Dovevano sparire, sono rimaste in vita. Ma a cosa servono le province senza soldi?

L’allarme del presidente Variati: «Senza fondi chiudiamo scuole e strade insicure». Il Parlamento discute del paradosso italiano. E dopo i tagli ai finanziamenti e la mancata abolizione adesso qualcuno propone: per garantire i servizi resuscitiamo le province

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20 Giugno Giu 2017 0800 20 giugno 2017 20 Giugno 2017 - 08:00

«I servizi che non possono più essere svolti, perché le strade mettono a rischio gli automobilisti o le scuole non sono sicure, saranno chiusi». Le province che dovevano essere spazzate via dal referendum costituzionale sono rimaste in piedi, ma senza soldi. E adesso lanciano l’allarme. Lo ha spiegato ieri il presidente dell’Upi Achille Variati: «Il patrimonio pubblico che gestiamo, 130mila chilometri di strade e tutte le 5.100 scuole superiori italiane, si sta deteriorando in maniera pericolosa». Nel frattempo le entrate si sono vistosamente ridotte ed è diventato impossibile fare investimenti e programmazione. A mali estremi, estremi rimedi. In assenza di fondi saranno chiuse le strade e gli edifici scolastici non sicuri. «Non vogliamo abituarci, come qualche volta ci sembra di cogliere nei nostri interlocutori istituzionali, a navigare tra le macerie».

Figlie minori e mal sopportate della Repubblica, eppure garantite proprio dalla Costituzione. È la nostra Carta a sancire l’esistenza delle province: assicurando la titolarità di funzioni amministrative e l’autonomia finanziaria di entrata e di spesa. Nel 2014 la legge Delrio le ha smantellate, trasformandole in enti di secondo livello. Doveva essere un passaggio intermedio in vista della definitiva cancellazione, che però non è mai arrivata. Condannate a morte certa, le province sono sopravvissute alla riforma costituzionale bocciata dal referendum dello scorso dicembre. E così oggi restano a loro le funzioni di pianificazione territoriale provinciale di coordinamento, nonché la tutela e la valorizzazione dell’ambiente. E ancora, la pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, la costruzione e la gestione delle strade provinciali. Ma anche la programmazione provinciale della rete scolastica e la gestione dell’edilizia scolastica.

«Il patrimonio pubblico che gestiamo, 130mila chilometri di strade e tutte le 5.100 scuole superiori italiane, si sta deteriorando in maniera pericolosa». Nel frattempo le entrate si sono vistosamente ridotte ed è diventato impossibile fare investimenti e programmazione. A mali estremi, estremi rimedi. In assenza di fondi saranno chiuse le strade e gli edifici scolastici non sicuri

Le hanno date per spacciate troppo presto. E le conseguenze rischiano di pagarle i cittadini. Oggi le province restano in vita, ma non sono più in grado di garantire i propri servizi. Un paradosso tutto italiano a cui sono dedicate alcune mozioni che la Camera dovrà discutere proprio in questi giorni. È il documento presentato da Forza Italia, in particolare, a sollevare un’altra stranezza della vicenda. «Anche il trasferimento alle regioni delle competenze sottratte alle province dalla legge Delrio (caccia e pesca, acque, trasporto rifiuti oltre frontiera, autonomie e altro) ha visto risultati da tutto difformi da regione a regione. In quelle virtuose il trasferimento è completato, ma in molte altre è ancora in corso, con la conseguenza che alcune province si devono ancora occupare di funzioni che non dovrebbero essere più di loro competenza, con conseguente aggravio di costi e di personale».

Intanto negli ultimi anni i fondi disposizione delle province sono quasi scomparsi. La legge di stabilità per il 2015 ha operato un taglio pari a un miliardo, «cui si aggiunge un altro miliardo nel 2016 e un altro miliardo ancora nel 2017», denuncia la mozione presentata dalla Lega Nord. Una serie di interventi normativi ha ridotto in maniera crescente le risorse destinate a queste istituzioni territoriali, arrivando a un taglio complessivo di 5.250 milioni di euro nel giro di quattro anni. Nello stesso periodo le province hanno dovuto sforbiciare la propria spesa di circa 2,5 miliardi di euro. «Pari a un 40 per cento in meno - si legge - che, inevitabilmente, si riversa sui servizi essenziali erogati per la sicurezza dei territori e lo sviluppo locale». Il risultato? «Un quadro scoraggiante» ha spiegato ieri Variati. Dal 2013 al 2016, sostiene il presidente dell’Upi, «le entrate delle province sono scese del 43 per cento e la spesa complessiva si è quasi dimezzata, arrivando a -47 per cento». Nel frattempo, denuncia ancora il rappresentante degli enti locali, l’82 per cento delle entrate proprie vengono sottratte dai territori e trattenute nel bilancio dello Stato, invece di finanziare i servizi locali.

«Un quadro scoraggiante» ha spiegato ieri Variati. Dal 2013 al 2016, sostiene il presidente dell’Upi, «le entrate delle province sono scese del 43 per cento e la spesa complessiva si è quasi dimezzata, arrivando a -47 per cento»

La situazione è grave. Lo scorso febbraio il direttore centrale della Finanza locale presso il dipartimento degli Affari interni e territoriali del Viminale, Giancarlo Verde, audito dalla commissione per l’Attuazione del federalismo fiscale ha confermato i rischi della situazione. La riduzione delle risorse, ha spiegato, «ha condotto a uno stato generale di disagio finanziario delle province che ha portato a una difficoltà nell’attendere alle funzioni assegnate». Le conseguenze si evidenziano «con la flessione qualitativa e, talvolta, perfino l’assenza di importanti servizi». Spesso, lo racconta la mozione di Forza Italia, si verificano profonde criticità nella manutenzione degli edifici scolastici di competenza. È il caso delle 5.100 scuole superiori dove studiano circa 2 milioni e mezzo di alunni. Le difficoltà sono diverse: «A partire dalle più elementari regole di adeguamento alle norme antincendio (le cui scadenze vengono prorogate da oltre 20 anni) o all’acquisizione dei certificati di agibilità statico-sismica». Senza dimenticare la manutenzione di 130mila chilometri di strade provinciali.

Adesso il Parlamento si interroga. Per garantire l’erogazione dei servizi da parte delle province c’è chi propone di individuare nuove risorse e assegnare ulteriori fondi. Qualcuno va oltre. La mozione della Lega è piuttosto esplicita: un ritorno al passato può assicurare il futuro di questi enti territoriali? Il documento ipotizza di ripristinare le funzioni attribuite alle province fino a qualche anno fa. Con tanti saluti a chi ha tentato, invano, di cancellarle. Una restituzione di poteri e dignità, «consolidando la loro esistenza costituzionale alla luce del voto referendario del 4 dicembre scorso».

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