Benvenuto Benevento: il lungo viaggio degli Stregoni verso la prima Serie A

Dopo più di 80 anni e molte vicissitudini societarie, il club campano fa il doppio salto dalla Lega pro alla massima serie: storia di una piccola società che con un piccolo budget ha raccolto il massimo risultato

Benev

beneventocalcio.club

10 Giugno Giu 2017 0830 10 giugno 2017 10 Giugno 2017 - 08:30

La storia la sapete, perché è una di quelle cose ti restano impresse delle elementari quando ti insegnano la storia romana. I re di Roma, il ratto delle Sabine e Maleventum che a un certo punto diventa Beneventum. Roba di ere geologiche fa, quando i romani erano impegnati prima nelle guerre sannitiche, poi contro Pirro re dell’Epiro, che era accorso in aiuto di Taranto, città entrata nelle mire di Roma per la sua posizione strategica per la futura conquista della Magna Grecia. Roma respinse Pirro proprio a Maleventum, che da quel momento si trasformò in Beneventum, nome che più si addiceva al felice evento.

Giusto qualche anno dopo, anche la squadra di calcio locale ha cambiato nome, più volte per cause varie, ma nessuno di questi è stato davvero un beneventum. Almeno, fino a quando non si è arrivato al Benevento Calcio Srl, attuale denominazione del club campano che nel 2017/18 rappresenterà per la prima volta Benevento in Serie A.

Per arrivare a questo risultato, non c’è stato bisogno di alcuna stregoneria. Piccolo gioco di parole: uno dei nomi con i quali è nota la squadra giallorossa è quello di “Stregoni”. Anche qui, ci viene in aiuto qualche ricordo delle elementari (o forse più delle medie), cioè di quando i Longobardi si erano spinti fino ad alcune aree centro meridionali della nostra penisola, quando ormai dei romani non v’era più traccia. E i Longobardi, che erano soliti muoversi in massa da un posto all’altro, si erano trovati bene nell’entroterra campano: sulle rive del locale fiume Sabato (vicino al quale oggi sorge lo stadio Vigorito) erano soliti svolgere i propri riti pagani, visti dalla popolazione locale come atti di stregoneria. Poi la corte del duca Arechi II si sposterà a Salerno, dove lo stadio locale oggi porta ancora il suo nome. Ma sarà al Vigorito di Benevento che la massima serie ritroverà un derby campano, quello contro il Napoli, il bel Napoli di Sarri.

Di fronte si troveranno i ragazzi di Marco Baroni, che già che qualche anno fa aveva sfiorato il colpaccio con un’altra provinciale del pallone, il Lanciano. Baroni è più misurato di Oronzo Pugliese, il “Mago di Turi” che negli anni Cinquanta allenò anche qui e che era famoso per l’estro che ne accompagnava le gesta da allenatore: il suo portare un galletto in campo ai tempi del Bari o lo spargere il sale di fronte la panchina per allontanare la sfortuna lo resero un mito, che fu di ispirazione per il personaggio di Oronzo Canà di “L’allenatore nel pallone”. Benevento ebbe la possibilità di godersi Pugliese prima della chiusura della squadra per debiti: è il 1953 e l’Associazione Calcio Benevento (che aveva già cambiato nome dopo la guerra da Società Sportiva Littorio Benevento) doveva lasciare il campo in favore del San Vito, club dilettantistico locale che dopo 7 anni conquista la Serie C con il nome di Società Sportiva Benevento.

Negli anni Settanta viene inaugurato il nuovo stadio, all’epoca chiamato Santa Colomba, mentre il club ha avuto tempo di cambiare nome già altre due volte: prima Polisportiva Benevento, quindi Società Sportiva Calcio Benevento. E che diventerà poi Sporting Fc Benevento a inizio anni Novanta, dopo problemi economici che costringono il vecchio club ad abbandonare il professionismo. Gli ultimi vent’anni del club sono stati caratterizzati da una presenza stabile nella terza serie – con in mezzo la creazione di una nuova società, il Benevento Calcio – dalla quale sembrava non dover mai uscire: molte negli anni sono state le sconfitte nei playoff, prima per salire in C1 (Sansovino, Potenza), poi per la B: Crotone, Varese, Juve Stabia e Lecce negli anni hanno sempre fermato il Benevento a un passo dalla cadetteria, arrivata lo scorso anno.

E se la B era già una quasi novità negli oltre ottant’anni di storia giallorossa (la prima volta fu nell’immediato secondo dopoguerra), la Serie A viene già salutata come miracolo o favola, com’è d’abitudine per il nostro fantasioso giornalismo sportivo. A Benevento hanno fatto molto con poco, questo sì, considerando che club si è mosso attuando una politica volta soprattutto ai prestiti o ai parametri zero: in giallorosso sono arrivati tra gli altri il promettente portiere Cragno dal Cagliari, il centrale ex Fiorentina Michele Camporese, il mediano Raman Cisbah dal Sassuolo e la punta dell’Inter George Puscas, autore del gol decisivo per la promozione contro il Carpi. Per non parlare di Fabio Ceravolo, autore di 21 gol in campionato e preso a zero dalla Ternana.

E se la B era già una quasi novità negli oltre ottant’anni di storia giallorossa (la prima volta fu nell’immediato secondo dopoguerra), la Serie A viene già salutata come miracolo o favola, com’è d’abitudine per il nostro fantasioso giornalismo sportivo. A Benevento hanno fatto molto con poco, questo sì, considerando che club si è mosso attuando una politica volta soprattutto ai prestiti o ai parametri zero: in giallorosso sono arrivati tra gli altri il promettente portiere Cragno dal Cagliari, il centrale ex Fiorentina Michele Camporese, il mediano Raman Cisbah dal Sassuolo e la punta dell’Inter George Puscas, autore del gol decisivo per la promozione contro il Carpi.

Il club andrà in a con lo stadio intitolato già da tempo a Ciro Vigorito, ex amministratore delegato del club e fratello di Oreste, avvocato e presidente dei giallorossi nonché imprenditore nel ramo dell’energia: sua è la società Ivpc, società creata dallo stesso Oreste nel 1993 per operare nel campo del business delle rinnovabili e che gli ha creato qualche grattacapo giudiziario in passato. Nel 2009 Vigorito finì in manette con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, nell’ambito di un’inchiesta sui finanziamenti pubblici beneficiando della legge 488 di cui si occupò anche L’Espresso.

Lo scorso anno, Vigorito (nel frattempo prosciolto da un'accusa legata a multiproprietà con Benevento e Casertana) aveva ceduto l’intero pacchetto del club ai Pallotta-Fabbrocini, ovvero discendenti di una famiglia storica di banchieri e imprenditori nel ramo sanitario. Vigorito, che ha mantenuto il controllo sulle giovanili sponsorizzandole con il marchio della sua società editoriale, la Otto Pagine, ha comunque messo mano al portafogli attraverso la sponsorship di maglia del club con il marchio della sua Ipvc. Ed oggi, a un anno distanza, siede di nuovo sulla poltrona di presidente del club: il pacchetto è di nuovo suo, dopo averlo ceduto gratuitamente, per gestire una società che dal punto di vista finanziario, bilanci alla mano con Vigorito non ha nel tempo accumulato debiti. Una gestione attenta, che in tanti anni però non aveva mai portato a risultati importanti sul campo. Fino alla promozione in A.

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