Costanzo: «Berlusconi ordinò il mio attentato? È un’ipotesi che fa ridere»

Il conduttore Tv sull'attentato al quale scampò nel maggio 1993, e sulla presunta presenza di alcuni killer mafiosi al teatro Parioli, durante una puntata del suo show

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13 Giugno Giu 2017 1254 13 giugno 2017 13 Giugno 2017 - 12:54

È oggi in prima pagina sul Fatto Quotidiano. La spedizione mafiosa a Roma per uccidere Giovanni Falcone arriva a pochi metri da lui, con iI gruppo di fuoco accomodato dentro il teatro Parioli la sera in cui il giudice va ospite di a Maurizio Costanzo Show. E proprio con Maurizio Costanzo torniamo a quei momenti. «La verità è che non c'erano controlli all'epoca. Fino all'attentato fatto a me l'ingresso a teatro era libero. Quindi è assolutamente credibile che sia accaduto» dice il conduttore a Linkiesta.it

Oggi cosa resta pensando a quelle vicende?
Mi rimane la contentezza di avere fatto quella battaglia contro la mafia con Michele Santoro. E ricordo bene i complimenti proprio di Giovanni Falcone. E mi rimane anche una certa riconoscenza per il destino, che ha voluto far sopravvivere me e mia moglie quella sera.

Qual è il ricordo di Giovanni Falcone?
Innanzitutto la sua aria serafica e anche molto ironica. Era nel suo modo di osservare me e gli altri, nel suo modo di rispondere alle mie domande. L'ho visto anche quando andò a lavorare con Martelli. L'uomo era oggettivamente straordinario. Ho un ricordo molto preciso della sera dell'attentato a Capaci. Ero in un paesino della Sicilia per un premio, con me c'erano anche Santoro e Enzo Biagi. Alla notizia della morte di Falcone, noi eravamo sul palco, noi che avevamo fatto la staffetta TV contro la Mafia. Scattò un applauso in sala che mai potrò dimenticare.

Immaginavate con Santoro i rischi che avreste corso?
Assolutamente no. Mai ci sfiorò il pensiero di un pericolo così grande.

Quindi la strategia mafiosa delle bombe, voluta da Totò Riina, colse tutti di sorpresa?
Decisamente si, almeno nel mio caso. Mai avrei immaginato i fatti che sono accaduti. Peraltro io sono vivo per un puro caso, legato al mio autista. Quella sera decise di non venire, perché aveva un impegno. Io allora scelsi una macchina diversa con un altro autista. E sono vivo per questo.

Il ricordo più vivo di quella sera.
Il botto micidiale. La mia assoluta convinzione che fosse esplosa una conduttura del gas. La felicità subito dopo di essere vivo e senza danni, così mia moglie, l'autista e anche il cane.

Ma quando capite cosa era successo davvero?
Nella nottata. La casa viene invasa da polizia e carabinieri, che mi spiegano cosa è successo davvero. E poi la telefonata di conferma definitiva del ministro dell'Interno Nicola Mancino.

Le bombe mafiose e la fine della Prima Repubblica. C'è un collegamento?
È una domanda difficilissima. Ci penso da allora, ma non riesco a scegliere tra le due possibilità. A momenti sono per il si, a volte per il no. Voglio essere più che sincero: non riesco a decidere. E dubito addirittura che ci si arrivi in sede di ricostruzione storiografica.

Che effetto fa vedere il nome di Silvio Berlusconi collegato a questo storie?
Mi fa sorridere, anche perché è storia antica. Ricordo bene una sera al Teatro Parioli. Berlusconi viene ospite al Costanzo Show da primo ministro. Si parla di riduzione delle scorte e lui reagisce a suo modo: "Maurizio, già dicono che sono io che ho fatto fare il tuo attentato, ci manca solo che adesso ti tolgo la scorta".

Chiudiamo sulla TV. Tutto è cambiato nei media, però il Costanzo Show è tornato ed un successo. Come te lo spieghi?
I dati ci dicono che siamo particolarmente seguiti dai ragazzi più giovani, tra i 15 e i 19 annui. Molti parlano di TV senza sapere da che parte cominciare a farla. Io amo le storie, amo le persone. Quest'anno ad esempio mi ha colpito molto un veterinario che sta a Londra e che ha operato un leone. La mia curiosità di oggi è quella di sempre. È sostanzialmente il mio motivo di vita.

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