La maledizione di Lauryn Hill

Il successo e la caduta della più grande artista della black music degli ultimi trent’anni, tra figli, tradimenti, cause legali, evasioni fiscali. Una vita nel limbo, in attesa di un ritorno che forse non ci sarà mai

Lauryn Hill

Scott Gries / Getty Images North America / AFP

Scott Gries / Getty Images North America / AFP

1 Luglio Lug 2017 0830 01 luglio 2017 1 Luglio 2017 - 08:30

«Cos’è questa merda? Questa è musica da caffetteria!». È la primavera del 1997 quando Lauryn Hill, ventidue anni, entra con la madre negli uffici della Sony Music. In mano ha le prime registrazioni del suo primo disco solista, The Miseducation of Lauryn Hill. Sono prevenuti, i discografici, nonostante Lauryn, un terzo dei Fugees, porti in dote le sei milioni di copie di “The Score”, nonostante un tormentone planetario come il singolo Killing me softly, nonostante la voce che canta “Strumming my pain with his fingers/Singing my life with his words” sia la sua.

Era una cover, quella. Eppure raccontava molto bene cosa stava succedendo in quei giorni, dentro la band. Avevano una storia da almeno tre anni, lei e Wyclef Jean, il leader della band. Una storia extraconiugale, perché lui era sposato. Quando lei si accorge di aspettare un bambino, scrive Wyclef nella sua autobiografia, Lauryn prova a convincerlo che sia lui il padre. Lei ci sperava, perché l’avrebbe forzato a lasciare la moglie. Peccato non lo fosse, però. Il padre di Zion, così si chiamerà quel bambino, è Rohan Marley, figlio di Bob. Wyclef racconta di aver lasciato Lauryn nel preciso istante in cui l’ha scoperto.

Lei e Pras - cugino di Wyclef, terzo membro dei Fugees - raccontano una storia diversa, invece. La storia di un leader egoico che concentra le attenzioni di tutti e tre sul suo imminente album solista e che non mostra il minimo interesse di fronte alle medesime velleità di Lauryn. Se non quella, una volta scoperto che quell’album lei l’avrebbe fatto anche senza il suo aiuto, di esserne il deus ex machina, produttore e pigmaglione. Secondo questa versione, è Lauryn che lascia Wyclef e decide di prendere la sua strada. Chi ha ucciso dolcemente chi non lo sapremo mai. Ma la ferita si apre e niente sarà più come prima. Miseducation, raccontano quelli che conoscono la storia, inizia a nascere in quel momento.

“Strumming my pain with his fingers, singing my life with his words”

Nessuno ha idea di quel che sta per succedere. Che quella merda, quella musica da caffetteria, venderà 422.600 copie bruciate in una sola settimana, record per un’artista femminile. Che riceverà dieci nomination ai Grammys del 1999, cinque delle quali con vittoria della statuetta annessa, record pure questo

È l’estate del 1996 quando Lauryn decide di costruire la sua band. Non un’impresa semplice e il motivo, manco a dirlo, si chiama Wyclef: «Nessuno voleva suonare con lei - ricorda Rohan Marley, il nuovo compagno della cantante, padre del bambino che Lauryn portava in grembo -. Clef aveva mandato un messaggio a tutti i musicisti che conosceva: se lavorate con lei, non lavorate con me». Allora lui era molto più potente di lei. Non abbastanza, però, per impedirle di trovarne quattro che non si fanno intimidire: hanno nomi da alieni come Vada, Kilo,Tejumold e Johari, ma lei li ribattezza New-Ark, gioco di parole tra la nuova Arca di Noè e la città da cui tutti provengono.

Il disco si fa, insomma. Ed è lei, Lauryn, che muove le fila di tutto: autrice, cantane, arrangiatrice, produttrice. Le cronache raccontano di lei che entra in studio, sempre più incinta, con in mano una bruschetta all’aglio, e si inventa i cori di Doo Wop, brutalizzando un terzetto di coriste diciottenni. Di lei che comincia a improvvisare To Zion su un loop di batteria, senza averla nemmeno mai pensata sino all’istante precedente. Di lei che scappa in Giamaica e registra Lost Ones, la prima traccia di Miseducation, il suo dissin’ pubblico contro Wyclef nella casa museo dedicata a Bob Marley, nonno del bambino che ha in grembo, idolo del suo ex amante, assieme al quale Lauryn aveva ne aveva cantato il pezzo più celebre “No Woman no cry”, in coda a The Score. Di lei che assolda un giovanissimo e sconosciuto John Legend per suonare il pianoforte in Everything is Everything, il terzo singolo del disco. Di lei che lascia senza parole una leggenda della black music come D’Angelo per come crea dal nulla Nothing even matters, il loro duetto, forse il climax emotivo di tutto il disco.

