Aboliamo l’Islam moderato (e forse cominceremo davvero a sconfiggere il terrorismo)

Dopo Manchester, la stessa storia: persino Mentana chiede ai “musulmani moderati” di insorgere contro i terroristi come se avessero qualcosa da farsi perdonare. Allo stesso modo, però, guai a pensare che le comunità islamiche non possano essere corrotte dal terrorismo

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FAROOQ NAEEM / AFP

27 Maggio Mag 2017 0830 27 maggio 2017 27 Maggio 2017 - 08:30

Erano passate solo poche ore dalla strage di Manchester e già l’opinione pubblica pretendeva una presa di posizione da parte del cosiddetto “mondo islamico moderato”. Perfino un commentatore solitamente chirurgico come Enrico Mentana si lasciava andare, dicendo che se “il mondo islamico moderato” non fosse addirittura “insorto con enorme forza” allora sarebbe inevitabile identificare con la loro religione “il nostro rischio”.

Questo eterno ritorno della richiesta di un gesto simbolico da parte del presunto “mondo islamico moderato” è frutto di una logica piuttosto bizzarra. Quando si scopre un prete colpevole di atti di pedofilia, è per caso richiesto agli altri di insorgere, celebrando Messa a porte chiuse? Ci si aspetta forse che i fedeli brandiscano un forcone e si mettano ad inseguire cardinali, vescovi e fraticelli di campagna per dare a tutti “una risposta esemplare”? E quando gli ultras di calcio si rendono protagonisti di atti di violenza in virtù della fede calcistica, è logico attendersi che gli altri tifosi, abbonati Sky inclusi, abbandonino gli stadi e spengano i televisori per dissociarsi a nome di tutti i devoti al Dio-pallone?

Evidentemente no, perché come gli ultras violenti non hanno nulla a che vedere con il calcio, i singoli preti pedofili non rappresentano la Chiesa. Un insieme esteso di individui non è da considerarsi responsabile per i crimini di cui si rende colpevole un’esigua minoranza: altrimenti noi italiani dovremmo indossare il cilicio per aver esportato la mafia nel mondo e dissociarcene ogni volta che superiamo una dogana.

Se si pretende che tutti gli islamici, che sulla Terra sono svariate centinaia di milioni, si sentano chiamati in causa per atti compiuti da una parte assolutamente minoritaria, e siano addirittura obbligati a “insorgere”, lo si fa in forza di un pregiudizio: quello che tutti i musulmani abbiano qualcosa da chiarire in partenza se non addirittura da farsi perdonare, e siano costretti a pagare pegno sulla base del proprio credo anche se in vita loro non hanno mai fatto male a nessuno e mai lo farebbero.

Se si pretende che tutti gli islamici, che sulla Terra sono svariate centinaia di milioni, si sentano chiamati in causa per atti compiuti da una parte assolutamente minoritaria, e siano addirittura obbligati a “insorgere”, lo si fa in forza di un pregiudizio: quello che tutti i musulmani abbiano qualcosa da chiarire in partenza

Il terrorismo corrompe le comunità musulmane dirottandole verso qualcosa che nulla ha a che vedere con l’Islam. Per combatterlo occorre dismettere, una volta per tutte, la logica del “mondo islamico moderato” e chiamarli semplicemente “mssulmani” recidendo ogni legame, perfino linguistico, tra loro e i terroristi. Liberarli dalla sensazione sgradevole di avere sempre qualcosa da dimostrare come se si portassero addosso un peccato originale e garantire loro quella parita’ di trattamento sancita dalla Costituzione. Costruendo moschee alla luce del sole, evitando loro l’umiliazione di pregare nel buio dei sottoscala, come accade a Milano, alla faccia delle promesse elettorali del centro-sinistra. Perché è proprio lì, nelle zone d’ombra fisiche e linguistiche che comincia la discriminazione e comincia il terreno fertile per il proselitismo jihadista.

Allo stesso modo, la storia del kamikaze di Manchester e della sua famiglia si arricchisce ogni giorno di particolari che forniscono la risposta più drammatica e spietata a quanti settimana scorsa sventolavano a Milano lo striscione con su scritto “nessuno è illegale”. Vivere in un mondo dove tutto è sempre bianco o nero sarebbe meraviglioso, ma purtroppo non è il caso dell’esperienza umana, caratterizzata dal dominio della scala dei grigi. Qualcuno di illegale c’è, eccome, perfino dentro una famiglia che sulla carta vantava il perfetto pedigree dei richiedenti asilo.

Se l’attentatore era “già noto” ai servizi come mai non era tenuto sotto controllo? E perchè era lasciato libero di fare la spola tra la Libia e l’Inghilterra? Quanto si spende, e come, per la lotta al terrorismo? Mettere al centro queste domande significa impegnarsi a costruire una società davvero aperta. Battersi per il tutti dentro a prescindere e, magari, aiutare la gente a fuggire dai centri d’accoglienza, significa porsi allo stesso livello di chi pensa che i migranti, peggio se musulmani, siano tutti ugualmente pericolosi. Alla lunga, un gioco al massacro dove a vincere sono e saranno sempre i terroristi e a perdere i migranti stessi.

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