Torna il tacito rinnovo per le assicurazioni, dal Parlamento uno schiaffo a famiglie e consumatori

Nel cosiddetto ddl concorrenza è stato inserito un emendamento per non estendere la norma che aveva consentito un calo verticale dei premi per le polizze Rc Auto. Un regalo agli assicuratori tradizionali, una beffa per i consumatori

Assicurazioni

GIUSEPPE CACACE / AFP

GIUSEPPE CACACE / AFP

26 Giugno Giu 2017 1008 26 giugno 2017 26 Giugno 2017 - 10:08

Uno schiaffo ai consumatori: solo così si può definire l’emendamento approvato alla commissione attività produttive della Camera dei Deputati che abolisce il divieto al tacito rinnovo per le polizze assicurative rigurdanti danni e rischi accessori per la Rc Auto. Uno schiaffo che sa di beffa, visto che tale norma è stata inserita nel cosiddetto ddl Concorrenza che - a meno di ulteriori incidenti o auspicabili ripensamenti - sarà approvato entro l’estate.

Per spiegare questo clamoroso voltafaccia, occorre però qualche passo indietro: se siete proprietari di un automobile, ve ne sarete accorti, probabilmente: nel giro di quattro anni, da giugno 2012 a giugno 2016, il premio medio della vostra assicurazione si è ridotto di circa 80 euro, pari al 18,3% sul totale. Una riduzione, peraltro, che sta proseguendo inesorabile e che è destinata a continuare anche nei prossimi anni. Se trovate qualche altro bene o servizio che sia sceso così tanto negli ultimi cinque anni, fateci un fischio.

Il bello è che questo non è avvenuto per chissà quale rivoluzione tecnologica, ma per una piccola norma inserita nel Decreto Sviluppo bis del 13 dicembre 2012 dal governo Monti. Una piccola norma che - in termini tecnici - ha abolito le clausole di tacito rinnovo del contratto di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per veicoli a motore e natanti.

Tradotto: fino al 31 dicembre 2012 se volevate cambiare assicurazione dovevate mandare una raccomandata di disdetta entro 15 giorni dalla scadenza della polizza. Vien da se che solo una piccola percentuale di persone particolarmente avvedute si segnava sul calendario la data entro cui poter esercitare il recesso. Risultato? Anche se i premi erano particolarmente alti, ce ne si accorgeva quando era troppo tardi. E arrivederci e grazie al prossimo anno.

Nel giro di quattro anni, da giugno 2012 a giugno 2017, il premio medio delle assicurazioni Rc Auto si sono ridotti di circa 80 euro, pari al 18,3% sul totale. Il bello è che questo non è avvenuto per chissà quale rivoluzione tecnologia, ma per una piccola norma inserita nel Decreto Sviluppo bis del 13 dicembre 2012 dal governo Monti

Fonte: rapporto Ivas 2017

La cosa buffa è che questa regoletta, per qualche imponderabile motivo, valeva solo per le assicurazioni cosiddette “tradizionali”, quelle con le agenzie e gli agenti e gli uffici sul territorio. Per le assicurazioni telematiche e telefoniche, invece, il tacito rinnovo non era mai nemmeno esistito. Ogni anno, ogni loro cliente tornava automaticamente sul mercato, obbligando queste compagnie a fare offerte sempre più convenienti. Di fatto, si erano creati due mercati: uno, quello delle assicurazioni tradizionali, a prezzi alti e costanti. L’altro, quello delle assicurazioni online, con una feroce concorrenza di prezzo.

Il decreto del 2012 rompe le barriere tra i due mercati. A favore dei consumatori e della concorrenza, dicono i suoi sostenitori. Sì, ma contro le compagnie assicurative tradizionali e a favore delle assicurazioni telematiche, risponde chi si oppone. Hanno ragione entrambi. Quel che c’è di nuovo, per una volta in Italia, è che le ragioni del consumatore, del libero mercato e di chi offre un servizio più conveniente - perché tecnologicamente avanzato, non perché affama il popolo - hanno la meglio sulle rendite di posizione.

Un Paese serio sarebbe andato avanti e, a partire da questa esperienza, avrebbe vietato il tacito rinnovo ovunque fosse possibile farlo. E infatti il testo originale del ddl Concorrenza ne prevedeva l'estensione pure al ramo danni e ai rischi accessori alla polizza auto principale. Un Paese poco serio, invece, è quello che dopo quattro anni e un crollo verticale del costo delle polizze decide comunque di tornare sui suoi passi con un emendamento infilato a tradimento in un ddl di segno diametralmente opposto (in teoria). Beffa tra le beffe, un emendamento promosso e sostenuto da Laura Puppato - ironia della sorte, imprenditrice nel ramo assicurativo tradizionale, prima di iniziare la sua carriera politica - esponente di quello stesso Partito Democratico che aveva iniziato, con Pierluigi Bersani ministro dell’industria, un percorso di liberalizzazione dei mercati al fine di favorire i consumatori.

Che questo ritorno al passato non faccia bene nessuno se non alle assicurazioni tradizionali, che questa misura non c’entri nulla con la concorrenza, che peggior finale non ci possa essere, per una legislatura nata riformatrice e morta restauratrice, è piuttosto intuitivo. Sperate solo che gli elettori non se ne accorgano.

Potrebbe interessarti anche