Perché gli investitori sono così avversi al rischio? Ce lo spiegano le scimmie

Provate a dare una fetta di mango a una scimmia oppure a darne due e poi toglierne una. Le reazioni saranno molto diverse. In fondo, anche gli investitori ragionano allo stesso modo

Gabbani Scimmia

L’esibizione di Francesco Gabbani all’Eurovision Song Contest, Kiev (SERGEI SUPINSKY / AFP)

1 Giugno Giu 2017 1609 01 giugno 2017 1 Giugno 2017 - 16:09
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Ormai lo abbiamo capito: tendiamo ad essere più infelici nel subire una perdita di 100 euro di quanto non siamo felici ad ottenere un guadagno dello stesso ammontare. Questo a causa dell’avversione alle perdite, un concetto che proviene dal lavoro di Tversky and Kahneman (1979), noto come “Teoria del Prospetto” (Prospect Theory).

Un curioso test sulla validità della Prospect Theory è stato condotto su un gruppo di scimmie. Nel caso in esame, sono stati selezionati due addestratori: il primo offre alla metà del gruppo di scimmie un fetta di mango e alla restante metà ne regala una aggiuntiva; il secondo, invece, regala due fette a tutte le scimmie, ma successivamente nel 50% dei casi se ne riprende una. Secondo la teoria classica, le scimmie dovrebbero appunto essere indifferenti nello scegliere l’uno o l’altro addestratore. Il guadagno atteso di fette di mango è analogo in entrambi i casi, ma le scimmie non l’hanno pensata allo stesso modo.

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Le scimmie hanno preferito il mancato guadagno di una fetta di mango aggiuntiva piuttosto che incorrere in una dolorosa perdita di una fetta già acquisita. Quando investiamo, in fondo, non siamo molto diversi

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