Dambruoso: «Migranti e terrorismo, il rischio vero è di finire come Francia e Inghilterra»

Intervista al deputato centrista e questore di Montecitorio, Stefano Dambruoso. Sullo Ius soli e il terrorismo: «Lo ius soli è sacrosanto, ma dobbiamo poter espellere chi è affiliato a gruppi di estremisti. Altrimenti sarà caos»

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Justin TALLIS / AFP

29 Giugno Giu 2017 1108 29 giugno 2017 29 Giugno 2017 - 11:08

Stefano Dambruoso, oggi deputato centrista (Civici e Innovatori, gli ex montiani) e questore di Montecitorio, da magistrato anti-terrorismo è stato tra i primi ad effettuare arresti tra le cellule islamiste, subito prima dell’11 settembre 2001, contribuendo a sventare un probabile attentato al duomo di Strasburgo e guadagnandosi la menzione di “Time” per l’impegno contro Al Qaeda. Al momento è relatore della legge per prevenire la radicalizzazione a fini terroristici in discussione in Parlamento.

È davvero allarme sbarchi, come temono il Viminale e Palazzo Chigi? I numeri degli arrivi di migranti sono ormai “insostenibili”, come ha detto il segretario del Pd Matteo Renzi?
Credo che quanto riscontrato dal ministro dell’Interno Marco Minniti corrisponda a ciò che sta accadendo. C’è un alto tasso di sfruttamento di esseri umani da parte dei trafficanti, basati soprattutto in Libia dove non c’è ancora una polizia affidabile per contrastarli. Una situazione che non può essere gestita attraverso misure prese dal singolo Paese. Ha fatto bene Renzi a ricordare di nuovo che serve il coinvolgimento globale dei 27 Paesi dell’Unione Europea.

Da questo punto di vista, l’arrivo di Macron all’Eliseo e il ritrovato asse franco-tedesco può aiutare l’Italia?
Oggi sono ancora scettico su concreti passi avanti spesso prospettati ma mai effettivamente realizzati. Vedremo. Mantengo sempre un margine di ottimismo.

Il procuratore nazionale Antiterrorismo Franco Roberti vede negli sbarchi una minaccia per la sicurezza. Lei condivide?
Senz’altro questi arrivi contribuiscono ad aumentare la possibilità di criminalità ordinaria come furti in appartamenti o negozi, scippi, violenze. Vale a dire che intaccano l’ordine pubblico quotidiano e la sicurezza che i cittadini chiedono e che così va a indebolirsi. Dall’altro lato, Roberti non associa gli sbarchi al terrorismo, altrimenti lo avrebbe detto in modo esplicito: questo conferma che i due aspetti devono rimanere separati.

«L’Italia rischia di trovarsi in futuro nella situazione di Francia e Regno Unito, dove ci sono 3mila cittadini sospettati dalle autorità ma che non possono essere espulsi né isolati in una Guantanamo europea»

Stefano Dambruoso

I ballottaggi comunali dello scorso week end hanno riacceso i riflettori sullo ius soli, la legge che a certe condizioni dovrebbe assicurare la cittadinanza italiana a chi nasce qui da genitori stranieri, che il Pd vuole approvare in tempi rapidi. Secondo lei, questa prospettiva ha influito sulla battuta d’arresto del centrosinistra in molti posti?
​Io credo che la questione in termini di consenso sia esistita alle amministrative e continuerà anche alla elezioni politiche. A mio avviso lo ius soli è un traguardo importante di civiltà per il nostro ordinamento e un obiettivo che bisogna sforzarsi di raggiungere. Non ignoro che nel contesto attuale il dato di maggiori presenze, anche solo percepite, di stranieri che vengano associati ad attività illecite consente a chi è contrario allo ius soli di sovrapporre le due tematiche.

Da parte dell’intelligence e delle forze dell’ordine trapela anche la preoccupazione che l’acquisizione della cittadinanza italiana, scongiurando l’espulsione, renda più difficile la lotta al terrorismo islamico. Sono temi che hanno fondamento?
Dobbiamo considerare che l’acquisizione più facile della cittadinanza può essere un elemento sfruttato dai trafficanti per spingere più persone verso quei Paesi in cui accade. Il timore che questo orienti famiglie di immigrati nella scelta della destinazione è realistico e va tenuto in considerazione.

Ma qual è l’impatto potenziale sul terrorismo?
Conseguenza non diretta ma eventuale è l’attenuazione di strumenti che oggi possiamo usare contro chi, non essendo cittadino italiano, è sospettato di attività terroristiche. Adesso i musulmani stranieri che si avvicinano ad aree radicali possono essere espulsi, gli italiani no. Tra dieci anni, i figli dei primi che fossero diventati nostri concittadini, non potrebbero più essere espulsi e si aprirebbero problemi di prevenzione e controllo del terrorismo.

Quali, in concreto?
Prima di aver commesso un reato, non si può essere arrestati soltanto per essere in contatto sui social network con aree terroristiche o per la frequentazione di moschee radicali. L’Italia rischia di trovarsi in futuro nella situazione di Francia e Regno Unito, dove ci sono 3mila cittadini sospettati dalle autorità ma che non possono essere espulsi né isolati in una Guantanamo europea, come ha avuto la tentazione di fare Parigi dopo gli attentati al Bataclan ricevendo però la bocciatura della corte Costituzionale.

L’Italia diventerà come la Francia?
È una possibile conseguenza da affrontare tra 10-15 anni, quando i numeri di immigrati di seconda generazione saranno molto più ampi. Naturalmente 3mila persone rispetto a milioni di musulmani sono una frazione minima, quindi è ovvio che non sono tutti possibili foreign fighters né terroristi in casa propria.

I futuri cittadini italiani di fede islamica andranno trattati come Lara, la jihadista della provincia piemontese appena apparsa sulle cronache?
Lara, ad esempio, non può essere espulsa e per farle un processo vanno raccolti non solo comportamenti sospetti ma che abbiano già concretizzato un reato. Con la nuova legge, questo può sussistere anche nel caso dell’organizzazione di un viaggio verso il Califfato.

Ultima domanda con gli scongiuri di rito: cosa ha impedito finora che in Italia si verificassero situazioni simili a quanto accaduto in Francia, Belgio, Regno Unito?
Abbiamo numeri molto minori di immigrati di seconda generazione e sono tutti sotto controllo. Quindi: pochi potenziali sospetti e capacità dell’intelligence di monitorarli in modo adeguato.

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