Anonymous: «Così vogliamo costringere le istituzioni alla trasparenza»

Parla uno degli attivisti di Anonymous, il collettivo responsabile dell'attacco hacker al ministero degli Esteri. «Come invertire la tendenza politica contemporanea? Con ogni mezzo. Noi siamo un mezzo»

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NICOLAS ASFOURI / AFP

21 Giugno Giu 2017 1029 21 giugno 2017 21 Giugno 2017 - 10:29

Hanno hackerato il ministero degli Esteri, pubblicando dati sottratti dai sistemi informatici di Angelino Alfano e compagnia: i “white hat” di Anonymous Italia ancora una volta, nell’ombra, rivelano senza censure le spese folli di quello che chiamano un “ladrocinio legalizzato”.

Anonymous, perché proprio il ministero degli Esteri?

Perché è una pedina da non sottovalutare: in ballo ci sono anche il G7 e il G8, il prossimo G20. Finanziando le operazioni d'intelligence, ovviamente con i soldi pubblici degli italiani, e facendo luce su tale argomento, ci siamo appellati a tutte le transizioni degli ultimi anni. Abbiamo constatato, senza sorprenderci, che i nostri soldi non vengono utilizzati in modo intelligente ma che son stati investiti direttamente nelle grosse panze di questi individui anziché in progetti e sviluppi che purtroppo non sono mai esistiti. Far uscire le spese è un modo per obbligare un livello di trasparenza che dovrebbe essere la base in un sistema democratico.
E su G7 e G8 che dite?

Sono finiti e inutili, soldi spesi per niente: è quello che volevamo dimostrare. Non ci si può incontrare per tre giorni con lo scopo di risolvere i problemi dell’umanità e in settanta ore parlare in sette di settanta temi diversi. Come risolvi il riscaldamento globale avendo in totale meno di 10 minuti a disposizione?
Ministero degli esteri: continuerete?

La domanda non è se noi continueremo ma: la smetteranno? Noi siamo il risultato delle loro azioni: se ce n’è bisogno, Anonymous sarà in qualsiasi luogo ove avviene un complotto contro l'umanità o la sicurezza nazionale. L'intento è fare in modo che le ingiustizie terminino, nel nostro piccolo ovviamente. Se non fossimo mai esistiti e i ministeri fossero un colabrodo di informazioni come erano anni fa che sarebbe successo? Noi nel nostro piccolo siamo "white hat", ovvero hacker buoni: quelli cattivi non pubblicano informazioni, le rivendono a governi esteri o al mercato nero. Invece rendere sicure le informazioni e le infrastrutture critiche è un dovere civico. Purtroppo con le buone non lo capiscono, ma d’altronde fino a quando i ladri non sono entrati in casa, nessuno capisce che sulla serratura non bisogna risparmiare. Noi siamo la cura, non il problema.

E cos'altro va curato?

Le priorità sono rafforzare la nazione, smascherare i corrotti e i corruttori, rendere più sicuri i nostri sistemi. Sicuramente Alfano è un cancro della nostra società. La cura è aprire gli occhi alla gente che dà spazio a individui come lui.

E del Movimento 5 Stelle che ne pensate?

Il Movimento 5 Stelle è un partito di cretini onesti, però l'onestà non è sufficiente per fare buona politica: la politica è un mestiere, dev’essere fatto da gente competente. Certo, averlo avuto ha comportato come "side effect" l'uscita di molte persone dal parlamento, e questo è un bene.

Come dovrebbe lavorare la politica?

Come nell’antica Grecia, dove diventare un politico era l’aspirazione massima di una persona, che non lo faceva per soldi ma solo per avere la possibilità di migliorare la società.

Ma è possibile oggi?

Non lo so se si possa realizzare, sicuramente il circolo vizioso in cui siamo ora è autodistruttivo. Va invertita la tendenza contemporanea: gli ultimi decenni sono stati un peggioramento, noi lasceremo un mondo peggiore di quello che ci siamo trovati.

E come si inverte questa tendenza?

Con ogni mezzo. Noi siamo un mezzo.

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