Il suicidio del Regno Unito, la rivincita dell’Europa

Solo un anno fa la vittoria della Brexit al referendum sembrava essere la fine dell’Unione Europea. A distanza di un anno, complice la vittoria di Macron e la tenuta della Merkel, si è rivelato essere il suo nuovo inizio. E la sconfitta di Theresa May non è che la ciliegina sulla torta

Theresa May, Jean Claude Juncker

Justin TALLIS / AFP

Justin TALLIS / AFP

9 Giugno Giu 2017 0827 09 giugno 2017 9 Giugno 2017 - 08:27

È passato meno di un anno, dallo scorso 23 giugno, ma sembrano passati secoli. Dalla sorprendente vittoria della Brexit nel referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea. Dalle dimissioni di David Cameron, che quel referendum l’aveva indetto e si era giocato tutta la sua carriera politica sulla vittoria del remain. Dall’ascesa della nuova Lady di Ferro Theresa May, colei che avrebbe condotto i negoziati con Bruxelles.

Sembrava la fine, per l’Unione Europea. Diversi commentatori erano convinti che quel giorno, il 23 giugno, fosse semplicemente caduta la prima tessera del domino. Che Marine Le Pen avrebbe vinto le elezioni in Francia, che Angela Merkel non si sarebbe nemmeno ricandidata in Germania, che altri Paesi avrebbero presto seguito l’onda britannica, indicendo anch’essi referendum per uscire dall’Unione. Che l’esperimento politico del Vecchio Continente sarebbe collassato a sessant’anni dalla sua nascita, tanto più dopo la successiva vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane.

Sembrava la fine, la Brexit, si è rivelato essere un nuovo inizio. A meno di un anno di distanza, all’Eliseo c’è andato Emmanuel Macron, il presidente più europeista che la Francia abbia mai avuto. Angela Merkel si è ricandidata e ha un vantaggio siderale sul suo rivale Martin Schultz. E buon ultima Theresa May, che aveva indetto elezioni anticipate per monetizzare un consenso in crescita e condurre con più forza e legittimazione i negoziati per la Brexit, oggi si ritrova senza maggioranza parlamentare

Sembrava la fine, si è rivelato essere un nuovo inizio. A meno di un anno di distanza, all’Eliseo c’è andato Emmanuel Macron, il presidente più europeista che la Francia abbia mai avuto, accompagnato dall’Inno alla Gioia e dalle bandiere a dodici stelle. Angela Merkel si è ricandidata e ha un vantaggio siderale sul suo rivale Martin Schultz. E buon ultima Theresa May, che aveva indetto elezioni anticipate per monetizzare un consenso in crescita e condurre con più forza e legittimazione i negoziati per la Brexit, oggi si ritrova senza maggioranza parlamentare e col rischio concreto di dover fare le valigie dal 10 di Downing Street.

Male per lei e per il Regno Unito, che il prossimo 19 giugno, data d’inizio ufficiale dei negoziati per la Brexit rischia di ritrovarsi senza un governo. Buon per Bruxelles, invece, che si gode quest’insperata rivincita. Per di più in un periodo di crescita dell’economia, con un rinnovato asse franco-tedesco alla guida proiettato verso un’Unione ancora più stretta sul versante militare, su quello fiscale e perché no?, pure su quello politico. Un’accelerazione - paradosso dei paradossi - che non sarebbe stata possibile se lo scorso 23 giugno avesse vinto il Remain. A volte la politica è davvero strana.

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