Col cavolo che il terrorismo non ci sta cambiando. E ora lo scontro di civiltà è nelle nostre strade

Non solo Darren Osborne a Finsbury Park: dice Scotland Yard che gli attacchi contro i musulmani sono in fortissimo aumento. Se è vero che le cose peggioreranno col ritorno dei foreign fighters dalla Siria, dobbiamo proteggerci pure da noi stessi

Finsbury Park

Tolga AKMEN / AFP

Tolga AKMEN / AFP

20 Giugno Giu 2017 1142 20 giugno 2017 20 Giugno 2017 - 11:42

E così era vero, l’assassino che ha deciso di falciare con un furgone i fedeli islamici che stavano uscendo dalla moschea di Finsbury Park è il signor Darren Osborne, un tranquillo gentiluomo gallese, «padre devoto», che dopo aver portato i figli a scuola, ha noleggiato un furgone per 80 sterline, si è goduto un tranquillo weekend in famiglia e la domenica sera, in assenza di calcio in televisione, è andato a Londra ad ammazzare musulmani. E una volta arrestato dalla polizia ha continuato a distribuire baci alla folla, come se avesse appena fatto strike a bowling.

Un pazzo? Sì, con ogni probabilità. Ammorbato tuttavia da un’ideologia anti-islamica che sta silenziosamente, ma nemmeno troppo lentamente passando dai sussurri alle grida, dalle parole ai fatti: secondo Scotland Yard - non una costola dei Fratelli Musulmani - gli atti di violenza con motivazione islamofobica sono aumentati di cinque volte dopo l’attentato suo Tower Bridge: nelle 72 ore successive all’attacco, la polizia ha contato ben 20 attacchi giornalieri nei confronti di musulmani, contro una media annuale intorno ai 3,5 al giorno.

Col cavolo che gli attentati non ci stanno cambiando, insomma. A ogni attacco, a ogni conta dei morti, a ogni candelina sul selciato, a ogni jesuisqualcosa, aumenta la paura. E la paura, dalla notte dei tempi, genera odio. Ingenui noi a crederci immuni da questa spirale

Col cavolo che gli attentati non ci stanno cambiando, insomma. A ogni attacco, a ogni conta dei morti, a ogni candelina sul selciato, a ogni jesuisqualcosa, aumenta la paura. E la paura, dalla notte dei tempi, genera odio. Ingenui noi a crederci immuni da questa spirale. A pensare che siccome la Le Pen e Farage e Wilders - per ora - perdono consensi alle elezioni allora siamo sostanzialmente immuni dal veleno che i fomentatori dello scontro di civiltà che stanno dalle parti di Raqqa - e in qualche emirato poco distante - vorrebbero a forza farci ingerire. Un aberrazione molecolare dello scontro di civiltà, a suo tempo teorizzato da Samuel P. Huntington, che passa dalla politica estera all'ordine pubblico, le cui faglie non sono più i confini, ma proprio quelle città globali come Londra e Parigi che quello scontro avrebbero dovuto annacquare.

Lo diciamo con la giusta dose di fatalismo e consapevolezza: le cose peggioreranno. Lo scrive Europol nel suo più recente rapporto sul jihadismo in Europa, pubblicato solo poche settimane fa: la prossima fine del conflitto in Siria rischia di riversare in Europa centinaia, se non migliaia di foreign fighters di ritorno, addestrati alla guerra vera, all’uso di autobombe, droni e fucili automatici. Una prospettiva che ci invita a tenere la guardia alta, a presidiare i confini meglio di quanto abbiamo fatto sinora, a evitare leggerezze che ci sono costate care, come ad esempio a Nizza. Ma anche a badare a noi stessi e a mantenere i nervi saldi. Che da qui al pogrom il passo è breve. E dal pogrom alla guerra civile, pure.

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