Clima, ci restano solo tre anni per evitare la catastrofe

Sono le stime di un articolo pubblicato su Nature. Di fronte al riscaldamento globale i governi di tutti i Paesi dovranno correre ai ripari e modificare il modo in cui producono e consumano energia. Altrimenti non si salverà nessuno

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DAMIEN MEYER / AFP

DAMIEN MEYER / AFP

30 Giugno Giu 2017 0830 30 giugno 2017 30 Giugno 2017 - 08:30
Tendenze Online

Meno di mille giorni per salvare il pianeta. Il count-down è partito e arrivare troppo tardi significa distruggere il clima. Più o meno è il senso dell’articolo, pubblicato su Nature, della vicepresidente della Convenzione mondiale dei sindaci per il clima e l’energia, Christiana Figueres: fate presto. Servono misure immediate e soprattuto concrete per contrastare il riscaldamento globale.

Se l’obiettivo da raggiungere è limitare l’aumento del global warming al di sotto della soglia di 1,5 gradi per il 2100 (che poi è ciò che è stato stabilito nella COP21), allora il tempo stringe. Ci sono, secondo i calcoli del suo team, solo tre anni per agire.

Sì, ma agire in che direzione? L’articolo parla chiaro: in sei campi specifici. Il primo è l’energia: bloccare le autorizzazioni a nuove centrali a carbone dal 2020 in poi, chiudere quelle che esistono già e convertire alle rinnovabili almeno il 30% della produzione elettrica mondiale. Seguono le infrastrutture: le città devono rendere sostenibili sia i palazzi che le strade entro il 2050. Ogni anno il 3% delle città deve diventare a emissioni zero.

Non mancano i trasporti: i nuovi veicoli dovranno essere, al 15%, verdi. La mobilità nelle città e nei Paesi dovrà essere sempre più pubblica, le auto di proprietà sempre meno utilizzati. Gli aerei dovranno, con le innovazioni tecnologiche, diminuire le loro emissioni di gas per chilometro percorso del 20%. E se non basta occorre rinverdire: colpire la deforestazione, anche adottando pratiche agricole più durevoli e profittevoli (e meno dannose per l’ambiente circostante).

Ma l’articolo non risparmia bastonate nemmeno al mondo dell’industria pesante: dovrà dimezzare le sue emissioni. Del resto sono una delle fonti maggiori di gas (si pensi solo alle acciaierie, le industrie chimiche, il petrolio, il gas). Nel mirino, però, c’è anche la finanza: non che inquini (a meno che non si consideri tutto il gas consumato dall’utilizzo delle reti telematiche), ma di sicuro deve convogliare finanziamenti e incentivi alle innovazioni green. Il mercato dell’energia pulita dovrà essere, entro il 2020, 10 volte più grande rispetto a quello del 2016.

Funzionerà? O tutto sarà abbandonato? Il problema è che il clima è un’emergenza di cui non si avverte l’imminenza. Le politiche per “salvare la Terra” dovranno, per forza, essere affidate agli organismi statali e governativi, che però hanno visioni diverse e contrastanti (non ultima quella del presidente Usa Donald Trump).

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