso, va detto, che a oggi non ha portato a nulla, se non alla messa al bando ipotetica della sola Live Nation, per altro al momento ancora più forte di prima, visto che ha acquisito Indipendente nelle scorse settimane e che Roberto De Luca è andato in America a fare una potentissima campagna acquisti e porterà in Italia nei prossimi mesi un bel numero di giganti del rock. Ecco, a fianco di quel fenomeno, cioè della rivendita a prezzi altissimi di biglietti tolti proditoriamente dal mercato dagli stessi promoter, c'è un fenomeno altrettanto simpaticissimo, di cui in queste lande si è parlato esattamente un anno fa, quello dei biglietti venduti a prezzi irrisori, se non addirittura regalati.

Andiamo con ordine.
Esistono due formule collaterali ai biglietti regolarmente venduti. Quelli omaggio, che possono essere pari al 5% del numero di biglietti erogati, e che hanno una tassazione agevolate, e i così detti biglietti promozionali. Cosa sono? Semplice, si tratta di biglietti venduti al prezzo di 50 centesimi o un euro, in genere immessi in un mercato simile a quelli del secondary ticketing, più spesso, quasi sempre, regalati a aziende sponsor degli eventi, che a loro volta li regaleranno ai propri dipendenti o ai propri clienti. Per questi biglietti non c'è un tetto. E su questi la tassazione è pari alla tassazione dei biglietti normali. Come dire, se vendo duemila biglietti a 50 centesimi, pagherò alla SIAE, incaricata dallo Stato di fare da esattore, il 20% del prezzo dei biglietti, cioè duecento euro. Come dire, un po' pochino.
Qualcuno dirà, va bene, ma si pagano poche tasse perché si incassano pochi soldi.
Vero.
Ma vero fino a un certo punto. Perché se li si vende a sponsor, magari, si fa un accordo per cui quei biglietti promozionali, poi regalati a dipendenti o clienti, viene pagato di più. Oppure, semplicemente, quei biglietti si vendono a 50 centesimi, ma portano al prodigioso sold out per cui il promoter poi si fa pagare dagli altri sponsor cifre più alte, perché si tratta di sponsorizzare un sold out al Forum, ipotizziamo.
Non basta.
L'artista che ottiene il completamente sold out finto, di colpo sale di fascia, e da uno che potrebbe suonare all'Alcatraz, per dire, diventa uno che fa sold out al Forum.
Posizionamento diverso, profilo più alto.
Questo, va detto, fa comodo anche al promoter, che lavora appunto sui profili dei suoi artisti, non più di fascia medio-bassa ma media (nel caso degli stadi, magari, si passa da fascia media a fascia alta, si veda a certi concerti farlocchi a San Siro). Questo, nel momento in cui Ticketone non avrà più il monopolio della prevendita acquista un certo valore.

Come dire, tutti felici e contenti.
Gli artisti che diventano famosi senza esserlo.
I discografici degli artisti diventati famosi senza esserlo, perché si ritrovano in scuderia nomi con un peso specifico più alto, anche se in realtà del tutto fake.
I promoter, che incassano e pagano tasse bassissime, riposizionano i propri artisti con profili più alti e possono andare a trattare con chi si metterà sul mercato per la vendita online dei biglietti con un peso maggiore.
Le location come l'Arena di Verona, che da essere destinata a ospitare lirica e musica classica, da qualche anno a questa parte, è diventata casa di chiunque canti e abbia avuto un singolo in airplay in radio.
In realtà non tutti sono contenti.
No, no.
La Siae non può esserlo, perché coi biglietti promozionali incassa molto meno. Lo Stato Italiano ancora di più, perché entrano meno tasse del dovuto.
Gli sponsor anche, o almeno quegli sponsor che pagano per essere presenti a eventi venduti come sold out, ignorando che in realtà sono tali, cioè sold out, solo perché qualche altro sponsor quei biglietti li ha comprati a niente e poi regalati.
Gli spettatori, o almeno quegli spettatori che hanno pagato un biglietto normale e si trovano seduti di fianco a qualcuno entrato gratis o quasi.
Tutto molto bello, quindi.
Pensateci la prossima volta che vi lamentate perché vedete i biglietti dei Coldplay a tremila euro su qualche sito. A fronte di quello c'è uno stocazzetto che riempe per finta il Forum dichiarando: completamente sold out.
Sì, completamente sold out stocazzo.

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