Quando leggere un libro a letto era un’attività pericolosa

Il rischio era di addormentarsi senza spegnere le candele, provocando incendi e devastazioni. Ma la realtà è un’altra: tutta l’ostilità nasceva da questioni molto più ideologiche

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23 Maggio Mag 2017 1037 23 maggio 2017 23 Maggio 2017 - 10:37

Una nuova moda molto sospetta. All’inizio del XIX secolo alcune persone avevano cominciato a leggere libri prima di addormentarsi. Un fatto normalissimo, oggi (anzi, forse addirittura rimpianto). Ma all’epoca aveva destato molta preoccupazione, anzi. Era, per alcuni giornali, “una calamità e un pericolo orrendo”. Leggendo a letto si correva il rischio di addormentarsi senza spegnere la candela e, di conseguenza, di provocare un incendio.

Nonostante il ragionamento possa apparire, se non convincente, almeno logico, i fatti lo smentiscono. Come scrive l’Atlantic, l’origine vera della condanna nei confronti della nuova abitudine (i libri a letto, che stranezza) erano ben diverse. Anche perché di tutti i 29.069 incendi avvenuti a Londra tra il 1833 e il 1866, solo 34 erano stati causati dalla lettura a letto. La stessa quantità di incendi causati da gatti che urtavano i candelabri.

Il problema era che le abitudini del sonno stavano cambiando. Per secoli in Europa, sia ricchi che poveri erano abituati a non dormire da soli. I contadini, per esempio, dividevano la loro unica stanza con il resto della famiglia, magari su un unico grande giaciglio o su vari letti più modesti allineati tra loro. I reali, a loro volta, erano circondati dai loro cortigiani, che in caso di freddo eccessivo, potevano perfino accedere alle coperte. Il letto singolo, privato, isolato, era per forza di cose molto sospetto. Cosa poteva fare una persona a letto da sola, si chiedevano, peraltro accompagnata dalla lettura, che trasporta la sua mente in altri luoghi e crea realtà distanti e immaginarie? Già: trasgredire alle buone regole della morale.

La pratica migliore, prima di addormentarsi, era quella della preghiera. Ma meglio ancora, per evitare atti peccaminosi di qualsiasi genere, era il controllo sociale. In una stanza di contadini era inevitabile la condivisione degli spazi. E spesso le letture serali, che erano collettive, consistevano nella recitazione di passi della Bibbia. Si parlava di Dio e della sua autorità, e il figlio, vicino al padre, poteva cogliere nel genitore la sua incarnazione reale. Era un sistema che si manteneva saldo: ognuno guardava l’altro, ne condivideva la vita, ne impediva gli eccessi.

Il mondo dell’individuo, però, stava bussando alle porte. Ci si isolava sempre di più, si contava sempre di più come soggetti, si cominciava a parlare di privacy (cosa modernissima in realtà), si tendeva a separarsi dagli altri: letture silenziose e solitarie. Poi, ogni tanto, capitava di addormentarsi con il libro aperto e la luce accesa. E se scoppiava un incendio, i nostalgici della vita in comune vi leggevano la giusta punizione.

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