Nessuno ha idea di quel che sta per succedere. Che quella merda, quella musica da caffetteria, venderà 422.600 copie, bruciate in una sola settimana, record per un’artista femminile. Che riceverà dieci nomination ai Grammys del 1999, cinque delle quali con vittoria della statuetta annessa, record pure questo. Che Time sceglierà Lauryn per celebrare i primi vent’anni di storia dell’hip hop. Che Rolling Stone, sceglierà Miseducation come il quinto album più bello degli anni ’90, superato solo dagli U2, dai Radiohead, da Dr.Dre e dai Nirvana. Che finirà per tagliare il traguardo dei 18 milioni di copie vendute totali - tre volte “The Score”, nove volte in più dell’album di debutto di Wyclef Jean.

Già, Wyclef. Aveva già vinto, Lauryn, contro chi le aveva spezzato il cuore. Ma doveva stravincere. Ed è questo l’errore che fa precipitare tutto. Quello di accreditarsi autrice di tutto l’album, finendo per intascarsi tutti i diritti d’autore. Si incazza il produttore Cid Vicious, indicato come mero coautore della musica di To Zion, nonostante, dice lui, l’abbia scritta tutta da solo. Peggio ancora se la prendono i New-Ark, la band che Lauryn aveva formato per scrivere e registrare i pezzi di Miseducation, nemmeno nominati nel booklet, che la citano in giudizio.

Le cronache raccontano di lei che entra in studio, sempre più incinta, con in mano una bruschetta all’aglio, e si inventa i cori di Doo Wop, brutalizzando un terzetto di coriste diciottenni. Di lei che comincia a improvvisare To Zion su un loop di batteria, senza averla nemmeno mai pensata sino all’istante precedente

Le interpretazioni di quel gesto si sprecano. Secondo il produttore è colpa della casa discografica «che voleva che il disco uscisse come una cosa alla Prince, scritto e prodotto da lei». Secondo i New-Ark è un problema di ego - «dall’inizio ci trattava come se non avesse mai voluto lavorare con noi», ricordano. «L’ha fatto per far vedere al mondo che era lei, e non Wyclef, il genio del gruppo», ammette a mezza bocca un famigliare di Lauryn. «Dopo tutta quella bellezza, ha fatto del male a un sacco di gente, perché qualcuno aveva fatto del male a lei», chiosa Jayson Jackson il suo manager fino al 2001. Aveva ragione lui, probabilmente.

Da quel momento, per Lauryn inizia una spirale di azioni e reazioni che hanno l’unico effetto di allontanarla dalla musica e dallo showbiz. Scopre che Rohan, da cui aspettava altri figli - alla fine saranno cinque - aveva già un’altra maglie, sposata un paio d’anni prima, con due bambini pure lei. Non lo lascia, ma comincia a frequentare un predicatore quarantenne, Brother Anthony, con cui si reca in corsi di comprensione della Bibbia, almeno cinque volte a settimana. Brother Anthony plagia Lauryn e la allontana dal mondo, musica compresa.

Il suo ritorno sulle scene, con un Mtv Unplugged registrato nel luglio del 2001, incinta del terzo figlio Joshua, è imbarazzante. La sua voce è roca e stridula, le canzoni, rigorosamente chitarra e voce, delle nenie di tre accordi al massimo: «Se non fosse stata Lauryn, questo disco non sarebbe mai stato pubblicato», ammette un manager della Columbia. Nonostante sia suo è comunque un salasso: 470mila copie vendute. una ogni 39 copie di Miseducation.

Da quel momento è come se Lauryn - meglio: Ms Hill, come si fa chiamare ora - vivesse in un limbo tra lo showbiz e la normalità, tra la vita e la morte pubblica. È venerata dal pubblico così come dai nuovi fenomeni della black music, da Mary J. Blige a Kanye West, da Kendrick Lamar a Beyonce, ma ogni tentativo di rientrare in pista è un fiasco clamoroso. Rifiuta in ogni modo lo showbiz, ma riesce a far comunque parlare di se, quando nel 2013 viene arrestata per frode fiscale. È considerata un genio musicale per quell’unico disco perfetto, rimasto tutta via una splendida eccezione. E molti, a microfoni spenti, parlano di lei come di una pazza, anche se tutto quel che fa è assolutamente normale, lontano anni luce dai cliché della rockstar o da quelli dell’hip hop. E in fondo è questa la grande maledizione di Lauryn: esserci e non esserci, senza aver davvero mai scelto cosa voler diventare. “Come puoi vincere, se non tratti bene te stessa?”, canta in Doo Wop. Ecco, appunto.

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