Non credete alla grafologia, la pseudoscienza più pseudo di tutte

La pretesa di capire la personalità di un individuo attraverso la sua scrittura non è altro che un mito. Una leggenda nata nell’800 e attecchita nella cultura popolare

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RENAUD GIROUX / AFP

26 Maggio Mag 2017 0820 26 maggio 2017 26 Maggio 2017 - 08:20

Loro ci spererebbero, i grafologi. Ma la loro disciplina, cioè lo studio della grafia individuale e la deduzione dei tratti caratteriali di chi scrive, non è una scienza. Anzi, è ben lungi dall’esserlo. Ci sono diversi studi che hanno dimostrato che, anche se appare possibile azzeccare il genere (maschio e femmina) di chi scrive con una possibilità superiore al 50%, è del tutto inverosimile riuscire a trarre un quadro psicologico da quei semplici tratti. Chi dice il contrario o mente o si inganna.

Questo non impedisce, però, che gli esami grafologici rimangano roba buona per il cattivo giornalismo. Michelle Desbold, su Politico, ha analizzato la firma del presidente Usa Donald Trump e ha scoperto che “manca di empatia e ha una manìa per il potere, per il prestigio e l’ammirazione”. Mentre lo studio di Kathi McNight della Cnn sottolinea che, però, ha “un pensiero acuto dal punto di vista analitico e velocissimo, come il fulmine”.

Tutte sciocchezze. Già qualche anno fa, al World Economic Forum, alcuni reporter si erano divertiti a sottoporre alcune righe di Tony Blair ad alcuni grafologi. Risultato? Secondo alcuni erano l’opera di una personalità “con un forte desiderio di morte”, secondo altri un classico tipo “incapace di portare a termine gli obiettivi”. Gli inglesi presenti si preoccuparono molto, ma dopo pochi minuti il trucco fu svelato: non era Tony Blair il vero autore di quelle righe, ma Bill Gates. Difficile che un uomo che vale 50 miliardi di dollari, il fondatore della Microsoft, sia “incapace di portare a termine gli obiettivi”. La cosa si chiuse lì, con una bella risata.

La grafologia, insieme ad altre pseudoscienze come la frenologia o l’eugenetica, è nata nel XIX secolo. L’idea di intuire la personalità, cioè il funzionamento del cervello di una persona, dal modo in cui scriveva affascinò molte persone. Vennero scritti testi, manuali, prontuari. Fu un movimento che interessò diversi specialisti, fino a creare teorie sulla differenza tra “parte vigile” del cervello, quella sorvegliata, e “parte inconscia”, quella al di fuori del controllo della persona ma che emerge nella scrittura e nei suoi dettagli. Tondi, asticelle, inclinazioni, tratti e punti diventano oggetto di studio e di riflessione. Il problema, come per tutte le pseudo-scienze, è che le conclusioni non sono condivise e ogni analista se ne viene fuori con le proprie idee. Alla fine, nessuna vale qualcosa davvero.

L’unico punto da ricordare è che la grafologia è da distinguere dall’analisi forense della scrittura. Questa, che non mira a ricostruire profili psicologici ma solo a definire se una firma sia autentica o contraffatta, ha ben altra validità. Più vicina, insomma, all’esattezza di una scienza esatta.

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