Bisogna ripensare la crescita e renderla sostenibile

La sostenibilità è un obbligo, non solo morale, ma anche politico. Il programma Europe 2020 impone di arrivare al 20% di energia da fonti rinnovabili. Come? Non basta l'impegno politico, serve anche l'impegno delle aziende

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KEVORK DJANSEZIAN / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

1 Luglio Lug 2017 0830 01 luglio 2017 1 Luglio 2017 - 08:30
Tendenze Online

La crescita è tutto. Da molti anni ormai le politiche economiche di ogni Stato sono orientate principalmente alla crescita. Ricette economiche e politiche si sono susseguite con un unico obiettivo: far crescere l’economia. Da qualche anno, però, si è capito che la crescita non può essere infinita: poiché le risorse che la Terra offre sono limitate, si sta cercando di pianificare una crescita sostenibile. La sostenibilità è diventata un tema centrale da qualche anno a questa parte: le tecnologie di produzione odierne non riescono a tenere conto dell’ambiente, sprecano risorse e hanno un tasso di inquinamento altissimo. Sono, però, le tecnologie più efficienti e questo porta le imprese ad utilizzarle più di quelle non inquinanti. Senza l’intervento dei legislatori, pensare ad una crescita sostenibile è impossibile.

L’idea di incentivare l’utilizzo di tecnologie non inquinanti è quella che ha spinto l’Ue a vagliare un programma di crescita sostenibile, Europe 2020. Ideato nel 2010 come risposta alla crisi dei mutui, prevede il raggiungimento di diversi obiettivi in svariati campi, tra cui quello ambientale. Il target identificato, in quanto ad emissioni, è una diminuzione delle emissioni del 20% rispetto ai livelli del 1990. Target ambizioso, ma realisticamente alla portata di tutti i paesi Ue. Ma non è tutto: si punta, infatti, anche ad aumentare la percentuale di energia da fonte rinnovabile sul totale di quella consumata: il livello di energia prodotta da fonti rinnovabili deve essere del 20% entro il 2020. Un impegno difficile, ma che profuso in 10 anni può essere raggiunto. L’Italia, per esempio, nel 2010 aveva una percentuale di energia rinnovabile sul consumo totale del 13% e in soli quattro anni è arrivata al 17,1%. Ma affinchè sia possibile raggiungere i target identificati dall’Europa è necessario l’impegno anche delle imprese, oltre che dei legislatori.

In quest’ottica si colloca l’esperienza di Eni a Porto Marghera. La società a partecipazione statale ha riconvertito la raffineria presente nella cittadina veneta alla produzione di biocarburanti da oli vegetali e biomasse. Il carburante frutto di quest’operazione è l’Eni Diesel Plus, la cui parte rinnovabile ottenuta dalla raffinazione di oli vegetali e oli esausti è il Green Diesel. Per rendere più efficiente la produzione, l’azienda di Claudio Descalzi è riuscita ad inserire anche gli oli esausti nel processo di raffinazione. Per questo ha stipulato un accordo con le grandi catene di ristorazioni (tra cui McDonald) per riciclare anche gli oli esausti dai privati. La quantità di oli esausti proveniente dalle catene di ristorazione è enorme rispetto a quella proveniente dai cittadini e su questo bisognerebbe agire, incentivando anche i cittadini al riciclo degli oli esausti visto il loro potenziale utilizzo positivo. Ma gli investimenti in progetti sostenibili non finiscono qui: l’Eni avvierà un progetto simile anche a Gela, in Sicilia, il prossimo anno e continuerà le già prolifiche collaborazioni con le università per la ricerca di soluzioni sempre più efficienti (tra cui il Mit di Boston e il Politecnico di Milano e di Torino).

L’interazione tra legislatori, aziende e cittadini è dunque fondamentale per poter raggiungere l’obiettivo di una crescita sostenibile. Consegnare alle generazioni future un mondo più pulito è un dovere per tutti e non esiste una via alternativa alla cooperazione e alla ricerca. Diversamente, finiremo per distruggere il pianeta che ci ospita da secoli.

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