Se ti piace stare in solitudine significa che sei brillante e creativo

Secondo molte ricerche scientifiche e secondo l'ultimo libro di Susan Cain la solitudine è un catalizzatore di innovazione. Per fortuna che nel mondo le cose sono cambiate ed essere estroversi non è più un obbligo

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26 Giugno Giu 2017 1629 26 giugno 2017 26 Giugno 2017 - 16:29
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La solitudine può essere un catalizzatore per l’innovazione. A dirlo è Susan Cain, autrice del libro “Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare”. E lo dimostrano anche diverse ricerche scientifiche, da cui emerge come “lo stare da soli è imprescindibile prerogativa delle menti più brillanti e creative”.

La necessità di ricaricarsi in solitudine è una delle prerogative delle persone introverse che, come sostiene la Cain nel suo TEDTalk possiedono talento e capacità straordinarie per il mondo, e dovrebbero essere incoraggiati e celebrati. Cosa che forse pian piano si sta avverando, ma che fino a qualche tempo fa era assolutamente impensabile in un mondo dove l’essere socievoli ed estroversi sono da sempre considerate qualità estremamente apprezzate. E dove l’introversione è vista come un difetto da mascherare.

Fortunatamente negli ultimi anni le cose sono cambiate, e l’introversione ha iniziato a essere vista come un’opportunità e non come un limite. Grazie a molti studi e pubblicazioni che hanno portato alla luce le caratteristiche estremamente positive di questa tipologia di persone decodificata già da Jung. Fu infatti lui il primo a lavorare su estroversione e introversione definendo la persona introversa come “colei che si concentra sui propri pensieri e sentimenti interiori”.

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