Trump è a Roma, e a Montecitorio arrivano i deputati iraniani

Una decina di deputati dell’assemblea iraniana sono venuti ospiti della commissione cultura. Eppure la missione politica è passata sotto traccia. Neppure un giornalista presente. Un incontro per confermare gli ottimi legami tra i due paesi. «Trump? È lui che arma i principali sponsor del terrore»

000 OQ9WJ

ATTA KENARE / AFP

24 Maggio Mag 2017 1500 24 maggio 2017 24 Maggio 2017 - 15:00

Improvvisamente Roma si scopre al centro dello scacchiere internazionale. Nelle stesse ore in cui il presidente americano Donald Trump visita la Città Eterna, è giunta a Montecitorio una delegazione parlamentare iraniana. Ovviamente gli incontri del presidente Usa - atteso oggi in Vaticano e al Quirinale - hanno monopolizzato l’attenzione dei media.
E così quasi nessuno si è accorto della missione politica in arrivo da Teheran. Eppure chi ieri era alla Camera ha potuto vederli: una decina di parlamentari dell’assemblea consultiva della Repubblica islamica dell’Iran. Sono stati avvistati mentre attraversavano i corridoi al quarto piano del Palazzo, accompagnati dai commessi di Montecitorio.
Alcuni in completo grigio e altri in abiti tradizionali, la lunga veste e il copricapo. La visita è stata organizzata un paio di settimane fa su espressa richiesta della delegazione straniera, raccontano. Un incontro amichevole per parlare di cooperazione e stringere nuove intese di carattere culturale.

Del resto il rapporto tra i due paesi non è in discussione. Un legame storico rinnovato proprio in questi giorni: l’Italia è stata appena invitata come ospite d’onore alla fiera internazionale del libro di Teheran, intanto ci confermiamo il primo partner commerciale europeo dell’Iran. Con un interscambio che secondo le ultime statistiche ha raggiunto 1,2 miliardi di euro.

Il rapporto tra i due paesi non è in discussione. Un legame storico rinnovato proprio in questi giorni: l’Italia è stata appena invitata come ospite d’onore alla fiera internazionale del libro di Teheran, intanto ci confermiamo il primo partner commerciale europeo dell’Iran.

Mentre le strade di Roma erano blindate e centinaia di agenti di polizia proteggevano la delegazione in arrivo dalla Casa Bianca, i deputati iraniani sono arrivati senza pubblicità.
Un incontro persino troppo discreto, considerato che ad attenderli alla Camera non c’era neppure un giornalista (con l’unica eccezione del corrispondente della tv persiana). Una breve visita a Montecitorio, poi i parlamentari stranieri sono stati accompagnati al vertice con i colleghi italiani della commissione Cultura. «È stato un confronto molto amichevole» racconta il vicepresidente Bruno Molea. «I nostri ospiti hanno ribadito la volontà di costruire ottimi rapporti con il nostro Paese». Uno scambio diplomatico apprezzato anche dai nostri politici. Solitamente questi incontri durano lo stretto necessario, ma l’appuntamento di ieri ha sfiorato le due ore.
Si è parlato molto di turismo, raccontano i presenti. Gli ospiti iraniani hanno chiesto suggerimenti per sviluppare il proprio patrimonio artistico e culturale, anche sulla base delle nostre esperienze. Si è discusso delle possibili collaborazioni bilaterali in questo settore. Il tutto condito da grandi attestati di stima e amicizia. «Veniteci a trovare - hanno detto più volte - siamo un paese aperto».

Certo, la diplomazia ha i suoi limiti. Durante la chiacchierata si è preferito non approfondire temi particolari. Alcune deputate hanno chiesto lumi sulla questione femminile in Iran. In effetti, esclusa la traduttrice, gli ospiti in arrivo da Teheran erano tutti uomini. Solo un caso, hanno chiarito i diretti interessati. Le colleghe della commissione cultura iraniana erano impegnate in patria in un’altra visita istituzionale. «Ci hanno spiegato - dice ancora uno dei presenti - che nel loro contesto sociale e familiare le donne vivono in totale libertà». Alcuni ospiti si sono sentiti in dovere di prendere le distanze dal terrorismo. Altri hanno enfatizzato la grande partecipazione democratica alle ultime presidenziali, vinte dal leader moderato e riformista Hassan Rohani. Ma anche rispetto all’attuale crisi internazionale non si è mai scesi nei dettagli. «Si è volato molto alto», raccontano. E sarebbe stato strano il contrario.

Incalzati sull’argomento jihadismo, i deputati stranieri hanno sottolineato la pericolosità, semmai, di chi vende armamenti ai “principali sponsor del terrorismo” (in riferimento al contratto da 110 miliardi di dollari siglato tra Trump e i sauditi)

Eppure verso la fine dell’incontro la discussione si è accesa. Sfruttando la curiosa coincidenza della visita romana di Trump, qualcuno ha chiesto ai colleghi iraniani un parere sul presidente americano. Il tempo di un botta e risposta a distanza. Pochi giorni fa, in Arabia Saudita, Trump ha invocato la necessità di isolare Teheran. Qualche ora dopo, da Israele, ha confermato la posizione: «Possiamo dichiarare che all’Iran non sarà mai concesso di avere un’arma nucleare».
Incalzati sull’argomento, i deputati stranieri hanno ripetuto le parole del proprio governo. Sottolineando la pericolosità, semmai, di chi vende armamenti ai “principali sponsor del terrorismo” (in riferimento al contratto da 110 miliardi di dollari siglato tra Trump e i sauditi).
E l’atomica? Da questo punto di vita fanno fede le parole di Rohani, che pochi giorni fa ha spiegato: «L’Iran non ha mai tentato di avere armi nucleari. L’Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha verificato in diverse occasioni la natura pacifica del nostro programma nucleare».
Alla fine dell’incontro, tutti liberi. Mentre Trump incontrava una rappresentanza dell’imprenditoria italiana a Villa Taverna, ieri la first daughter Ivanka ha preferito passeggiare per il centro concedendosi una pizza vicino al Pantheon, alle Cave di Sant’Ignazio. In assenza di fotografi e giornalisti al seguito, invece, non è dato sapere dove abbiano consumato la cena i parlamentari iraniani.

Potrebbe interessarti anche