Renzi perde a casa sua, la città di Bersani finisce alla Lega: tutte le storie delle amministrative

Tutto quello che non sapevate sulle amministrative di domenica. Il boom di CasaPound a Lucca, la sconfitta della candidata renziana a Rignano. Il Pizzarotti sconosciuto di Comacchio: sindaco espulso dai Cinque Stelle ma rieletto. A Belluno bocciati tutti i partiti. Ma c’è anche chi perde per 5 voti

Elezioni Italia
13 Giugno Giu 2017 0736 13 giugno 2017 13 Giugno 2017 - 07:36

Il flop dei Cinque Stelle, il ritorno del centrodestra, l’astensionismo che continua a crescere. Nascoste dai numeri, le elezioni amministrative raccontano anche molto altro. Storie curiose come quella di Rignano sull’Arno, il comune vicino Firenze divenuto famoso per aver dato i natali al segretario Pd Matteo Renzi. Nemo propheta in patria, domenica il leader dem si è visto sconfitto proprio in casa sua. L’aspirante sindaca del partito, Eva Uccella è stata superata dal primo cittadino uscente, Daniele Lorenzini. Consumata nei mesi scorsi una clamorosa rottura con i vertici del Pd locale, il vincitore oggi si leva qualche sassolino dalle scarpe. «Non è una rivalsa su nessuno - ha spiegato - anche se qui sono arrivati ministri per sostenere la mia avversaria». I leader contano in Parlamento, meno sul territorio. Ne sa qualcosa Pierluigi Bersani, già segretario dem. Da ieri Bettola, la sua città sulle colline piacentine, è un comune leghista. Merito del neo sindaco Paolo Negri, eletto con 773 preferenze. E della sua lista “Bettola da amare”, sostenuta dal Carroccio e da Fratelli d’Italia. È una regola fondamentale: alle amministrative contano le persone, non i partiti. Per diventare sindaco non basta essere famosi e non è sufficiente vantare una cena alla Casa Bianca. È il caso di Giusi Nicolini, sindaca uscente di Lampedusa, clamorosamente sconfitta sull’isola simbolo dell’accoglienza. In questi mesi è stata ospite di Barack Obama, Renzi l’ha voluta nella segretaria del partito. Nel frattempo Lampedusa è stata persino proposta per una candidatura al Nobel per la pace. Peccato che gli elettori non siano rimasti particolarmente colpiti dal suo operato. Terminato lo spoglio, il vincitore è risultato Salvatore Martello, sostenuto da una parte del Pd. Al secondo posto i Cinque Stelle, con il giovane Filippo Mannino. Nicolini è terza, con il 24,3 per cento dei consensi. Intanto il sindaco eletto ha già chiarito il nuovo corso sui migranti: «Le nostre braccia restano aperte, ma vogliamo prima sapere quali sono le regole date: quanti ne possono arrivare, quanto tempo debbono restare, dove debbono stare».

Tra i mille comuni al voto spicca il caso di Belluno: nella città veneta il discredito della politica ha portato a un risultato più unico che raro. I candidati di centrodestra, centrosinistra e Movimento Cinque stelle sono stati tutti sconfitti. Al ballottaggio andranno due esponenti della società civile, Jacopo Massaro e Paolo Gamba. Inmsieme hanno raccolto più del 70 per cento dei voti

Tante storie, qualche curiosità. Tra i mille comuni al voto spicca il caso di Belluno: nella città veneta il discredito della politica ha portato a un risultato più unico che raro. I candidati di centrodestra, centrosinistra e Movimento Cinque stelle sono stati tutti sconfitti. Al ballottaggio andranno due esponenti della società civile, Jacopo Massaro e Paolo Gamba. Sostenuti da sei liste civiche, sono riusciti da soli ad attirare più del 70 per cento dei voti. Con tanti saluti ai partiti tradizionali. Politica e rivincite: tutti conoscono la storia di Federico Pizzarotti. Il sindaco di Parma eletto con i Cinque Stelle, poi espulso, oggi vicino alla riconferma. Ma in pochi sanno che in Emilia Romagna c’è un’altra storia simile. Succede a Comacchio, celebre città lagunare del ferrarese. Il primo cittadino uscente si chiama Marco Fabbri. Anche lui espulso dal Movimento Cinque Stelle, si è ricandidato alla guida di una lista civica. E senza il sostegno dei grillini è riuscito nell’impresa di farsi rieleggere al primo turno. Ogni comune ha i suoi protagonisti, ogni città le sue peculiarità. Farà discutere il caso di Lucca, bel capoluogo d’arte nella rossa Toscana e da ieri capitale italiana di CasaPound. Il candidato sindaco Fabio Barsanti ha ottenuto uno storico 7,84 per cento, conquistando quasi tremila voti. Il movimento di estrema destra diventa così la terza forza politica in città, con un centinaio di preferenze in più rispetto ai Cinque Stelle. «Il voto di ieri - racconta il vicepresidente Simone Di Stefano - conferma definitivamente che CasaPound è uscita dal novero dei movimenti zerovirgola per entrare a gamba tesa nella politica che decide».

Tra i protagonisti del voto c’è spazio anche per Stefano Torre, candidato sindaco a Piacenza. Cilindro in testa, ha portato avanti una surreale campagna elettorale. Ha promesso di vietare la morte con apposita ordinanza. Ha assicurato di aver concluso un’intesa con Bill Gates per finanziare la locale società calcistica, rivelando di avere già un accordo con Cristiano Ronaldo per la prossima stagione. Tra i tanti impegni presi con i cittadini c’è la perforazione della crosta terrestre, dove oggi sorge un inceneritore, per far salire il magma in superficie e creare un vulcano. Un programma “lungimirante e visionario”, ha spiegato. Tra le tante novità la costruzione di un vinodotto per portare i migliori vini piacentini direttamente nei rubinetti di casa. E l’impegno a ospitare la Formula Uno in città con un gran premio dalla pista a doppio senso, «dove i bolidi potranno anche schiantarsi frontalmente». Sembra pure follia, eppure gli elettori lo hanno premiato. Stefano Torre ha conquistato 1.800 voti, oltre il 4 per cento, sfiorando l’ingresso in Consiglio comunale.

Merita una menzione particolare chi si è visto sfuggire la vittoria per un pugno di voti. Roba da starci male. A Monza il sindaco uscente Roberto Scanagatti e il suo sfidante Dario Allevi hanno dato vita a una sfida particolarmente aperta. Tanto da conquistare lo stesso numero di preferenze, o quasi. 19.379 il primo, 19.344 il secondo, con uno scarto di 35 schede. Ancora più curioso quello che è successo ad Asti, dove Angela Motta del Pd ha superato per un soffio il grillino Massimo Cerruti. Entrambi hanno il 15,2 per cento: 5.093 voti lei, 5080 lui. E per 15 schede di differenza tra due settimane sarà l’esponente di centrosinistra ad andare al ballottaggio. A Serravalle Pistoiese, in Toscana, la distanza tra i primi due candidati è di soli 5 voti. Eugenio Patrizio Mungai, di centrosinistra, è stato sconfitto con il 49,94 per cento. Una beffa. E così il locale Pd ha già annunciato che verranno fatte tutte le verifiche del caso, se necessario saranno ricontati tutti i voti.

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