Renzi è di sinistra, abbiamo le prove: ha ridotto le disuguaglianze (ma solo per gli anziani)

Tra il 2014 e il 2016 le disuguaglianze e il rischio povertà si sono ridotte, grazie anche all’azione del governo Renzi. Il problema? A beneficiarne sono stati solo gli over 65, come sempre negli ultimi vent’anni. Anche oggi, i giovani li aiutiamo domani

Renzi

EMMANUEL DUNAND / AFP

EMMANUEL DUNAND / AFP

22 Giugno Giu 2017 0611 22 giugno 2017 22 Giugno 2017 - 06:11

Ci fidiamo almeno dell’Istat, quando parliamo di numeri? Bene. Giusto ieri - il 21 giugno 2017, per chi ci legge in differita - è uscita una micro simulazione dal titolo “la redistribuzione del reddito in Italia”. Un utile compendio di cifre, elaborazioni, serie storiche piuttosto utili a chi si interessa di impoverimenti e disuguaglianze.

Per noi che accademici non siamo, invece, questi numeri ci permettono di fare qualche riflessione sui risultati del governo Renzi, a distanza di qualche mese dalla sua caduta. E di provare a risolvere l’annosa questione sul suo essere o meno un esecutivo di sinistra. Più attento cioè a come viene redistribuita la ricchezza che a come viene prodotta.

Vi convinca o meno, l’azione del governo Renzi è stata smaccatamente ridistribuiva. Negli ultimi tre anni, dice l’Istat, “l’intervento pubblico realizzato attraverso l’imposizione fiscale e contributiva ed i trasferimenti monetari, ha determinato una riduzione della diseguaglianza di 15,1 punti percentuali dell’indice di Gini”, che per l’appunto misura la disparita del reddito (più è alto, in una scala da 1 a 100, più la società è diseguale). Più precisamente, prima dell’intervento pubblico, la disuguaglianza, su una scala da 1 a 100 era pari a 45,2 punti. Dopo l’intervento pubblico, si è ridotta a 30,1.

Applausi? Un po’. Sopratutto perché stando alla simulazione Istat questo risultato è anche figlio di tre importanti misure di chi ha governato l’Italia tra il 2014 e il 2016: il bonus di 80 euro per i lavoratori dipendenti; l’aumento della quattordicesima per i pensionati e l’implementazione parziale del Sostegno di Inclusione Attiva (SIA), infatti, hanno fatto diminuire l’indice di Gini di tre decimali e ridotto di quasi un punto percentuale il rischio povertà.

Aiutare gli anziani, penalizzare i giovani. Anche questo a suo modo fa di Renzi un politico nel solco della sinistra italiana degli ultimi vent’anni, tutta protesa a difendere i diritti acquisiti dei suoi vecchi militanti, siano essi lavoratori sindacalizzati, dipendenti pubblici, pensionati

Redistribuire, Renzi redistribuisce, insomma. Il problema è a chi. Perché a dispetto della sua giovane età, della sua giovane base elettorale degli esordi, della sua visione del mondo incardinata sulla parola futuro, il suo esecutivo ha aiutato solo i poveri over 65. I grafici dell’Istat, anche in questo caso, lasciano ben poco spazio a interpretazioni alternative. Dopo gli interventi del governo il rischio povertà per gli over 65 cala drasticamente, mentre per la popolazione fino ai 24 anni addirittura aumenta, pure se di pochissimo.

Allo stesso modo, se analizziamo costi e benefici dell’intervento del governo per tipologia di famiglia, i benefici sono principalmente per gli anziani soli, mentre i più penalizzati sono i single con meno di 34 anni, quelli che una famiglia se la devono fare.

Aiutare gli anziani, penalizzare i giovani. Anche questo a suo modo fa di Renzi un politico nel solco della sinistra italiana degli ultimi vent’anni, tutta protesa a difendere i diritti acquisiti dei suoi vecchi militanti, siano essi lavoratori sindacalizzati, dipendenti pubblici, pensionati. Insider, come li definisce la letteratura economica, contrapposti ai giovani outsider. Che in vent’anni si sono presi tutti i costi delle riforme, dei tagli, dell’erosione dei diritti, mentre ai loro genitori e ai loro nonni andavano bonus e quattordicesime.

Quindi no, Matteo, tranquillo. Non sei di destra, non lo sei mai stato. Ma nemmeno sei riuscito a rottamare il vizio capitale della vecchia sinistra, quello di lisciare il pelo agli anziani, a discapito dei giovani. Forse, detto in tutta onestà, sarebbe stato meglio il contrario.

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