Kennedy nacque cento anni fa: cosa può insegnarci la sua storia

Il presidente Usa democratico più famoso è ancora punto di riferimento dei politici di oggi. Dalla vittoria elettorale ottenuta anche per la superiorità televisiva, alla fine tragica, forse frutto di una cospirazione nella lotta tra poteri americani che si vede ancora all'opera oggi

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AFP PHOTO / ARCHIVES / AFP

29 Maggio Mag 2017 0805 29 maggio 2017 29 Maggio 2017 - 08:05

In un’epoca di contrasti tra Casa Bianca e altre istituzioni americane, come ad esempio i servizi segreti, vale la pena ricordare la figura di John Fitzgerald Kennedy, che nasceva il 29 maggio 1917, cento anni fa. Lui fu la ricchezza, il potere, e la morte violenta. Uomo dal grande fascino, il primo (e ultimo) cattolico a diventare presidente degli Stati Uniti, autore di slogan potenti (ancora vivi oggi, come “Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, ma cosa puoi fare tu per il tuo Paese”), amante incallito – e questo aspetto ha rifatto capolino più volte negli anni in cui si discutevano le abitudini sessuali di un presidente del Consiglio italiano.

Nato a Brookline, nel Massachusetts da una famiglia di origine irlandese ma di condizione altolocata (il padre era ambasciatore) fece ottimi studi, andò a Princeton (ma la lasciò perché aveva contratto l’itterizia) e poi a Harvard. Allo scoppio della seconda guerra mondiale era stato dichiarato riformato, ma al momento dell’attacco di Pearl Harbor, nel 1941, riuscì a entrare nell’esercito, anche con gli aiuti del padre. In guerra operò nel teatro del Pacifico, affrontando i giapponesi e distinguendosi per atti di eroismo che gli valsero diverse decorazioni. Ricevette la Navy and Marine Corps Medal “per l'eroismo mostrato nel soccorso di tre uomini in seguito all'attacco e all'affondamento della sua nave, mentre tentava di attaccare un bombardiere giapponese nell'area delle Isole Salomone la notte tra il 1º agosto e il 2 agosto 1943. Il luogotenente Kennedy, capitano della nave, ha diretto i soccorsi per l'equipaggio e salvato personalmente tre uomini, uno dei quali ferito seriamente”.

Dopo la sua esperienza di guerra, che lo segnò nel fisico (oltre a soffrire di sciatica, contrasse la malaria), decise di dedicarsi alla politica: prima a Boston, dove fu eletto tre volte, poi come senatore per il Massachusetts. In Senato fu colpito da altri problemi di salute: operazioni alla spina dorsale, infezioni, assenza improvvise. Scrisse un libro biografico di elogio di alcune figure di senatori degli Usa che gli valse un Pulitzer. Poi, nel 1955, scoprirono che aveva una gamba più corta dell’altra di un centimetro. Era l’origine di molti dei suoi mali. Da quel momento si gettò nella vita politica con più passione. E nel 1960 si candidò alla presidenza, sfidando Nixon, e vincendo.

La sua presidenza fu segnata da tre cose: prima di tutto, la crisi cubana, con il fallimento del piano per rovesciare Castro e l’enorme dilemma, una volta scoperto che i cubani avevano dei missili puntati sull’America. Tutto si concluderà con la decisione di aprire dei negoziati con i russi, ottenendo il ritiro dei missili (in cambio del ritiro dei missili americani dalla Turchia) e una politica di limitazione dei test nucleari. Qui comincia anche, per compensazione, la corsa alla Luna: un obiettivo scelto, spiegherà, “non perché è facile, ma perché è difficile”. Poi la battaglia contro la povertà e la discriminazione razziale, che sarà chiamata “la nuova frontiera”. Infine, dalla morte violenta che lo colpirà, il 22 novembre del 1963, a Dallas. Mentre Kennedy sfilava nel corteo per le vie della città, un cecchino lo uccide dalla distanza. Il fatto, documentato dalle immagini, suscitò una grande impressione.

L’omicida era Lee Harvey Oswald, un mezzo matto. Tuttavia non si poterono conoscere le ragioni del suo gesto perché, dopo due giorni, fu ucciso da Jack Ruby, proprietario di un nightclub e con legami mafiosi. Cosa era successo? Secondo molti ci fu una cospirazione che interessò alcuni apparati dello Stato, tra cui la Cia, messi in difficoltà da alcune decisioni (personalistiche) del presidente. La tesi fu riproposta nel 1979 dalla “Commissione scelta della Camera dei Deputati sui casi di assassinio", organo istituito nel 1976 per investigare sulle circostanze della morte di Kennedy e di Martin Luther King. Non fosse bastato, cinque anni dopo, fu fatto fuori anche il fratello Bob, in una cena elettorale. Il responsabile, Sirhan B. Sirhan, immigrato giordano, a un'analisi più attenta dei fatti apparve sempre più uno dei soggetti di una cospirazione, forse addirittura lo specchietto per le allodole per attirare l’attenzione di Kennedy mentre un membro del suo staff sparava.

In ogni caso la figura di Joh Fitgerald continua a influenzare l’immaginario politico americano (e non solo). Per questo Stampaprint ha voluto ricordarlo con una bella infografica:

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