Insigne, futuro d'Italia

Siamo sempre alla ricerca di un numero 10 al quale aggrapparci quando gioca l'Italia. Forse lo abbiamo trovato

000 PH04J

Marco BERTORELLO / AFP

30 Giugno Giu 2017 1042 30 giugno 2017 30 Giugno 2017 - 10:42

All’indomani di Germania-Italia 4-1, un famoso scrittore napoletano intravede una luce in fondo al tunnel

“Per chi passa la propria esistenza sotto scorta, la vita è un ricordo lontano che ogni tanto squarcia il buio dell’esistenza. Ieri sera, insieme ai ragazzi che da anni mi proteggono, stavamo tornando esausti da una serata in cui mi è stato assegnato un importante premio letterario. Verso le nove e mezzo ci siamo fermati in un Autogrill, di cui non posso rivelare l’ubicazione. Non posso permettermi troppi lussi, e ormai ho perso il conto dei Camogli gommosi con cui ho cenato.

Seduto al mio tavolino, immerso nei pensieri, a un tratto mi sono accorto che in televisione trasmettevano una partita di calcio: l’amichevole Italia- Germania, 46 anni dopo quel famoso 4-3 di cui mi parlava sempre mio padre quando ero bambino e lui mi portava a comprare le mozzarelle di Bufala a Battipaglia. Una partita che da sempre ha messo di fronte la spregiudicatezza latina all’organizzazione teutonica. Da ragazzo col pallone tra i piedi me la cavavo, ma non come con le parole: tra Maradona e Céline ho scelto quest’ultimo. Negli ultimi tempi ho preso le distanze dal calcio violento che sempre più spesso è ostaggio della criminalità, ma guardando quella partita ho subito notato una cosa: quelli allegri, vivaci e compatti erano i tedeschi. I nostri ragazzi, cresciuti nell’Italia devastata dal berlusconismo e dalle mafie, non sapevano più ridere. Nei loro volti leggevo quelli di aspiranti partecipanti al Grande Fratello, della manodopera criminale di Scampia. Dove sono finiti i volti vitali descritti da Pasolini? Dove sono i Ciro Ferrara, gli Antonio Schillaci (in realtà Salvatore, detto Totò ndr) che hanno fatto sognare la mia generazione?


Spariti, in un vortice di polemiche, paure e corruzione che ha trascinato nel baratro anche il nostro sport più bello. Facce nervose, espressioni litigiose, palesi manifestazioni dell’incapacità di mettersi d’accordo su cose semplici come una rimessa laterale o una legge sulle unioni civili. Il calcio è davvero lo specchio del paese reale. Addentavo svogliato il mio Camogli finché, durante un’azione di contropiede, mi si è parato davanti agli occhi un giocatore che fino ad allora non avevo notato: basso, bruno, fisico da pescatore, come quelli da cui andavamo a comprare le spigole a Posillipo. Palla al piede ha seminato il panico tra i giganti della difesa tedesca. Buttato a terra da un difensore, il ragazzo non ha recriminato, ma si è rialzato, incoraggiando i compagni a non mollare e mettendosi a correre verso la difesa.


Continua a leggere su Valderrama

Potrebbe interessarti anche