L’Italia si scanna sui migranti, la Francia attrae i talenti

Mentre in Italia il Parlamento dà per l’ennesima volta il peggio di se sulla discussione sullo ius soli, Oltralpe Macron lancia la Tech Visa: soldi e permesso di soggiorno agevolato per i migliori talenti del mondo

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Martin BUREAU / AFP

16 Giugno Giu 2017 1008 16 giugno 2017 16 Giugno 2017 - 10:08
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«Voglio che la Francia diventi una startup nation. Una nazione che pensa e si muove come una startup. L’impresa è il futuro della Francia». Così il neo Presidente francese Emanuel Macron ha lanciato a Parigi un pacchetto di misure per attrarre talenti in Francia. 10 miliardi di euro di incentivi, tanto per cominciare. Ma soprattutto il Tech Visa, una procedura agevolata per ottenere quattro anni di permesso di soggiorno in Francia riservata ai migliori talenti tecnologici del mondo e alle loro famiglie.

«La Francia diventerà il Paese leader nell’iper-innovazione», ha chiosato Macron, uno che quando faceva il ministro dell’economia veniva a incontrare gli startupper in Italia, per conoscerli. E che si può intestare l’esplosione della nouvelle economie francese, uno dei pochi successi della presidenza Hollande. Nel 2015 la Francia è diventata il terzo hub tecnologico europeo per numero di startup e investimenti e ha investito in nuove realtà imprenditoriali quindici volte l’Italia: 2,7 miliardi contro 170 milioni.

Chiamateli come volete, ma pure quelli che Macron sta cercando di attrarre in Francia sono migranti economici. Se ci rifiutiamo di chiamarli con quel nome - preferendo expat, talenti, cervelli - è semplicemente perché per noi migrante economico è sinonimo di problema, mentre nel caso della Francia - che pure ha i suoi ben noti problemi nell’accoglienza e nell’integrazione dei migranti e delle seconde generazioni - è evidente siano semplicemente un’opportunità. Un’opportunità generatrice di nuove opportunità, di cui beneficerà anche chi talento tecnologico non è, sia esso un francese o un altro migrante. Anche gli startupper mangiano, se non ci ricordiamo male.

Ecco, forse non ci riflettiamo mai abbastanza. Che ogni Paese ha l’immigrazione che si merita. Che quel che attrai è lo specchio di ciò che sei. Che se un’economia è fatta di imprese a basso valore aggiunto, di edilizia a cottimo e sacche di informalità/illegalità più tollerate che combattute, difficilmente attrarrà i migliori talenti del mondo.

Ecco, forse non ci riflettiamo mai abbastanza. Che ogni Paese ha l’immigrazione che si merita. Che quel che attrai è lo specchio di ciò che sei. Che se un’economia è fatta di imprese a basso valore aggiunto, di edilizia a cottimo e sacche di informalità/illegalità più tollerate che combattute, difficilmente attrarrà i migliori talenti del mondo. Che gli investimenti in scuola, istruzione, ricerca, innovazione sono un ingrediente fondamentale non solo per la competitività, ma anche per la tenuta sociale di un Paese. Che è questa - la cultura, la formazione, la propensione a innovare e a credere nelle idee innovative - la linea che oggi separa chi subisce la globalizzazione e le sue migrazioni e chi ne trae beneficio. Non i muri, reali e metaforici, non i diritti di suolo e i diritti di sangue. Che in un Paese senza futuro sono solo pezzi di carta che non valgono nulla.

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