Puglia, barricate contro un depuratore: adesso le abbiamo davvero viste tutte

Succede in provincia di Taranto, tra Manduria e Sava, in una delle poche realtà della regione senza fogne e impianti di trattamento delle acque. Una protesta surreale, nel Paese della sindrome Nimby, che racconta alla perfezione quel che non va in Italia

Protesta

ARIS MESSINIS / AFP

ARIS MESSINIS / AFP

21 Giugno Giu 2017 1120 21 giugno 2017 21 Giugno 2017 - 11:20

Dice l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nimby - acronimo di not in my backyard, non nel mio giardino, per chi non lo sapesse - che le contestazioni locali a grandi e piccole opere, lo scorso anno, sono aumentate del 22%. Tra queste 342 sigle NoQualcosa, vale la pena di raccontarne una, piuttosto esemplificativa. È una storia che viene dalla Puglia e no, non riguarda le manifestazioni contro la costruzione del gasdotto Tap (che nel caso ve lo steste chiedendo continua), bensì le proteste di due comuni, Sava e Manduria, contro la costruzione di un depuratore in località Urmo Belsito. Le cronache di ieri, peraltro, raccontano di una decina di manifestanti che hanno impedito l'avanzata delle ruspe, contro il riavvio dei lavori.

Che male possa fare un depuratore che prende le acque reflue e le pulisce, è domanda legittima. Tanto più in una regione come la Puglia che di depuratori ne ha circa duecento ed è una delle eccellenze italiane in questo ambito, come qualità e quantità degli impianti. A titolo di esempio, nei pressi di Fasano, in provincia di Brindisi, c’è il lago Forcatella, un bacino artificiale interamente riempito di acque reflue depurate, delle quali si sta sperimentando la potabilizzazione. Mistero. Fatto sta che tra Sava e Manduria, provincia di Taranto, di impianti di trattamento delle acque reflue non ne vogliono sapere. Nonostante non abbiano fogne e il liquame finisca nel sottosuolo.

Facciamo un passo indietro. Il depuratore di Manduria e Sava, viene autorizzato dalla Regione Puglia nel 2009 - siamo in piena era Vendola - senza alcun voto contrario, non fosse altro per il fatto che evita alla Puglia una nuova infrazione comunitaria, con multa annessa. Si tratta di un progetto come tutti gli altri. Il depuratore tratta le acque reflue, le pulisce separando i fanghi e poi - è la legge a disporlo - individua un “corpo idrico superficiale” come area di recapito finale delle acque ripulite. Il mare, visto che in Puglia non ci sono fiumi. Così come avviene con gli altri quasi duecento depuratori, che non hanno certo impedito al Tacco d'Italia di portarsi a casa 11 bandiere blu pure quest'anno.

Il caso si ingrossa e diventa pop quando in testa alla battaglia contro il depuratore arriva Romina Power, spalleggiata per la prima volta dopo anni dall’ex marito Al Bano. Intanto i liquami continuano a essere scaricati nei pozzi neri e nel sottosuolo, ma poco importa. E poco importa che dopo nove anni abbondanti il depuratore sia ancora una chimera. E che la multa dell’Europa, se va avanti così, prima o poi finirà per arrivare

E qui cominciano i guai. In estrema sintesi: il Comune di Manduria individua l’area della palude del Conte per scaricare le acque reflue, la popolazione insorge e il Comune fa marcia indietro. Allora opta per la battigia, ma una seconda insurrezione blocca di nuovo tutto. Quindi si decide per una maxi condotta sotterranea, che porta lontano dalla costa le acque reflue ripulite. Risultato? Nuova insurrezione, nuova marcia indietro. Il tutto, nonostante il progetto del depuratore di Manduria preveda pure un impianto di affinamento, che depura ulteriormente le acque per renderle idonee all’uso agricolo. Sì, esattamente quel che chiedono i NoDep. Mistero, di nuovo.

Il caso si ingrossa e diventa pop quando in testa alla battaglia contro il depuratore arriva Romina Power, spalleggiata per la prima volta dopo anni dall’ex marito Al Bano. Apriti cielo: i manifestanti si guadagnano le copertine di Chi e un posto in scaletta nei programmi pomeridiani di cronaca rosa. Intanto i liquami continuano a essere scaricati nei pozzi neri e nel sottosuolo, ma poco importa. E poco importa che dopo nove anni abbondanti il depuratore sia ancora una chimera. E che la multa dell’Europa, se va avanti così, prima o poi finirà per arrivare. Ai manifestanti basta dire No. Il resto è roba altrui.

Prosit, quindi. Agli abitanti di Manduria e Sava e alla loro battaglia contro le acque pulite. Allo scarico a mare dei reflui depurati, obbligatorio per legge, già realtà per quasi duecento depuratori pugliesi, ma pietra dello scandalo per quello di Manduria.Ai liquami che per ogni giorno di ritardo finiscono nel sottosuolo e in mare, preferiti a una condotta sottomarina che trasporta acque affinate, prive di qualunque inquinante. Alla clemenza degli eurocrati, che si troveranno di fronte alla più paradossale delle multe. Alla nostra salute. Alla nostra rovina.

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