Accumulazione del debito, credito facile e mutui subprime: cosa ci ha insegnato la crisi del 2008

La crisi finanziaria del 2007-2008 scuote ancora l'opinione pubblica sui fattori principali che l'hanno scaturita. Molti rimandano spesso al fallimento della Lehman Brothers, ma in realtà c'è dell'altro, come l'accumulazione del debito, il credito facile e i mutui subprime

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JOHN MOORE / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

13 Giugno Giu 2017 1454 13 giugno 2017 13 Giugno 2017 - 14:54
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La crisi finanziaria del 2007-2008 è una questione che scuote ancora l'opinione comune, che continua a interrogarsi sui fattori principali che l'hanno scatenata. Nonostante siamo tutti concordi nell'attribuire l'inizio della crisi al fallimento di Lehman Brothers del 15 settembre 2008, le cause sono da ricercare molto tempo prima.

In primis ciò che scatenò la più grave crisi finanziaria dal 1929, è stata l'enorme accumulazione di debito, soprattutto nel settore privato, che si registrò negli Stati Uniti sin dall'inizio degli anni 2000. Ma un debito così elevato, a sua volta, è stato accumulato soltanto grazie a una spropositata facilità nel concedere credito. La Federal Reserve, la banca centrale americana, ridusse infatti per ben 11 volte i tassi d’interesse sui depositi (dal 6,5% nel giugno 2000 al 1,75% nel dicembre 2001) generando un massiccio ed eccessivo afflusso di liquidità nell'economia.

In secondo luogo, a contribuire alla crisi sono stati i mutui subprime, per cui le banche erano ben disposte a concedere mutui immobiliari a clienti privi o quasi di reddito o che non fornivano adeguate garanzie circa il pagamento del debito. In questo modo le banche, essendo consapevoli del fatto che i propri clienti non erano in grado di ripagare il mutuo, potevano riappropriarsi degli immobili e rivederli sul mercato ad un prezzo più elevato dell’ammontare del mutuo concesso.

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