Ritratto di Martin Lutero, il rozzo visionario che 500 anni fa cambiò il mondo

La rivoluzione protestante, l'addio al potere romano, le guerre che hanno squarciato l’Europa: tutto a causa di un polemico frate agostiniano che, nel tempo libero, amava fare grandi cene e bere la birra prodotta dalla moglie

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30 Maggio Mag 2017 0804 30 maggio 2017 30 Maggio 2017 - 08:04

Mancano pochi mesi, e poi saranno 500 anni perfetti da quando, una mattina di novembre, un frate agostiniano tedesco decise di attaccare alcuni fogli sul tabellone vicino al portone della Chiesa della sua città. Non erano partecipazioni di nozze, e nemmeno il bollettino parrocchiale dell’Università, ma tesi di carattere religioso destinate a cambiare la storia di tutta l’Europa. Martin Lutero, questo il nome del frate, era un bellicoso professore di teologia, illuminato da un’interpretazione all’epoca straordinaria dei testi biblici, che aveva molta voglia di discutere. Pure troppa.

In sostanza, era molto arrabbiato con la Chiesa di Roma per svariate ragioni. La prima, la principale, era il commercio delle indulgenze: speciali certificati emessi dalla Chiesa e garantiti dai banchieri Fugger che promettevano, anzi assegnavano posti migliori nell’aldilà. Non gli piaceva: era sospetta e, a suo avviso, non fondata dal punto di vista teologico. Era arrivato a pensare, anzi a convincersi, che a salvare l’uomo non fossero i meriti acquisiti nella vita con le preghiere o le buone azioni (e tantomeno le indulgenze), ma soltanto l’opera di Dio. La fede e cioè la salvezza non appartengono all’uomo, troppo corrotto dal peccato, ma sono doni che Dio, nella sua misericordia, si ripromette di assegnare agli esseri umani. Insomma, non ci si salva pagando una commissione ai banchieri, ma solo se Dio lo ha deciso.

Le sue tesi suscitarono grande clamore: il vescovo della sua regione lo segnalò al Papa, il Papa a sua volta lo invitò a Roma per “discutere” e Lutero, intuendo il trappolone, si rifiutò sempre. Alla fine, quando si incontrarono nel 1518, era troppo tardi. In tutta la Germania le tesi di Lutero, che in buona sostanza sottraevano le regioni tedesche dall’orbita di Roma, avevano già fatto furore. I contadini si erano ribellati e si erano già registrati scontri. I principi elettori decisero di trovarsi per pensare insieme come rispondere ai disordini e proprio lì, ad Augusta, il Papa contattò Lutero. Non in persona, ma per mezzo del cardinale Tommaso De Vio da Gaeta. I due si incontrarono a casa di Fugger (guarda caso) ma l’incontro, che avrebbe dovuto essere chiarificatore, non chiarì un bel nulla. Se non che c’era uno scisma in atto e non si poteva fare più nulla per fermarlo.

Il mondo di Lutero era così: frastagliato e confuso. Il principe elettore del suo Stato, Federico il Saggio, prese più volte le sue difese (lo nascose anche in casa) senza però convertirsi mai al protestantesimo. Il cattolicesimo, per tante ragioni, gli conveniva di più. Anche solo per il flusso di quattrini che ogni anno gli finivano in tasca grazie ai pellegrini che venvano in visita per pregare di fronte alle sue 18.970 reliquie, raccolte da ogni parte del mondo. Dalla parte del frate ribelle invece si schierò Melantone, umanista laico e interessato a trovare punti di convergenza nelle diatribe religiose dell’epoca. Sensibile alla questione, prestò a Lutero la sua sapienza e il suo rigore di professore di greco.

Compensava anche la rozzezza del frate domenicano, del resto. Lutero era un personaggio più che eccentrico. Energico, durissimo, dotato di un senso dell’umorismo molto dozzinale (il massimo del suo spirito era definire la chiesa “letame”), grafomane, si distingueva per alcuni tratti che, oggi, farebbero impressione. Odiava i papisti, detestava i calvinisti, non sopportava nemmeno gli ebrei. Era anche incline a romanzare la sua biografia: alle sue cede amava raccontare di essere nato in un ambiente povero, mentre era noto che la famiglia, che forse non era ricchissima, per un certo periodo ebbe un tenore di vita molto alto.

Gran parte della sua vita, anche senza che lo volesse, girò intorno al mondo dei metalli. Il padre Hans Luder li fondeva, in particolare rame. In casa giravano gioielli, monete, utensili. Le miniere delle montagne Harz,da cui venivano estratti, erano anche la fonte della ricchezza dell’onnipresente Fugger. Per questo alcuni storici, conoscendo il grande valore attribuito al metallo, anche simbolico, ipotizzano che le famose tesi non fossero state piantate con chiodi, ma con colle particolari o con cera. Lutero era molto attento alla cosa.

Dopo aver rifiutato la Chiesa di Roma, istituito una nuova religione, aizzato popoli e rovesciato regnanti, aperto una guerra che durerà secoli, Lutero si sposa pure. Una donna concreta che, oltre a dargli sei figli, lo stupirà per la bravura nel pulire casa e ancor di più nel produrre ottima birra. E soprattutto per le iniziative intraprese, tra cui l'apertura di un ospedale, insieme a una fattoria di maiali e, nel tempo libero, con la cura di quattro orfanelli. Birra e maiali li usava per le splendide cene piene di invitati, in cui Lutero raccontava le sue storie e le sue visioni teologiche. Alla fine, nonostante la grandezza dell’uomo, dietro a un grande scisma, insomma, c’è sempre una grande donna.

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