La Merkel l’ha capito, altri no: contro Le Pen, Salvini (e Trump) solo l’europeismo funziona

L'onda lunga dei populismi si sta abbassando. Angela Merkel se ne è accorta. Contro Trump usa una retorica anti-americana per riaffermare un europeismo forte. Che a quanto pare sta funzionando

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29 Maggio Mag 2017 0936 29 maggio 2017 29 Maggio 2017 - 09:36

Silenzio. Non parla Marine Le Pen, tace persino Matteo Salvini entrambi intervenuti in radio, questa mattina. Eppure avrebbero avuto molto da dire. Solo poche ore prima Angela Merkel, intervenuta a un meeting della Csu a Monaco di Baviera, aveva detto testuale che «Noi Europei dobbiamo prendere il destino nelle nostre mani».

Nulla, invece. Le Pen ha parlato di Macron e della crisi dei Repubblicains. Salvini di profughi, di made in Italy da difendere, pure dell’Euro - «i tedeschi ci hanno fregato all’ingresso, non vorrei che ci fregassero anche quando ne usciremo», voce del verbo mettere le mani avanti. Sulle parole della Merkel, però, silenzio assoluto.

E forse se vogliamo capire, a ritroso, perché la Cancelliera le ha pronunciate, quelle parole, dobbiamo proprio partire da qua, dal mutismo delle vestali del nazionalismo e dell’antieuropeismo, dopo le recenti sconfitte elettorali di Wilders in Olanda e Le Pen in Francia. Dalla fine di un’onda lunga che sembrava inarrestabile e che, si diceva, avrebbe presto portato al disfacimento dell’Unione.

Navigata e scaltra, Angela Merkel ha capito tante cose prima degli altri. Ha capito che oggi l’europeismo paga, in Germania come in Francia, persino in Baviera, e lo sta usando a piene mani

E invece - sorpresa, sorpresa! - il ciclo elettorale del 2017 ha portato Van der Bellen alla presidenza austriaca, confermato Mark Rutte in Olanda, catapultato all’Eliseo Emmanuel Macron, il più europeista di tutti, e ridato slancio pure a una Merkel che solo pochi mesi fa, dopo la crisi dei profughi, gli attentati, il Dieselgate, stava subendo la rimonta del socialdemocratico Martin Schultz. E che oggi, invece, guarda il rivale dall’alto dei suoi dieci punti e rotti di distacco e accarezza pure la speranza di governare senza l’alleanza coi socialdemocratici.

Navigata e scaltra, Angela Merkel ha capito tante cose prima degli altri. Ha capito che oggi l’europeismo paga, in Germania come in Francia, persino in Baviera, e lo sta usando a piene mani - unitamente a una sana dose di retorica anti-americana, che sui tedeschi fa sempre presa. Ha capito che la vittoria di Macron è il segnale che una più stretta integrazione europea è a portata di mano oggi come mai prima d’ora, elezioni italiane permettendo.

Soprattutto, ha capito che i populismi e i nazionalismi si combattono togliendogli l’iniziativa dalle mani, costringendoli in difesa, dettando loro l'agenda. Far leva sulla paura, preconizzando catastrofi in caso di dissoluzione dell’Unione è servito solo a far da megafono a chi sulla paura campa. Far leva sulla speranza di un futuro di prosperità e potenza, figlio di una maggiore integrazione, di una collettiva assunzione di responsabilità, li zittisce.
Merkel l’ha capito e si è messa alla guida del processo. Speriamo che qualcuno lo capisca pure dalle nostre parti.

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