Avviso ai politici italiani: non copiate Macron o Corbyn, durano poco

Nel Regno Unito, Corbyn recupera 23 punti in due mesi. In Francia, un Paese antieuropeo finisce per premiare il leader più europeista che c’è. Una lezione per l’Italia: inseguire le idee che vanno di moda non conviene. Perché le mode durano molto, troppo poco

Macron

CHRISTOPHE PETIT TESSON / POOL / AFP

CHRISTOPHE PETIT TESSON / POOL / AFP

12 Giugno Giu 2017 0811 12 giugno 2017 12 Giugno 2017 - 08:11

Qualche mese prima che il Regno Unito scegliesse di abbandonare l’Unione Europea, una ricerca di Pew Research mostrò che in Francia l’ostilità nei confronti di Bruxelles fosse più alta che Oltremanica di almeno una decina di punti percentuali. Sembrava impossibile, un anno fa, che il più europeista dei leader possibili, quell’Emmanuel Macron, che era appena uscito dal partito socialista e aveva appena fondato da zero un movimento politico nuovo, sarebbe stato il nuovo presidente francese. O che, poche settimane dopo, avrebbe stravinto il primo turno delle elezioni legislative francesi, aumentando del 10% e rotti il suo consenso, con la prospettiva di conquistare due seggi su tre nel parlamento francese, se si confermeranno le previsioni dei ballottaggi, tra due settimane.

Allo stesso modo, il giorno dopo aver annunciato le elezioni anticipate, lo scorso 18 aprile - meno di due mesi fa - Theresa May poteva godersi un sondaggio che la dava 25 punti avanti sul Labour di Jeremy Corbyn, con la maggioranza assoluta dei consensi, percentuali e distacco mai raggiunti negli anni precedenti. Mai avrebbe immaginato che quel distacco si sarebbe decimato, arrivando a un risicato 2,5% che costringerà la May a un governo di coalizione con gli unionisti nord irlandesi.

Sono due esempi, sintomatici tuttavia della schizofrenia di questa nuova fase politica senza ideologie, coi partiti in crisi e un elettorato in perenne stato confusionale. Al punto tale che forse dovremmo fermarci qui, armarci di santa pazienza, ed evitare analisi troppo raffinate. Anche perché nessuno di noi potrebbe con certezza affermare che tra dodici mesi non ci troveremmo qui a celebrare il consenso stellare di Theresa May o di Marine Le Pen e il tracollo di Emmanuel Macron o della sinistra old style di Corbyn. La Storia recente dovrebbe insegnarci a farlo, perlomeno.

Forse dovremmo fermarci qui, armarci di santa pazienza, ed evitare analisi troppo raffinate. Anche perché nessuno di noi potrebbe con certezza affermare che tra dodici mesi non ci troveremmo qui a celebrare il consenso stellare di Theresa May o di Marine Le Pen e il tracollo di Emmanuel Macron o della sinistra old style di Corbyn. La Storia recente dovrebbe insegnarci a farlo, perlomeno

Eppure, a casa nostra, avviene l’esatto contrario, coi leader che si affannano a rincorrere l’ultima tendenza elettorale, cavalcandola pro domo propria. Finché dura, ovviamente. Così si passa da Renzi che si gioca le ultime carte per il referendum levando dalle sue spalle le bandiere dell’Europa, per poi riscoprire il Pd a vocazione europeista (tendenza Macron) solo qualche mese dopo.

E pure i Cinque Stelle si affrettano a far dimenticare la loro alleanza continentale con l’Ukip e i partiti anti europei “malati d’ideologia” - ma soprattutto spianati alle elezioni - affidando la giravolta a un’intervista sul Corriere della Sera di Luigi Di Maio, secondo cui il Movimento Cinque Stelle non ha “mai fondato la (sua) storia sull’antieuropeismo”, affermando di apprezzare “le buone pratiche di governi europei come quello francese e tedesco, formati da partiti tradizionali”. Da Farage alla Merkel senza passare dal via.

Non fa eccezione la sinistra-sinistra, peraltro, per la quale fino a ieri aveva numi tutelari giovani e belli come Alexis Tsipras e Pablo Iglesias, volti e speranze di una sinistra giovane e movimentista, mentre oggi, complice la sconfitta elettorale di Podemos e il crollo di consensi per Syriza, si arrabattano pensosi alla ricerca di un leader saggio e cocciuto come Bernie Sanders o Jeremy Corbyn, visto che a quanto pare ai giovani, a questo giro, piacciono i vecchi, mentre fino solo a due o tre anni fa l’esperienza sembrava essere la peggiore delle caratteristiche di un politico.

La stessa destra sovranista e lepenista oggi, dopo il tracollo di Marine alle legislative, si riscopre orfana di un’onda lunga e ridà fiato a chi, come Berlusconi, vuole quell’alleanza di centrodestra che sembrava ormai morta e sepolta e invece - toh! - vince in Spagna ed è addirittura maggioritaria in Grecia. Roba che alla fine, potrebbe premiare proprio lui, il vecchio Cav., che se n’è stato zitto e fermo per tre anni. La strategia giusta mentre tutti gli altri si affannavano a inseguire le mode e un consenso più effimero e volatile di una farfalla.

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