Effetto Corbyn: pericolo nuove elezioni e "soft Brexit"

I risultati delle scorse elezioni inglesi influenzano anche le prossime trattative per la Brexit. Secondo MacShane dell'Indipendent la vera vincitrice delle elezioni è l'Europa. Macron vede la possibilità di una soft Brexit

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Isabel INFANTES / AFP

15 Giugno Giu 2017 1430 15 giugno 2017 15 Giugno 2017 - 14:30

L’ascesa del Corbynismo

I risultati delle elezioni nel Regno Unito hanno sorpreso molti giornalisti e commentatori, soprattutto per la performance dei laburisti guidati da Jeremy Corbyn, che è riuscito a riconquistare molti dei seggi precedentemente persi dal partito. Secondo Jonathan Freedland, un giornalista del Guardian solitamente critico nei confronti del Corbynismo, il leader del partito laburista è riuscito a riscrivere le regole della concorrenza politica. Molto interessante, osserva Freedland, il notevole sostegno che Corbyn è riuscito a incanalare verso il Labour da parte degli elettori più giovani.

Tom McTague, Charlie Cooper e Annabelle Dickson su Politico si concentrano invece sul risultato deludente dei Tory, quasi pari a una sconfitta. Discutendo i “dietro le quinte” della campagna elettorale dei conservatori, gli autori individuano tutti i piccoli dettagli che hanno contribuito al risultato finale, a partire dalla mancanza di esperienza di Theresa May nell’ambito delle campagne elettorali, passando per l’impopolarità del manifesto politico elaborato da Nick Timothy, consigliere e capo dello staff di May. Quest'ultimo, dopo essersi dimesso dal suo ruolo consultivo, ha scritto un messaggio su Conservative Home suggerendo che le principali ragioni del fiasco dei Tory risiedono nel fatto che quella britannica è una società “divisa”, in cui molti cittadini sono stanchi dell’austerity, della Brexit e della mancanza di opportunità per le nuove generazioni.

Che ne sarà della Brexit adesso?

Altri giornalisti intanto si sono concentrati sulle conseguenze del voto sulla Brexit. Secondo Denis MacShane sull’Indipendent, bisognerebbe tener conto della grande fetta di elettori contraria a uno scenario di "hard Brexit" per capire pienamente il risultato di queste elezioni. Con il 48% degli elettori contrari alla Brexit nel referendum del 2016, non dovrebbe sorprendere che la leadership dei Tory che spinge per uscire dal Mercato Comune sia stata punita dall'elettorato. Secondo MacShane, sia in Inghilterra che in Scozia i veri sconfitti delle elezioni sono stati i partiti nazionalisti, in particolare UKIP e SNP. "Come nei Paesi Bassi, in Austria e in Francia, l'Europa si è rivelata essere la vera vincitrice", conclude MacShane.

Secondo MacShane, sia in Inghilterra che in Scozia i veri sconfitti delle elezioni sono stati i partiti nazionalisti, in particolare UKIP e SNP. "Come nei Paesi Bassi, in Austria e in Francia, l'Europa si è rivelata essere la vera vincitrice", conclude MacShane

In un lungo editoriale pubblicato sul New York Times, Joan Smith fa un parallelo tra l’ex primo ministro David Cameron e Theresa May: nessuno dei due è riuscito a gestire una questione in grado di dividere profondamente l’opinione pubblica come l'appartenenza del paese all'UE. Secondo Smith, lo scenario di una May indebolita che inizia i negoziati con l'UE la prossima settimana sarebbe uno scenario "catastrofico". Dalla sinistra alla destra, il Regno Unito sembra essere una terra di divisioni che col tempo rischiano di fare a pezzi il paese, aggiunge l’autore, concludendo infine con la convinzione che "non è irrealistica la prospettiva di nuove elezioni entro la fine di quest'anno".

Nuove elezioni?

Dall'ex primo ministro David Cameron al presidente francese Emmanuel Macron, dopo le elezioni molti politici e rappresentanti istituzionali dell'UE hanno accennato alla possibilità che il Regno Unito possa ora orientarsi verso un accordo di "soft Brexit". Sul Guardian, Matthew d'Ancona sostiene che i Tories abbiano bisogno ora più che mai di una corsa per la leadership del partito per far sì che ne esca rafforzato: tra i potenziali successori di Theresa May, D'Ancona elenca Boris Johnson, Ruth Davidson e infine la favorita Amber Rudd. In particolare, D'Ancona sottolinea la necessità che le elezioni per la direzione del partito si svolgano il più presto possibile per poter passare poi a delle nuove elezioni generali, il che potrebbe agevolare il prossimo governo nei futuri negoziati per Brexit.

Ed Balls, ex cancelliere dello Scacchiere (Ministro delle Finanze) nel governo-ombra di Corbyn, ha richiesto nuove elezioni per far si che si raggiunga un accordo stabile sulla Brexit, precisando anche che tale accordo non si definirebbe prima della fine del 2018. Commentando i risultati elettorali ha infine respinto le prospettive di una grande coalizione tra il partito laburista e il partito dei conservatori.

Traduzione dall’originale a cura di Veronica Langiu

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